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‘E’ stata la mano di Dio’ è il miglior film di Sorrentino. Ecco perché

E’ stata la mano di Dio: recensione del film di Paolo Sorrentino

Ci sono i registi. Ci sono i bravi registi. E poi ci sono i grandi registi. Paolo Sorrentino è un grande regista e lo ha dimostrato soprattutto con E’ stata la mano di Dio, il film che è al cinema dal 24 novembre e che sarà visibile poi su Netflix dal 3 dicembre 2021.

Non so se avete amato o odiato La grande bellezza. Ma, a prescindere dalla vostra opinione a riguardo, scordatevi il manierismo e i virtuosismi di quel film e seguitemi nel ragionamento.

Partiamo da una domanda: che cos’è la regia? Per rispondere cito un documentario che trovate su Rai Play e che si intitola The Story of Film: An Odyssey (2011). Nel primo episodio c’è un passaggio molto significativo proprio sulla regia, con immagini tratte dal film di Steven Spielberg, Salvate il soldato Ryan (1998). Le sequenze, che ci vengono mostrate nel documentario, furono girate su una tranquilla spiaggia dell’Irlanda. Il cineasta americano nelle acque irlandesi creò l’inferno dello sbarco degli alleati in Normandia e così disse una bugia per raccontare la verità. La regia, però, non è solo questo, è molto di più!

è stata la mano di Dio recensione

Il regista è un creatore di mondi che dirige, proprio come un capitano di una nave, la sua ciurma. Sorrentino con ‘E’ stata la mano di Dio’ non si è limitato tuttavia a dirigere il cast e la produzione, mediante una bugia non ha espresso solo una sua verità. Ha fatto di più. In questo film c’ha messo finalmente l’anima e il cuore raccontando la sua storia personale, fatta prima di spensieratezza, poi di dolore e infine di iniziazione alla Settima Arte, attraverso immagini molto eloquenti e una serie di personaggi macchiettistici ai limiti dell’incredibile (per dovere cito tra gli altri Patrizia – Luisa Ranieri).

Con una carrellata spettacolare, che apre il lungometraggio, il cineasta napoletano non compie solo un esercizio di stile, ci dice invece ben altro definendo da subito il contesto o meglio il campo d’azione. Siamo a Napoli. E il mare è il grande protagonista perché scandisce i ritmi di questa città che vive in promiscuità con i suoi spettri, le sue credenze popolari (la figura del munaciello è molto significativa), le sue paure e le sue manie.

Il personaggio principale si chiama Fabietto Schisa (Filippo Scotti) ed è un adolescente con le cuffie di un vecchio walkman che gli cadono sul collo. Ultimo figlio di Saverio (un sublime Toni Servillo) e Maria Schisa (Teresa Saponangelo), che si rivelano essere due figure mastodontiche, il ragazzo vive in uno stato di momentanea beatitudine, in quel territorio che è a metà strada tra l’infanzia e l’età adulta.

Siamo nella Napoli degli anni Ottanta, poco prima dell’arrivo di Maradona. Sorrentino ci trascina in un contesto molto corale in cui non c’era spazio per la solitudine. Ma, dopo la morte improvvisa dei genitori di Fabietto, il film assume caratteristiche completamente diverse. La spensieratezza si trasforma in un dolore sordo e cupo che smuove l’animo di chi guarda.

Fabietto è solo e perde interesse anche per il calcio. E, mentre tutto cambia, nel protagonista nasce la passione per il cinema. Sorrentino narra una storia molto semplice eppure riesce a dare emozioni anche grazie alla cura quasi maniacale dei dettagli che ci mostrano i mille volti di una Napoli immobile nel suo fascino estremo, selvaggio e senza tempo. Questa è la regia! (La recensione di E’ stata la mano di Dio è stata scritta da Maria Ianniciello, segui la giornalista su Instagram)

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Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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