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Rapporti d’amore duraturi? Ecco le tipologie di coppie che scoppiano!

Come far durare una storia d’amore? Perché esistono rapporti duraturi, nonostante le difficoltà, mentre altri legami si sciolgono appena qualcosa non va? Cosa rende un legame solido e cosa invece lo rende fragile? Come nella vita anche nelle relazioni non ci sono regole o ricette che, se seguite alla perfezione, possono garantire che l’amore duri in eterno. Esistono però, secondo me, degli ingredienti che possono rendere il rapporto più solido e felice.

Rapporti d’amore duraturi: tre gli ingredienti fondamentali

E allora come far durare una storia d’amore? Per quanto mi riguarda considero tre gli elementi essenziali.

  • PASSIONE

La passione è il collante di ogni relazione ma con il tempo tende ad affievolirsi perché non è supportato da gli altri due elementi fondamentali che sono:

  • RESPONSABILITA’
  • MATURITA’

 Questi due elementi creano l’equilibrio tra i due partners e conseguentemente mantengono viva la passione. In altre parole il senso di responsabilità e la maturità consentono alla coppia di rispettare i propri e i bisogni dell’altro, la responsabilità ci fa comprendere il ruolo che abbiamo nella coppia che chiaramente non è più quello di quando eravamo single o vivevamo con i nostri genitori mentre la maturità ci consente di saperci ascoltare, di conoscere i nostri tempi e i nostri bisogni per poter essere in grado di fare lo stesso con chi ci sta accanto.

In questo modo la bilancia rimane in equilibrio e questo rende il legame unito e autentico. Per vivere bene bisogna seguire la propria natura e fare cose che ci piacciono, per stare bene in un rapporto d’amore questa equazione non deve cambiare, non bisogna assolutamente snaturarsi e privarsi di quello che ci rende felici.

Questo accade quando siamo realmente responsabili e maturi. Purtroppo tale equilibrio è raro: nei rapporti di solito tende a prevalere uno dei due partner con il risultato che la convivenza non sempre risulta soddisfacente.

come far durare una storia d'amore

Come far durare una storia d’amore. Le tipologie di coppie…

Ho selezionato alcune tipologie di legami squilibrati e le personalità a esse connesse dando dei piccoli suggerimenti utili per far durare una storia d’amore.

  • In primo luogo esiste l’uomo che diventa anche padre, il quale mantiene uno status da ragazzino, nel senso che, come quando viveva con i propri genitori, mantiene quei cosiddetti privilegi che di solito nel matrimonio vengono meno per una equa distribuzione dei compiti. Questa figura si associa per lo più ad una donna accondiscendente, che tende a mettere in secondo piano i propri bisogni o a manifestarli con difficoltà accontentandosi del poco che passa il convento. Tende a voler accontentare il proprio partner per paura e non per una sua predisposizione. Questa relazione è chiaramente sbilanciata dalla parte maschile ma questo non giustifica la donna la quale liberamente sceglie di stare con quest’uomo. Al di là di quello che può fare la figura, che io definisco uomo ragazzino, per evolversi assumendosi maggiori responsabilità, lo sbilanciamento nel rapporto è mantenuto in vita dall’atteggiamento della donna la quale – condizionata da paradigmi sociali e familiari – tende al quieto vivere e a non avere una visione sua. Tale figura femminile non manifestando le proprie sensazioni tenderà a rimuginare maturando con il tempo frustrazione e rabbia che non potendo manifestarsi all’esterno tenderanno a somatizzarsi nel corpo attraverso dolori muscolari, in particolare a livello lombare, e nella tendenza a digrignare o a stringere i denti durante la notte. Questa figura femminile, per uscire da tale situazione dovrebbe allargare la propria consapevolezza, iniziando a darsi il giusto valore, accettando i doveri in proporzione ai diritti che le spettano, imparando ad avere voce in capitolo e a far notare la sua importanza.
  • Poi esiste la donna che si lamenta, che vuole i suoi spazi, che non accetta di fare da balia o da mamma alla persona che sceglie come compagno. Sa prendersi le proprie responsabilità, ci tiene al lavoro, come giusto che sia, ma allo stesso tempo mantiene le proprie responsabilità in famiglia e in casa. Questa tipologia di donna per quanto in parte indipendente finge di essere completamente emancipata perché condizionata da doveri e obblighi che sente di dover adempiere con il risultato di un sovraccarico di lavoro che la spinge ad attacchi di rabbia e a insofferenze. In questo caso questa figura femminile ha bisogno di ascoltare la sua parte più profonda, seguire i suoi ritmi e non quelli della società o della nostra famiglia. Questa donna deve smetterla di pensare di avere gli occhi addosso, ha bisogno di lasciarsi andare, di non pretendere che tutto sia perfetto, in casa o al lavoro, perché è impossibile, la vita non è una gara in cui bisogna dimostrare il proprio valore ma un viaggio da vivere pienamente e in maniera naturale. Questa donna, si associa, di solito ad un uomo che dà il suo contributo sia in casa che con i figli. Questa figura maschile tende a togliersi tempo per sé per utilizzarlo per la famiglia, possiamo collocarlo all’opposto dell’eterno ragazzino che invece tende a svincolarsi dalla famiglia. Definisco questa personalità l’uomo che si fa carico, nel senso che ha la tendenza a eccedere nelle responsabilità anche sostituendosi all’altro in alcuni casi, il suo intento di dare una mano se abusato può squilibrare la coppia rendendo l’altro dipendente e più debole. Questa figura maschile deve smetterla di avere il peso del mondo sulle spalle e capire che non può sostituirsi agli altri evitando che facciano le loro esperienze, brutte che siano, in alcuni casi è importante che acquisisca un sano egoismo che può far stare bene lui, quella parte di sé che desidera piacere, e l’altra persona che può sentirsi libera. Rispetto alla precedente coppia dove il cambiamento d’atteggiamento valeva in particolar modo per la donna, in questo caso entrambi i partner hanno il dovere di far valere i propri bisogni qualora li sentissero sminuiti o trascurati. Questa coppia può facilmente trovare il giusto equilibrio perché la bilancia non cade troppo su di uno e perché ci troviamo di fronte a due personalità con una certa maturità ma è necessario che imparino ad ascoltare di più l’altro e a capirlo.
  • Poi c’è la donna esasperata, qui chiaramente ci troviamo di fronte ad una figura con seri problemi, attacchi di ansia e di panico con atteggiamenti esasperanti. Per prima cosa è necessario che la persona si prenda cura di sé ma per fare questo è importante che capisca di non stare bene. Questa tipologia di donna risulta molto sensibile, tendente all’altruismo esagerato, si fa carico di troppe cose a discapito delle proprie necessità. Risulta essere una maniaca del controllo, è molto condizionata dall’esterno e dall’apparire, quindi le sue azioni seguono uno schema non suo ma dipendente dal mondo esterno. Il suo modo di essere e di fare non è naturale, tutto viene vissuto con eccesso in modo da essere perfetto e ricevere elogi e non critiche, il tutto a discapito della naturalezza. Chiaramente questa esasperazione viene vissuta anche nel rapporto, il legame morboso sfocia in una gelosia eccessiva che rende impossibile vivere serenamente il rapporto. Il compagno di solito è anch’esso geloso e attento alle apparenze, tende a fare la vittima e a lamentarsi della situazione, un poco per chiedere aiuto e un poco per una quasi abitudine ad avere un problema, il suo atteggiamento non è di comprensione, appare distante e poco aperto e questo rende tutto più complicato. Ci troviamo di fronte ad un legame che può scoppiare da un momento all’altro, che ha bisogno di un aiuto forte dall’esterno, perché entrambi hanno bisogno di riconciliarsi con il passato e imparare a vivere il presente, iniziando a fare spazio alla meraviglia e alla novità. La gelosia nasconde una forte passione che si tiene bloccata e che emerge sotto forma di pensieri e comportamenti compulsivi.
  •  Poi vi è la donna in carriera, convinta che non possa conciliare il lavoro con la famiglia, e in qualche modo si castra. Scegliere di fare solo la mamma o di dedicarsi totalmente al lavoro è da rispettare purché rispecchi realmente la propria natura. In noi, convergono molte energie, in noi convivono molti personaggi e tutti hanno la loro importanza, quindi in una donna è chiaramente presente il desiderio di maternità o di legarsi ad un’altra persona e anche quello di affermarsi e di sentirsi importante fuori dal contesto familiare. Decidere di fare solo la mamma o di lavorare solo vuol dire in qualche modo negare tutte le altre energie che sono presenti e che in qualche modo cercheranno di farsi spazio attraverso i disagi. La donna che decide di fare solo la mamma a un certo punto, con la crescita dei figli e il loro allontanamento, può sentirsi svuotata perché non ha dato spazio alle sue passioni e ai suoi interessi, perciò si trova nella condizione di non trovare il senso nella sua vita. Dunque, è necessario allargare lo sguardo e manifestare tutte le parti di sé. Per donna che decide di dedicarsi al lavoro esclusivamente, se da una parte ha dei chiari condizionamenti interni che non la lasciano tranquilla di esprimere tutte le sue parti, dall’altra fa i conti con un mondo lavorativo più vicino alle esigenze dell’uomo e non della donna. Per risolvere un problema è importante individuarlo e nel caso del lavoro femminile negare che non ci siano difficoltà oggettive maggiori significa negare l’evidenza. La donna che decide di lavorare e di non privarsi della famiglia se da una parte ha bisogno di allargare la propria consapevolezza dall’altra ha bisogno di essere messa nelle condizioni per farlo. Andare a lavoro e doversi poi sobbarcare un lavoro immane a casa crea una condizione tale da costringere a fare una scelta che la donna potrebbe non fare se le condizioni cambiassero. E’ necessario una politica che guardi e tuteli il femminile e un cambiamento di educazione nelle famiglie. Fatta questa dovuta precisazione la donna impegnata nel lavoro un po’ come la donna dedita alla famiglia in qualche modo non dà spazio a tutte le parti di sé, e anche in questo caso i disagi possono indicare la necessità di uscire fuori da questa unilateralità. Di solito questa figura femminile ha avuto delle brutte esperienze per cui non si fida del genere maschile, sa di non poter fare affidamento e quindi evita di legarsi, mette tutte le sue energie sul lavoro per compensare un vuoto, in alcuni casi passa da un uomo all’altro senza legarsi per mettersi un po’ alla prova e sminuire in qualche modo la figura maschile dimostrando di poterli prendere e lasciare in qualsiasi momento, oppure in altri casi può decidere di stare da sola ed evitare qualsiasi contatto.
  • Esiste poi anche l’uomo che evita legami e che mette se stesso nel lavoro per riempire un vuoto, ha avuto brutte esperienze e non si fida del genere femminile, questo rispecchia una generale mancanza di fiducia che parte prima di tutto da se stesso. Questa figura pretende una totale sudditanza e chiaramente questo non è possibile a meno che non si decida di stare con un manichino; è molto rancoroso e non ammette sbagli per cui appena viene contrariato decide di allontanarsi e questo vale non solo con le donne ma anche con le amicizie che spesso si alternano. Sono persone sensibili che vogliono apparire forti mettendosi una maschera troppo stretta, anche in questo caso i disagi indicano sempre un allontanamento dal proprio nucleo interno. Credono che le cose siano dovute e soffrono di manie di onnipotenza, hanno bisogno di tanto amore perché sono troppo intransigenti con se stesse. La vita per loro è una gara da vincere e non un viaggio da vivere.

Non esiste un unico modo di amare…

E quindi come far durare una storia d’amore? Non esiste un modo giusto di amare. Esiste la cosa giusta per noi e le emozioni e gli stati d’animo ci fanno capire se la vita che stiamo conducendo è realmente quella che desideriamo.

Tutte queste personalità hanno bisogno di riconciliarsi per prima cosa con se stesse. Siamo esseri unici e unico è il modo di ognuno di stare al mondo e di amare, purché rispecchi la propria vera natura. Non ci sono errori ma modi di fare e di essere. Quindi, qualora ci accorgessimo di non aver intrapreso la strada che fa per noi, possiamo sempre cambiare e cominciare daccapo.  (Carmine Caso)

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Carmine Caso

Carmine Caso è naturopata diplomato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica e specializzato in Lettura del corpo in Psicosomatica. Esercita in Campania come naturopata e personal coach. Ama il Cinema, l'Arte e la lettura. Su Cultura & Culture gestisce la rubrica/blog "Migliora la tua vita", uno spazio dedicato al miglioramento personale.

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