Frankenstein di Mary Shelley: recensione

Frankenstein di Mary Shelley è considerato il primo romanzo di fantascienza. Pubblicato nel 1818 e redatto nel 1816/1817 quando l’autrice aveva soli 19 anni, il libro è conosciuto anche come Il moderno Prometeo. La scrittrice britannica lo scrisse, dopo la morte in culla della figlia, evento che le causò una profonda depressione. Era sul lago di Ginevra, la città svizzera dove gran parte del libro è ambientato. Qui partecipò ad una sorta di gioco letterario con un gruppo, del quale facevano parte anche Lord Byron e il medico John Polidori il quale, con la sua storia intitolata Il vampiro, contribuì alla nascita di Dracula (1897) di Bram Stoker.

Mary Shelley – che era figlia della precursora del Femminismo liberale, Mary Wollstonecraft  – creò un capolavoro della Letteratura Gotica, un genere letterario nato nella seconda metà del 1700 che univa motivi romantici con elementi fantasmatici e dell’orrore.

Frankenstein: recensione e trama

Come per Cime Tempestose di Emily Brontë, il libro di Shelley è raccontato in prima persona da un osservatore esterno che ha visto oppure ascoltato i fatti. Se nel romanzo di Brontë la voce narrante apparteneva a Mr Lockwood, in Frankenstein ad assumersi l’onere del racconto è l’esploratore Robert Walton che nel 1700 nelle lettere alla sorella Margaret narra dell’incontro avuto in mare, tra i ghiacci del polo, con il dottor Victor Frankenstein, un uomo di scienza che, preso dalla smania e dall’ambizione di creare la vita, plasmando la materia inerte, dà origine a un essere mostruoso, il quale compie dei delitti efferati.

La creatura (così viene chiamata nel libro) inizialmente è ingenua e priva di cattiveria ma, quando conosce la repulsione degli uomini, delle donne e dei bambini che incontra lungo il suo cammino e ai quali tende spesso la mano, si incattivisce. Abbondonato dal suo stesso creatore, che lo disprezza a tal punto da ignorarne tutte le richieste, la creatura è l’artefice di una serie di omicidi che tormenteranno il dottor Frankenstein portandolo alla rovina.

Per comprendere il romanzo, che ha ispirato numerose trasposizioni cinematografiche (la più bella risale agli albori della settima arte; il film uscì infatti nel 1931 e fu diretto da James Whale), bisogna necessariamente partire dal contesto di riferimento.

Frankenstein recensione
Un’immagine del film del 1931

Il contesto in cui si sviluppa la storia

Il romanzo è ambientato negli anni in cui medicina e filosofia erano strettamente collegate; infatti Shelley scrive nel romanzo di Filosofia Naturale. Molti erano gli aspetti ignoti e l’evoluzionismo di Charles Darwin non si era ancora diffuso ma le teorie di Erasmus Darwin e di Jean-Baptiste de Lamarck avevano già cominciato a mettere radici negli ambienti colti.

La Filosofia Naturale è ancora oggi una branca del sapere che applica la riflessione filosofica allo studio della natura. In quel periodo un medico/scienziato era per forza di cose anche un filosofo, perché è dalla Filosofia che nascono la Medicina e la Scienza. Le discipline infatti in quel secolo erano connesse l’une alle altre; difatti non c’era divisione tra materie umanistiche e materie scientifiche.

 In questo contesto nasce la storia di Frankenstein che tuttavia con un linguaggio universale parla della caducità dell’esistenza ma anche della rimozione e della rivendicazione del lato ombra dell’umanità. La creatura, difatti, non viene accettata né accolta in tutta la sua bruttezza dal suo creatore e quindi con la sua rabbia, nata dalla mancanza d’amore, cerca vendetta. Si evincono, quindi, nel romanzo di Mary Shelley molti elementi archetipici che ritroviamo nella tradizione dei cantastorie, delle fiabe e nella mitologia. Non per niente il romanzo si intitola anche Il moderno Prometeo.

Ma chi era Prometeo? Victor Frankenstein come Prometeo si sostituisce a Dio/dei e decide di plasmare la vita. Prometeo rubò infatti il fuoco degli dei, scatenando l’ira di Zeus. Prelevato dal dio Fabbro, fu incatenato sulle rocce del Caucaso con un’aquila che di giorno gli mangiava il fegato (sede appunto della rabbia), il quale poi cresceva di notte all’infinito. I tormenti che Frankenstein e il suo alter ego, rappresentato dalla Creatura, dovettero subire rievocano, dunque, quelli di Prometeo.

Conclusioni

Il libro di Mary Shelley è quindi molto attuale perché è ancora oggi un monito per l’umanità: mai bisogna sostituirsi al creatore o all’energia universale che ci dà la Vita. Ma non solo. Frankenstein è anche la storia del lato più oscuro dell’umanità che, se non accolto, produce immani tragedie e dolori.

Del romanzo, che vi consiglio caldamente di leggere, c’è anche l’audiolibro su Audible, letto in maniera magistrale da Massimo Popolizio.

La recensione di Frankenstein è stata scritta da Maria Ianniciello, segui l’autrice su Instagram

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