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House of Gucci. Pregi e difetti del film di Ridley Scott

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House of Gucci: recensione

In genere non leggo le recensioni dei film prima di vederli perché temo che i pareri dei colleghi possano condizionarmi. La stessa cosa ho fatto con House of Gucci, il nuovo film di Ridley Scott. In realtà qualche passaggio di alcuni post su Instagram lo avevo pure letto velocemente prima della visione, sapevo per esempio che la pellicola in lingua originale non è piaciuta a molti critici cinematografici per l’imbarazzante e inverosimile inflessione italiana, che caratterizzata molti attori, soprattutto Lady Gaga.

Avevo letto inoltre di errori nei dettagli, come la presenza de Il Foglio in un periodo in cui il quotidiano non era ancora stato fondato, e l’assenza della secondogenita di Maurizio Gucci e Patrizia Reggiani! Guardandolo al Cinema, in lingua italiana, non ho potuto notare accenti e inflessioni ma ho visto molto altro.

Ciò che, secondo me, rende House of Gucci un film prettamente commerciale (prodotto per fare incassi al box office) invece che un lungometraggio creato per raccontare una storia vera, sviscerandola in profondità, è la caricatura del Made in Italy e in generale dell’italianità.  

Personaggi macchiettistici…

Ridley Scott porta infatti sul grande schermo dei personaggi non particolareggiati, quasi macchiettistici e molto stereotipati. Crea poi una sorta di femme fatale restando però troppo in superficie. Avvalendosi di una sceneggiatura non originale, ovvero il libro House of Gucci. Una storia vera di moda, avidità, crimine di Sara Gay Forden (Lo trovi qui), il cineasta narra una vicenda che negli anni Novanta del secolo scorso coinvolse molto l’opinione pubblica italiana.

Il regista segue così due piani paralleli che si intersecano: il decadimento della famiglia Gucci (non del marchio) e insieme la storia d’amore di Patrizia Reggiani (Lady Gaga) e Maurizio Gucci (Adam Driver). Si parte dal momento in cui Patrizia e Maurizio si incontrano e ci si inoltra nelle iniziali difficoltà che la coppia deve affrontare per sposarsi.

Rodolfo Gucci (il padre di Maurizio è interpretato nel film da Jeremy Irons) è contrario alle nozze perché considera la futura nuora un’arrampicatrice sociale. Poi si indugia sulla faida familiare che vede Maurizio – che possiede il 50 per cento delle azioni del marchio, ereditate dal padre Rodolfo – tramare prima alle spalle dello zio Aldo (Al Pacino) – che finisce in un carcere statunitense per evasione fiscale – e poi dell’eccentrico e poco talentuoso cugino Paolo (Jared Leto).

House of Gucci recensione

Un film che non annoia ma che non entra in profondità

A condurre il rampollo dei Gucci piano piano verso la rovina è Patrizia che fa diventare il marito un avido intrallazzatore fino a quando quest’ultimo non si stanca di lei. Non voglio andare oltre perché se non conoscete l’epilogo vi rovino il fascino della scoperta.

Ciò che però voglio sottolineare è che House of Gucci è un film che ha una certa linearità e logica, quindi non annoia; anzi tiene alta l’attenzione degli spettatori. Nella pellicola però è totalmente assente l’introspezione. Cioè viene a mancare un elemento essenziale e cruciale per lo sviluppo di una vicenda come quella della famiglia Gucci.

La storia, infatti, se guardata in profondità, è ricca di sfumature simboliche e archetipiche, le quali ci conducono alla mitologia e a figure femminili che, ossessionate dal marito oppure al contrario atterrite, compirono efferati omicidi, come per esempio Medea e Clitennestra.

Di conseguenza il personaggio di Patrizia meritava di essere osservato da una prospettiva differente, proprio per la complessità che porta con sé. Quindi, il mio suggerimento è di andare a vedere questa pellicola senza la pretesa di capire ma solo per trascorrere momenti di spettacolo e di puro intrattenimento. (La recensione di House of Gucci è stata scritta da Maria Ianniciello, segui l’autrice su Instagram)

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Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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