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Adù: su Netflix il film di Salvator Calvo: recensione

Adù è un film di Netflix. In questa pellicola la grande attualità si mescola sia con le vicende individuali del protagonista, il piccolo Adù appunto, che con le storie degli altri personaggi per darci più prospettive e altrettanti punti di vista. L’Africa è un continente che sembra essere poggiato sulle sabbie mobili.

Gli Africani si muovono e si danno alla fuga! Da cosa scappano? Dalla povertà, dall’emarginazione, dalla guerra. Per un mero istinto di sopravvivenza, uomini, donne e soprattutto bambini attraversano mari in tempesta e saltano muri che sono sorvegliati da uomini di ogni specie, alcuni sono più misericordiosi (come Mateo), altri più intolleranti eppure, nonostante i vari temperamenti, tutti sono accomunati da un unico obbligo: respingere dall’Europa gli invasori stranieri.

Purtroppo solo nel 2018 70milioni di persone hanno lasciato le loro case, di queste la metà erano bambini. Questo grande esodo si verifica mentre i maestosi elefanti vengono uccisi dai bracconieri senza alcuna pietà!

Adù: tre storie, tre mondi su Netflix

La macchina da presa di Salvador Calvo posa il suo sguardo nella prima sequenza sul muro di Melilla, una delle due città autonome spagnole che si trova nel continente africano, per mostrarci ciò che accade lungo i confini. Lo sguardo del regista in un primo istante è cruento e freddo, proprio come le reazioni dei poliziotti.

Adù

Poi, Calvo si sposta in Camerun dove un ambientalista (Luis Tosar) sta cercando di salvare gli elefanti dalla follia omicida dei bracconieri che si sono spinti anche nelle aree protette. Poco lontano Adù con la sorella vede uccidere uno di questi esemplari. Questo evento segnerà per sempre la sua vita, perché per salvarsi dai criminali dovrà fuggire dal villaggio.

Adù è un film che intenerisce proprio perché pone al centro il dramma di un bambino, che simboleggia i tanti piccoli africani costretti ad un esodo rischioso e brutale. E quando l’infanzia viene rubata non si può pretendere molto dagli adulti che verranno!

Cosa aggiungere? La storia dell’ambientalista e della giovane figlia, che dalla Spagna raggiunge il padre in Africa, sono superficiali; gli altri personaggi poi sono poco abbozzati e manca quel quid in più che avrebbe dato una maggiore carica emotiva al lungometraggio. Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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