Un padre: recensione e trama del film di Netflix

Paul Weitz, uno dei registi del film American Pie (1999), porta su Netflix la storia di Matthew Logelin (Kevin Hart), un padre che, dopo la nascita di sua figlia Maddy, rimane vedovo perché la moglie Liz muore subito dopo il parto a causa di un’embolia polmonare.

Un padre, recensione del film

Un padre è il titolo del nuovo film del regista newyorkese Paul Weitz . Basata su una commovente storia vera, la pellicola, pur avendo i toni di una commedia moderna, pensata più per la tv che per il cinema, apre una piccola riflessione sul ruolo del padre nella società contemporanea senza aggiungere nulla di innovativo al tema ma facendoci riflettere.

Matthew è un eroe dei nostri giorni che sceglie di vivere la nuova sfida come se fosse un’avventura. La morte della moglie lo inizia al nuovo percorso di caduta e rinascita, tra momenti di spensieratezza e nottate in bianco. A fargli da guida non è tanto l’istinto genitoriale quanto la figlia che, con le sue esigenze innate, risveglia in questo padre neofita qualità sopite negli uomini che sono tradizionalmente attribuite ad una figura femminile e materna, un po’ come accade nel film-capolavoro Kramer contro Kramer dove non è la morte ma il divorzio ad abbattere lo status quo.  

Matthew diventa dunque uomo e, facendosi accompagnare dall’ironia che lo caratterizza da sempre, ‘uccide’ il narciso che è dentro di sé per creare con la figlia un legame di amore ed empatia che viene costruito poco alla volta, anno dopo anno.

Un padre è un film gradevole, non pretenzioso, a tratti commovente che, pur raccontando una vicenda inizialmente drammatica, ci fa vedere il bicchiere mezzo pieno della situazione che il protagonista è costretto a vivere. Il rovescio della medaglia di esperienze che consideriamo drammatiche è, infatti, l’evoluzione dell’anima. Tutto questo il lungometraggio ce lo dice tra le righe con eleganza ed equilibrio, rimanendo forse in superfice in qualche scena che richiedeva l’espressione di una maggiore emotività. Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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