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Fino all’osso: il dramma dell’anoressia nel film su Netflix

Fino all’osso (che trovate su Netflix) è un film dal taglio quasi documentaristico che ci racconta i disturbi del comportamento alimentari mediante Ellen (Lily Collins), una ventenne affetta da anoressia nervosa. La macchina da presa indugia sui rituali che la protagonista compie per controllare il peso e sul suo rapporto con il cibo. Ellen conta le calorie e, dopo diversi ricoveri, è ad un passo dal perdere la vita.

La regista Marti Noxon in questo film, che è uscito nel 2017, ci rende l’idea anche di quanto il contesto familiare sia determinante per l’insorgenza di un disturbo che è in crescita costante soprattutto tra la popolazione adolescenziale. Infatti, stando ai dati divulgati nel 2019 dalla Società Italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare, soffrono di queste patologie in Italia circa due milioni di persone, con un incremento annuale di 8500 nuovi casi.

L’anoressia in primis è una malattia soprattutto femminile, perché i maschi si ammalano molto meno. Ma i DCA sono in leggera crescita anche tra la popolazione maschile. Nel film, infatti, c’è anche un ragazzo che ne soffre. Si chiama Luke (Alex Sharpe) e vive in una struttura per persone affette da disturbi del comportamento alimentare che è stata messa in piedi dal dottor William Beckham (Keanu Reeves), il cui approccio terapeutico si dice faccia dei miracoli.

Fino all'osso film

Fino all’osso, film è sconvolgente

Fino all’osso è un film sconvolgente che lascia basiti per il suo realismo disarmante. La pellicola verso il finale, infatti, indugia sull’importanza del ruolo materno che, nutrendo, accoglie il neonato dandogli fiducia, accoglienza e amore incondizionato.

Lo sguardo verso le ultime sequenze cerca di essere più introspettivo. La pellicola, anziché colpevolizzare, indagando nel contesto sociale ed affittivo di origine per trovare le cause, racconta le emozioni di Ellen rimanendo tuttavia piuttosto in superficie, anche alla fine.

Fino all’osso, dunque, non eccelle dal punto di vista stilistico, sebbene abbia molte note positive.

Comunque ve lo consiglio anche per conoscere una problematica che dagli anni Novanta del secolo scorso è in crescita. 3 out of 5 stars (3 / 5) Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

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