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Il buio oltre la siepe: romanzo e film intramontabili. Ecco perché

Si dice che il maestro giunga quando il discepolo è pronto. Ho potuto constatare la veridicità di questa credenza con Il buio oltre la siepe, un classico della Letteratura Americana, di cui ho rimandato la lettura per anni fino a quando non ho sentito l’urgenza di leggerlo. Comunque penso che, se gli avessi dedicato tempo e spazio qualche anno fa, non ne avrei colto il significato autentico.

Cosa ci racconta Il buio oltre la siepe?

Il buio oltre la siepe fu scritto da Harper Lee, scrittrice di Monroeville, in Alabama, nata il 28 aprile 1926 e deceduta il 19 febbraio 2016. Il romanzo – che fu pubblicato per la prima volta nel 1960 – fece vincere il premio Pulitzer per la narrativa all’autrice nel 1961. L’anno dopo uscì il film, grazie al quale Gregory Peck, con il ruolo di Atticus, ricevette l’Oscar come migliore attore protagonista. La pellicola, che fu diretta da Robert Mulligan – ebbe 8 nominations, che si concretizzarono in tre statuette. Il lungometraggio ripercorre quasi fedelmente le vicende narrate nel romanzo: la voce narrante appartiene a una donna che racconta di quando aveva sei anni, descrivendo gli eventi verificatesi in un arco temporale che comprende due estati e termina l’autunno dell’anno successivo. Attraverso il punto di vista di Jean Louise Finch (detta Scout) conosciamo tutta una serie di personaggi che si muovono in un ambiente rurale, tra famiglie piccolo-borghesi e contadine.

Siamo agli inizi degli anni Trenta, nell’Alabama della segregazione razziale; l’impatto della grande depressione sugli Stati Uniti si evince tra le righe ma non è l’aspetto dominante, perché ci si muove nei luoghi dell’infanzia, tra fantasmi e atmosfere magiche. L’acume di Scout – che, con il fratello di quattro anni più grande, Jeremy (detto Jem), e il nuovo compagno di giochi Dill (personaggio costruito da Harper Lee su Truman Capote, suo amico) – si denota in tutto il libro, così come la grande ammirazione che Scout – orfana di madre da quando aveva due anni – nutre per il padre Atticus, un avvocato difensore. La mente infantile della protagonista crea così una figura genitoriale mastodontica, quasi irreale, che incarna un modello di onestà e abnegazione.

Ma è Boo Radley – un ragazzotto rinchiuso nella casa vicina per problemi mentali – ad incuriosire Scout, Jeremy e Dill. E così, tra una bravata e l’altra, i bambini si ritrovano catapultati in una vicenda più grande di loro che scuote la piccola comunità: Tom Robinson, un giovane bracciante di colore, viene accusato ingiustamente di aver stuprato, Mayella Ewell, ragazza del posto e figlia di Bob Ewell, un uomo molto rude.

Atticus difende Tom ma nulla può contro il pregiudizio della giuria che mai scagionerebbe un nero per accusare una donna bianca di aver detto il falso. Nel racconto del processo si esauriscono così le pagine più belle de Il buio oltre la siepe (il titolo originale è Uccidere un usignolo).

Scout, Jeremy e Dill assistono all’interrogatorio impotenti ma speranzosi in un epilogo positivo per Atticus e Tom. Ad ogni modo il processo e i fatti successivi saranno catartici per la protagonista che imparerà a non aver paura del buio che c’è oltre la siepe, acquisendo consapevolezza di sé e maturando un senso della giustizia e di pietas per coloro che vengono ritenuti ‘diversi’ e quindi inferiori.

Una persona non la capisci mai sul serio fino a quando non consideri le cose dal suo punto di vista, finché non ti metti nei suoi panni e vai in giro

Il significato de Il buio oltre la siepe

A spiegare bene il significato profondo di questo romanzo e in modo particolare della missione della Letteratura è la scrittrice iraniana Azar Nafisi nel libro ‘La Repubblica dell’Immaginazione’ (Adelphi. Lo trovi qui).  Il buio oltre la siepe rientra, infatti, tra i libri che cambiano la percezione delle cose, soprattutto oggi.

Il nostro tempo (Nafisi parla degli Usa ma il concetto può estendersi a tutto l’Occidente) è attraversato da una visione mercenaria e utilitaristica, insensibile al benessere della gente che taglia fuori l’immaginazione e il pensiero, che macchia come insignificante la passione per la conoscenza. Infatti, i toni sguaiati dei media, la tendenza alla bipolarizzazione delle idee e della politica ci pongono come spettatori di un incontro di pugilato e dipendenti dall’adrenalina che scatena il ring.

Il buio oltre la siepe ci fa uscire dalle trappole mediatiche portandoci in una realtà immaginativa dove, una volta che è stato superato il pregiudizio (simboleggiato dalla siepe) che condanna a morte un innocuo usignolo, c’è l’umana consapevolezza della disumana follia che ingabbia l’umanità nelle trappole del potere, il quale – come sosteneva James Hillman – oggi è rappresentato dall’economia e dal marketing. In una società così costruita ogni cosa deve difatti avere un prezzo.

Alla luce di ciò il romanzo di Harper Lee ci insegna a guardare le cose da più angolazioni, con la curiosità, la semplicità, la bontà e allo stesso tempo l’audacia dei bambini senza secondi fini ma solo con il desiderio di imparare qualcosa di importante per la vita. Da leggere e vedere. Maria Ianniciello

Per approfondimenti

  • Consiglio di ascoltare l’audiolibro su Audible letto da Alba Rohrwacher.
  • Consiglio di ascoltare Audible Club di Tlon. Maura Gancitano e Andrea Colamedici parlano de Il buio oltre la siepe su Audible
  • Consiglio di ascoltare il podcast Costa a Costa di Francesco Costa (per capire gli Usa) che trovi sulle principali piattaforme di podcasting
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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

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