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Bridgerton e la figura femminile. Trama e recensione della serie

C’è una potente mano femminile dietro Bridgerton, la serie tv di Netflix che ha conquistato il pubblico tra sogno e realtà, magia ed incanto. Ed è quella di Shonda Rhimes che qui veste i panni della produttrice. La Rhimes, dopo aver ideato Grey’s Anatomy, nel 2007 è stata inserita dalla rivista Time tra le cento persone più influenti al mondo e ora ha visto accrescere ancora di più la sua fama.

Ma per essere più precisi sono quattro le mani femminili che hanno dato a Bridgerton la possibilità di esistere. Infatti, oltre alla già citata Shonda Rhimes, figura anche Julia Quinn, i cui romanzi hanno ispirato la serie televisiva (trovi i libri qui) che è stata poi creata da Chris Van Dusen.

Bridgerton: trama della serie tv e recensione

Bridgerton serie tv trama

Inutile negarlo: Bridgerton è un romance di alto livello, non strappalacrime né mieloso, che, pur facendo leva su registri intramontabili e valori non proprio progressisti (come quello del matrimonio), riesce ad essere molto innovativo sia nel messaggio che nello stile. Dai costumi alle scenografie, dalla sceneggiatura alle musiche tutto è realizzato per incantare, intrattenere, coinvolgere e far sognare. Niente è Kitsch, né forzato.

Il contesto sociale…

Il contesto storico e sociale è ben definito: siamo nel periodo della Reggenza Inglese (1811-1820), quando ciascuno doveva recitare a soggetto senza uscire dal gioco delle parti, indossando una maschera che mai mutava.

Nell’alta società londinese, difatti, le donne erano cresciute nella consapevolezza di dover diventare mogli devote e madri amorevoli. Gli uomini erano chiamati ad essere forti, vigorosi, imperscrutabili e non emotivi. E chi usciva da questa recita perfetta facendo un passo falso era soggetto al pubblico patibolo. Ma non pensate che i toni in Bridgerton siano drammatici, tutt’altro. Infatti, con una vena ironica e satirica la penna di Lady Whistledown descrive l’aristocrazia londinese tra scandali e divertenti stagioni matrimoniali. Ed è proprio questa misteriosa donna che ci guida negli otto episodi della prima stagione.

Integrazione e femminismo?

Bridgerton è una serie che indugia molto sul concetto di integrazione razziale: i personaggi sono infatti sia bianchi che di colore e questo inizialmente potrebbe provocare un certo disorientamento per quanto concerne la veridicità storica, com’è accaduto alla sottoscritta.

Ritengo tuttavia che la trovata sia stata geniale perché – come ha scritto una aspirante attrice su Instagram – non è giusto che gli attori e le attrici di colore non possano mai interpretare un ruolo diverso da quello dello schiavo o del garzone in film e serie tv storici. Inoltre, la disabitudine nel guardare le persone per il colore della loro pelle passa anche attraverso il cinematografo e la televisione. In sintesi ben vengano questi escamotage.

Ma come ne esce la figura femminile?

Ad un primo sguardo la serie sembra ingabbiare le donne nell’unico ruolo a cui sono sempre relegate senza offrire alle giovani telespettatrici – che entrano in empatia con i personaggi femminili – altre immagini. Ed in parte, a mio avviso, è così!

Ma andiamo oltre. Non si è mai visto il sangue mestruale in un prodotto televisivo (che sia un film, una serie o una pubblicità) tanto che persino dalle note marche di assorbenti il colore rosso è bandito.

Le mestruazioni in Bridgerton non solo vengono chiamate con il loro nome ma diventano anche visibili. I corpi femminili poi non sono degli oggetti, il linguaggio non è scurrile e le donne, quando fanno l’amore, sono estremamente consenzienti.

Anzi. Godono dei piaceri sessuali proprio come gli uomini, i cui scandali si riversano su di loro quanto sulle donne e forse in alcuni casi anche di più, perché se una ragazza – che resta incinta fuori dal matrimonio è rovinata se nessun uomo se la sposa – i ragazzi devono mantenere alto l’onore tanto che le debolezze per loro sono come un campo minato. C’è poi il personaggio di Eloise che ama studiare e vorrebbe sottrarsi alle regole imposte ricordando un po’ la Jo di Piccole Donne.

In questa ottica Bridgerton è una serie dai risvolti femministi che ironizza sul ‘mercato’ del matrimonio nella Londra di inizio Ottocento ponendo al centro una storia d’amore sofferta!

Bridgerton, trama della serie tv

La serie tv racconta le peripezie della famiglia Bridgerton. In questa prima stagione (le riprese della seconda dovrebbero comincere nella primavera del 2021) ci si sofferma sull’esordio in società della giovane Daphne (Phoebe Dynevor) che si innamora del duca di Hastings, Simon Basset (Regé-Jean Page). Sul campo d’azione si muovono i numerosi compenti della famiglia Bridgerton e tanti altri personaggi, come i Featherington, di cui fa parte anche la graziosa e dolce Penelope (Nicola Coughlan) che è molto amica di Eloise (Claudia Jessie). 4 out of 5 stars (4 / 5) Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

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