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Covid-19, ecco cosa dicono i dati dell’Istituto Superiore di Sanità

Si parla e si scrive tanto di Covid-19 sui vari quotidiani e sui siti web di informazione ma sono poche le testate giornalistiche che esaminano i dati in modo obiettivo, andando oltre la linea politica del giornale, il sensazionalismo e i titoli ad effetto. Spesso ci si limita a dare il solito bollettino quotidiano, riportato alla meglio maniera ma che non spiega nulla di cosa stia davvero accadendo in Italia e nel mondo.

Il bollettino giornaliero non è un valore aggiunto, perché non porta nulla di buono nella tua vita se non paura, panico, insicurezza, instabilità: tutte condizioni che fanno male alla salute psicofisica tua e dei tuoi familiari. Cosa cambia se giornalmente sai quanti contagi ci sono? Questa informazione che valore ha per te? Ben poco, immagino!

Ed è per questo che da oggi e per un po’ ti illustrerò qualche dato, usufruendo delle metodiche del Data Journalism, delle fonti che il Ministero della Salute mette a disposizione e delle notizie che mi verranno fornire da addetti ai lavori seri e competenti.  

Partiamo dai decessi. So che è un argomento spinoso e so che le persone decedute non sono dei numeri; quei morti avevano un nome e un cognome, erano genitori, nonni, zii, fratelli, sorelle. E io porto loro un grande rispetto eppure i numeri hanno un valore e, se ci sono, bisogna usarli bene senza strumentalizzare per creare allarmismi né per negare l’evidenza. Vi ricordo che tra i due estremi, figli della semplificazione e della polarizzazione, ci sono tante sfumature che meritano di essere raccontate per dovere di cronaca e per etica professionale.

Il report sui decessi per Covid-19 è aggiornato al 22 ottobre 2020 e comprende tutto il periodo della pandemia.

Covid-19, i dati? I decessi da marzo al 22 ottobre 2020

L’analisi è stata fatta su un campione di 36.806 pazienti deceduti e positivi all’infezione da SARS-CoV-2.

Perché si dice pazienti deceduti positivi? Perché c’è differenza tra morte per e morte con Covid, dato che essere positivi al tampone non significa che la causa primaria del decesso sia stata per forza di cose il Covid-19. Nessuno potrà stabilirlo con assoluta certezza; potranno farlo solo le autopsie.

Dei 36.809 decessi ben 17.122 (il 46,5% dei pazienti deceduti in Italia) sono avvenuti in Lombardia. E’ interessante notare che, nonostante l’Emilia Romagna sia al secondo posto, la percentuale si abbassa considerevolmente arrivando al 12,3%, cioè a 4.531 morti. Seguono poi a ruota Piemonte (11,2%), Veneto (6,2%) fino al Molise (0,1%).

covid-19 dati

I dati parlano chiaro e la domanda sorge spontanea: cosa è accaduto in Lombardia? E più in generale in Italia? Stando ai dati di Euromomo, l’Organismo che traccia i morti nelle regioni europee, il virus ha fatto 120 decessi per milione di abitanti in Germania a fronte dei 587 per milione di abitanti in Italia. Sopra di noi c’è il Regno Unito con 611 morti per milione di abitanti. E allora: cosa è successo in Italia? Perché c’è tutta questa differenza con i tedeschi?

Età media e patologie preesistenti nei deceduti

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L’età media dei deceduti è di 80 anni (mediana 82 anni). L’1,1 per cento dei 36.806 morti, ovvero 412 persone, avevano un’età inferiore ai 50 anni, di cui 90 avevano meno di 40 anni. Su novanta persone di 12 pazienti non ci sono cartelle cliniche; mentre tra gli altri 64 avevano patologie gravi e preesistenti (problemi cardiovascolari, renali, psichiatrici, diabete e obesità). Solo 14 persone al di sotto dei 40 anni non avevano malattie rilevanti.

Sui pazienti che sono deceduti al di sopra dei 50 anni sono state esaminate al momento 4.738 cartelle cliniche, su queste si è evinto che il numero medio di patologie osservate in questa popolazione è di 3,5. Nello specifico 168 pazienti presentavano zero patologie, 631 (13,3%) avevano 1 patologia, 928 (19,6%) presentavano 2 patologie e 3.011 (63,6%) avevano 3 o più patologie.

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Analizzando i periodi marzo-maggio, giugno-agosto e settembre-ottobre 2020 si nota inoltre che nel terzo trimestre è aumentata l’età media dei decessi. C’è un incremento anche dei morti con 3 o più patologie, mentre diminuiscono i decessi tra le persone con 1 e 0 malattie.

I contagiati degli ultimi 30 giorni

Premettiamo che positivo non equivale a malato. In Italia negli ultimi 30 giorni abbiamo 231.410 contagiati, di questi sono guarite 37.336 persone e ci sono stati 1.491 decessi. Ecco le condizioni dei contagiati per sintomi e fasce d’età. Da notare che in tutte le fasce d’età, anche al di sopra dei 90 anni, il numero di asintomattici è considerevole, ci sono poi i paucisintomatici, cioè quelle persone con sintomi lievissimi, quasi nulli, e i positivi con una sintomatologia lieve. Le persone con un quadro clinico severo e critico ad oggi sono pochissime.

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Grafico che si riferisce agli ultimi 30 giorni

Conclusioni e riflessioni

In Italia ci sono 14milioni circa di over 65, di questi 7milioni sono over 75. Il nostro Paese ha la popolazione più vecchia d’Europa. Alla luce di questi numeri e considerando i dati, si potrebbe spiegare la politica messa in atto dal nostro Paese per contrastare il virus.

Ma le domande sono d’obbligo e acuiscono l’ingegno facendoci cercare le giuste risposte. Quindi, considerata l’alta percentuale dei decessi avvenuti soprattutto nelle Rsa lombarde, di cui scriverò nel prossimo articolo, non è che la cura (ovvero le strategie per contenere il virus) sia più infausta della malattia perché crea notevoli disagi psicologici, sociali e anche sanitari a tutta la popolazione, compresi gli anziani, la cui percentuale di decessi è oggi bassa (se si esclude la criticità di marzo-aprile)?

E come mai la Germania, che ha una popolazione anziana simile alla nostra, ha molti meno decessi? Non è che la causa sia soprattutto sociale e strutturale?

In realtà l’Italia è un Paese che ha dimenticato sia i bambini che gli anziani. Questa è una nazione che ha un sistema di welfare INESISTENTE. Qui le donne, i bambini e gli anziani valgono ZERO. E la soluazione andrebbe ricercata in queste cause, non nei palliativi che ci offre la Politica! Maria Ianniciello

Per approfondimenti

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Report-COVID-2019_22_ottobre.pdf

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Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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