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Pieces of a woman, recensione del film con Vanessa Kirby

Si dice che ogni mamma dia un preciso odore al proprio bambino. Per Martha la sua bambina profumava di mele. Ma quell’odore è un ricordo unico e forse confuso, perché non è accompagnato dal suono gutturale di una voce infantile né da altre esperienze sensoriali che una madre vive crescendo il suo piccolo un giorno per volta. Pieces of a woman (Pezzi di una donna) è la storia di un travaglio fatto in casa e conclusosi nel peggiore dei modi possibili: la bambina muore sotto lo sguardo stralunato dell’ostetrica e tra l’impotenza dei genitori. Il film descrive inoltre come il rapporto d’amore tra Martha e il compagno Sean, dopo il lutto, si sgretoli. E lo fa mostrandoci ciò che era prima e ciò che diventerà poi.

Il prima è nelle unghie smaltate (non solo) che evidenziano ancor di più l’eleganza serafica di lei ed è nella determinazione di lui che lavora come operaio in un cantiere sperando che la figlia sia la prima ad attraversare il ponte che sta costruendo. Il dopo è nello smalto rovinato e nello sguardo inespressivo di lei. Ed è nell’indifferenza della natura che, per fare il suo corso, dice al cervello di Martha di produrre ancora latte, anche se non c’è più chi deve riceverlo. Quel dopo è inoltre nel pianto di Sean (Shia LaBeouf) che con la sua andatura incostante vuole trovare per forza il colpevole incazzandosi con il medico legale in un ambulatorio freddo come la stagione.  

Pieces of a woman

Pieces of a woman: un film sconvolgente

Pieces of a woman è un film sconvolgente per la crudezza del tema trattato. Il regista Kornél Mundruczò indugia sui dettagli per raccontare il dolore della perdita. I titoli di panciache sono collocati sempre sull’immagine del ponte che via via prende forma in una Boston glaciale – segnano lo scorrere delle stagioni e insieme descrivono come Martha gestisce ed affronta il dolore con il passare del tempo. E mentre tutti, soprattutto la ricca madre, pretendono di dirle come dovrebbe comportarsi cercando in lei una reazione ben precisa e iniziando un processo contro l’ostetrica, la risposta di Martha è personale e mira inconsapevolmente a rimettere insieme i pezzi di una donna squarciata dentro.

Scritto da Kata Weber (e si vede che c’è una mano femminile nella sceneggiatura), il film è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2020 ed ha fatto vincere la Coppa Volpi ad una straordinaria Vanessa Kirby nel ruolo di Martha. Lo trovate su Netflix. Voto: 4 out of 5 stars (4 / 5) Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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