C’mon C’mon: un film in bianco e nero con un poetico Joaquin Phoenix

C’mon C’mon: recensione

Dopo Kenneth Branagh con Belfast, anche Mike Mills sceglie di togliere il colore dal suo quarto lungometraggio, C’mon C’mon, dando l’ultima parola a un bambino che costringe l’adulto a rivedere il suo microcosmo facendogli sviluppare pazienza e savoir-faire. L’adulto in questione si chiama Johnny ed è interpretato dal Premio Oscar Joaquin Phoenix in modo magistrale. L’attore, come qualcuno ha già sostenuto, conferisce poesia e dolcezza ad un personaggio molto semplice.

Il colore, dunque! I registi scelgono di eliminare dalla pellicola la scala dei colori in genere per un motivo prettamente artistico (a volte anche per cause legate al budget). I colori distolgono l’attenzione di chi guarda ma in questo caso, credo, che Mills abbia voluto generare, con il bianco e nero, un senso di nostalgia che dal protagonista arriva allo spettatore.

C'mon C'mon recensione

C’mon C’mom, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, è ambientato in epoca contemporanea. Ci sono i cellulari, ci sono le chat. Eppure abbiamo la sensazione che qui il tempo si sia fermato proprio perché si entra nel mondo dei bambini che percepiscono lo scorrere delle ore e dei giorni in maniera differente. Gli adulti hanno la facoltà di scegliere se rientrare in una realtà di cui hanno dimenticato l’esistenza per dialogare con i più piccoli usando le categorie mentali dell’infanzia.

Un film elegante

Johnny è, infatti, un giornalista radiofonico che intervista bambini e adolescenti americani per raccontare come i luoghi condizionino e plasmino le menti dei cittadini del domani, soprattutto degli immigrati. L’obiettivo è capire come l’America stia cambiando e come si prepara, attraverso le prossime generazioni, al futuro. Mills ci fa ascoltare e vedere le interviste creando un film nel film senza disorientare lo spettatore. La storia principale si interseca così con le storie secondarie ma non come accade nei classici road movie. Piuttosto lo si fa alla maniera del cinema muto, un po’ come accade negli sketch, con sequenze che si sovrappongono all’improvviso l’una sull’altra conferendo al racconto una certa profondità di pensiero.

C’mon C’mom, pur affrontando temi molto attuali legati in primis alla genitorialità, è una pellicola di nicchia con una buona sceneggiatura e un ottimo montaggio. Si tratta nello specifico di un film intellettuale, con uno stile raffinato ed elegante.

Trama di C’mon C’mom

Johnny sta facendo una serie di interviste a Detroit quando la sorella Viv (Gaby Hoffmann) lo chiama per chiedergli di badare al figlio di nove anni, Jessie (Woody Norman), perché il marito Paul – che vive a Oakland – ha una grave malattia mentale e lei deve assentarsi per convincerlo a farsi curare. Tra Johnny e il nipotino si crea ben presto un profondo legame, non senza difficoltà e incomprensioni. La recensione di C’mon C’mon è stata scritta da Maria Ianniciello

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