Bullet Train? Una satira sull’Occidente

Bullet Train: recensione del film con Brad Pitt

Brad Pitt è riapprodato sul grande schermo con Bullet Train, una commedia bizzarra e sui generis, in perfetto stile David Leitch. Il regista statunitense  – dopo Atomica Bionda (2017), Deadpool 2 (2018) e Fast & Furious – Hobbs & Shaw (2019)gira un film rocambolesco che, con tempi comici, lancia un messaggio politico mantenendo le caratteristiche del cinema di puro intrattenimento tra voli pindarici, teste mozzate e sangue che schizza ovunque. Un po’ alla Quentin Tarantino per intenderci.

Quando il treno della vita…

Attraverso una serie di personaggi surreali, Leitch ambienta la sua storia su un treno che viaggia ad alta velocità in un Giappone che di giapponese conversa molto poco per la verità. Il movente dell’intera vicenda è una valigetta. Ma tutto inizia quando il figlioletto di Yuichi Kimura viene spinto giù da un grattacelo da una mano ignota.

L’uomo assiste poi inerte il figlio in coma ma, quando il padre (Hiroyuki Sanada) lo rimprovera di non fare nulla, il timoroso Yuichi decide di trovare il carnefice del figlio. Sale così sul treno che, come in Agatha Christie e in genere in tutta la Letteratura, anche qui è il simbolo della vita che scorre, tra passeggeri che scendono e altre persone che salgono alle varie fermate.

Bullet Train recensione film

Tante tipologie umane…

Brad Pitt è Ladybug, un agente segreto che usa la mindfulness per risolvere i suoi problemi esistenziali. Quando la datrice di lavoro (scopriamo poi essere Sandra Bullock) gli affida un nuovo incarico, anche Ladybug sale sul treno per Kyoto (che guarda caso è la città in cui fu firmato il famoso protocollo per il surriscaldamento globale). Qui il destino gli fa incontrare diverse tipologie umane, dai due killer Lemon (Brian Tyree Henry) e Tangerin (Aaron Taylor-Johnson) alla femme fatale Prince (Joey King) e al messicano The Wolf (Bad Bunny). L’antieroe è invece uno spietato mafioso russo che si fa chiamare La morte bianca (Michael Shannon).

Una satira della nostra società

Bullet Train è una satira sulla società contemporanea e su un’America che cerca la propria spiritualità in Oriente senza però interiorizzarne mai davvero le peculiarità ma è anche una riflessione spassosa sul destino e una parodia della geopolitica attuale. La sceneggiatura è basata sul romanzo I sette killer dello Shinkansen (Maria Bītoru) di Kōtarō Isaka (lo trovi qui). Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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