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Il racconto dell’ancella: quanto è attuale il romanzo di Margaret Atwood?

‘Il racconto dell’ancella’ (Ponte alla Grazie) uscì negli Stati Uniti e in Europa tra il 1985 e il 1988. La scrittrice canadese Margaret Atwood ambienta il suo romanzo agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso nell’Est Coast degli Stati Uniti, dove nasce e si rafforza un regime teocratico che, rifacendosi ad alcuni passi dell’Antico Testamento, schiaccia e sottomette soprattutto le donne.

Il racconto dell’ancella: recensione del romanzo

Dopo un vertiginoso abbassamento demografico –  probabilmente causato dall’aborto, dall’uso dei metodi contraccettivi e da una forma particolare di sifilide – i rivoltosi hanno soppresso il Congresso e la Presidenza degli Usa creando la Repubblica di Gilead che riduce le donne fertili a meri uteri. Queste donne si chiamano Ancelle, vestono di rosso e hanno un copricapo con due alette bianche ai lati che impediscono di avere una visuale panoramica.

L’unico scopo delle Ancelle è partorire bambini sani perciò vivono nelle case dei Comandanti che con le loro mogli sterili cercano un figlio. L’atto sessuale avviene in maniera molto meccanica, con la presenza della Moglie che tiene per le mani l’Ancella in una morsa di invidia e di speranza. Quindi, in questo contesto non c’è spazio per l’amore né per qualsiasi forma di emozione, almeno non ufficialmente.

Accanto alle Ancelle e alle Mogli ci sono le Marte – che svolgono le faccende domestiche nelle case dei Comandanti – le Zie, che addestrano le Ancelle in un Centro specifico –, le Ecomogli e le Nondonne, ribelli o anziane che vengono mandate nelle Colonie a morire di stenti. Ovviamente non mancano le prostitute che nei club clandestini sono la delizia dei Comandanti.

Non sappiamo molto del genere maschile. La Atwood scrive anche di Angeli, Occhi e Custodi senza rivelare troppi particolari, perché la scrittrice in questo avvincente romanzo, servendosi dell’io narrante dell’ancella, posa il suo sguardo sulle donne e su quelle dinamiche che impediscono al genere femminile di unire le forze per sottrarsi a soprusi e violenze.

In realtà la dinamica è semplice: lo schiavista detiene il potere dando l’illusione allo schiavo (in questo caso alla donna) di avere dei piccoli privilegi che deve difendere a tutti i costi dall’invidia delle altre. Eppure anche lo schiavista è schiavo di regole, pregiuzi, paura del disonore.

Le donne di Gilead e la libertà di essere

Come è stato creato il Regime è poi molto singolare e significativo: la prima cosa che i dittatori hanno fatto è togliere l’indipendenza economica alle donne sottraendo i soldi dai loro conto correnti. Una strategia che il Patriarcato ha messo in atto da secoli perché sono i soldi la matrice del potere gerarchico e quindi del predominio maschile. Ne scriveva anche la scrittrice britannica Virginia Wolf nel suo saggio ‘Una stanza tutta per sé’ (Feltrinelli) affermando che le donne per scrivere avevano bisogno di indipendenza economica e di una stanza.

Nel regime creato dalla Atwood non esiste nulla di tutto ciò: le donne non possono scrivere né leggere né andare a scuola né fare tutte quelle azioni considerate pericolose perché renderebbero i loro pensieri di ribellione liberi di esistere e di trasformarsi in attivismo. A Gilead non ci sono più cinema, né teatri, né musei, né bar, né pasticcerie e ristoranti. A Gelead ci sono solo i supermercati, le macellerie, le pescherie ovvero quelle attività ritenute essenziali per la sopravvivenza fisica della nostra specie.

Quando uscì ‘Il racconto dell’ancellagli Usa e il Regno Unito a livello politico si erano spostati verso destra. Ronald Reagan e Margareth Thatcher sostenevano il capitalismo del libero mercato e rifiutavano forme di attivismo radicale. La vitalità della seconda ondata femminista, avvenuta tra gli anni Sessanta e Settanta, fu attenuata dall’ascesa dei conservatori e questo ne ‘Il racconto dell’ancella’ si evince. Come trapela anche il presagio di un disastro ecologico e nucleare.

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Un libro femminista? Da de Beavoir alla Atwood

Anche se Margaret Atwood ha sempre rifiuto di essere definita una scrittrice femminista, le relazioni con il Movimento sono molto forti e, recensendo questo romanzo, non si può non far riferimento a Simone de Beavoir. La filosofa francese, nata a Parigi nel 1908, con il suo libro Il secondo sesso (1949) contribuì infatti in maniera molto significativa alla seconda ondata femminista.

Simone de Beauvoir nella sua monumentale opera si chiese quali erano le ragioni dell’oppressione femminile e giunse alla conclusione che la femminilità è un costrutto sociale e culturale che si forma mediante le generazioni.

La donna è dunque vista come Altro, non come un essere umano bensì come un oggetto, mentre l’uomo è il soggetto e l’assoluto. La donna dunque non sceglie in base alla sua natura ma in accordo alla concezione che l’uomo ha di lei ed è qui che si origina la sua oppressione. Nella società dispotica creata da Margaret Atwood la donna è un oggetto, a cui vengono tolti i beni materiali per privarle della gioia di vivere un’esistenza appagante e libera come soggetto pensante ed autonomo.

Simone de Beauvoir credeva fortemente in una società che ponesse al centro l’individuo. Atwood ne ‘Il racconto dell’Ancella’ rimuove l’individuo per una sorta di bene comune e, annichilendo il femminile, condanna l’essere umano all’aridità emozionale e le donne alla rinuncia all’immanenza.

La scrittrice compie dunque un’operazione geniale quando dà la parola all’oppressa che, mediante il racconto, può tuttavia esprimersi diventando così soggetto pensante. La scrittura è diaristica, cauta, quasi sussurrata. La vita precedente della protagonista – che prima si chiamava June e adesso è Difred – prende forma tra rimpianti e nostalgia per un passato tutto sommato felice perché caratterizzato dalla libertà di scelta.

Il romanzo – che ha ispirato il film del 1990 e la serie televisiva che trovi su Amazon Prime Video – è un capolavoro. Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

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