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Non solo film

Lacci: recensione del film e trama

Per Daniele Luchetti e Domenico Starnone è tutta una questione di Lacci. Legami indissolubili che ci avvolgono l’un l’altro condizionandoci in eterno, fino alla generazione successiva, come una sorta di maleficio. E questi lacci, talvolta, restano impigliati tra le pieghe della vita, facendoci camminare male e abbruttendoci anche nel corpo come nell’anima. Colpa della rabbia inespressa che però ricade sui figli, i quali di tanto in tanto la manifestano in modo dirompente proprio per squarciare gli argini creati da chi, per quieto vivere, resta insieme fingendo di amarsi. Perché così fa comodo, perché si ha bisogno di qualche certezza e di quel piatto di pasta col ragù che solo una moglie servizievole sa fare. L’amante no. L’amante va bene per una notte o per qualche mese.

Lacci: recensione del film

Daniele Luchetti, nel suo nuovo film, Lacci, porta sul grande schermo il romanzo dello scrittore partenopeo Domenico Starnone. Ed è la prima volta che la lettura e le immagini coincidono senza farmi pentire di aver letto prima il libro che in questo caso arriva dove il grande schermo non può, andando oltre. Eppure il film non è da meno del soggetto di Starnone. Anzi, gli conferisce ancor più charme, credibilità, efficacia. Ed è come se la trasposizione cinematografica completasse e ricomponesse qualche puzzle.

La pellicola è di un’intensità disarmante. Non disorientano gli sbalzi temporali perché il montaggio è privo di sbavature, con le meravigliose dissolvenze che creano la sensazione del ricordo di un tempo passato. Non disorienta neanche l’ingresso dei figli ormai cresciuti, tutt’altro.

Lacci recensione

Primi piani meravigliosi ed acute dissolvenze…

Lacci è un film che ti entra dentro e non ti molla più, per quei primi piani meravigliosi, per la piacevolezza delle immagini, per la capacità degli attori di calarsi nel loro rispettivi ruoli con profondità e compostezza.

E anche quando i due protagonisti diventano anziani non c’è nulla di stonato, perché Laura Morante crea una Vanda che non ammette sbagli, una donna trasformata dagli anni, irrigidita, resa austera dai continui tormenti. Mentre la Alba Rohrwacher (Vanda da giovane) sembra piccola ed indifesa, la Morante è gigantesca. E mentre Luigi Lo Cascio (Aldo da giovane) è sicuro e forte nel suo atto di infedeltà, Silvio Orlando (Aldo da anziano) diventa più tenero, arrendevole e circoscritto.

Segno che i ruoli sono cambianti e i tempi anche. La storia è piuttosto semplice ma d’effetto, perché Lacci racconta un dramma familiare, piccolo-borghese ed individuale che tuttavia simboleggia sul piano sociale la crisi di alcuni valori, che erano assoluti ed intoccabili, e con essi la disgregazione della famiglia tradizionale.

Il libro di Domenico Starnone. Lo trovi qui

I figli (Giovanna Mezzogiorno e Adriano Giannini) sono così chiamati a rompere gli schemi per andare oltre quel modello di riferimento in cui i genitori, prima si sono quasi ammazzati e poi hanno recitato a soggetto mettendo sul volto la maschera del conformismo.

Brillante quanto Perfetti sconosciuti, Lacci è un film introspettivo che disarma e fa pensare proprio perché rende evidenti le ipocrisie mostrandoci le fragilità di una famiglia tradizionale, dagli inizi degli anni Settanta ad oggi. Si tratta di un padre e di una madre e di due figli (tutti assolti per la verità) che si scontrano in modo spietato! Da non perdere. (Maria Ianniciello)

La trama di Lacci in sintesi

Siamo a Napoli. Aldo e Vanda si sposano e dalla loro unione nascono due figli, Anna e Sandro. Lui si innamora di Lidia, una giovane studentessa, e va a vivere con lei, lasciando moglie e figli ma dentro di sé sa che quella passione non potrà durare in eterno…

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

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