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Di tutto un po'

I rischi del lockdown nei bambini e l’insostenibilità delle scelte coercitive

I rischi del lockdown nei bambini? Non è mai capitato prima d’ora che essere umani chiudessero in casa altri esseri umani per paura di un virus. Non è mai capitato perché l’essere umano convive da millenni con virus e batteri. E dunque ha sempre saputo che con la vita nasceva la morte; di conseguenza ha creato riti propiziatori e si è fatto guidare non solo dall’istinto di sopravvivenza ma anche da una dimensione spirituale, in un viaggio che fino ad un certo punto della nostra Storia è stato equilibrato. Tutto si crea e nulla si distrugge in natura e anche l’essere umano fa parte di questo ciclo evolutivo. Eppure in un dato momento, quando l’ego ha preso il sopravvento, l’Uomo ha cominciato a dominare la Natura per trarne sempre più profitto.

La follia del lockdown

L’uomo e la donna sono sempre stati consapevoli della loro dimensione finita in una realtà infinita e alzavano templi per ringraziare il Cielo. Sapevano di essere piccoli ma questa ‘piccolezza’ non ha impedito all’umanità di evolversi andando oltre i propri limiti e tante volte sfidandoli. Nella sfida ad oltranza, che fa rima con arroganza, si insidia il pericolo di un’estinzione di massa, di fronte al quale nessuno di noi è immune.

La politica del lockdown rientra in questa forma mentis basata sul controllo non solo della natura, di cui facciamo inesorabilmente parte, ma anche dell’essere umano stesso. Il metodo della coercizione è diventato sempre più forte e oggi un uomo (ovviamente maschio e bianco) può dirci cosa possiamo fare e non fare, può sospendere le lezioni, può impedirci di passeggiare per strada con il nostro bambino (ma il cane si può portare a passeggio, altro paradosso dei tempi moderni), può chiudere le palestre e i luoghi della cultura che favorisce il libero pensiero; insomma può impedirci di vivere perché si è illuso di avere il controllo. In realtà la natura non è controllabile, come dimostrano le calamità naturali che radono al suolo intere città. La morte abita già nella vita stessa e illudersi di poterla controllare è una falsa speranza o meglio è solo fumo negli occhi per chi oggi fa numero! E i bambini, si sa, non fanno numero in questo Paese.

I rischi lockdown sui bambini e sui giovani

L’Italia nello specifico è un Paese vecchio, con una mentalità molto vecchia. A fronte di 7milioni di bambini ci sono 14milioni di anziani. Ci dicono che dobbiamo proteggere i nostri nonni ma poi li fanno morire nelle RSA, soli e senza amore. Già, l’amore! Che cos’è? Per molti è solo un istinto riproduttivo che serve a ben poco, tanto che oggi anche l’eros viene ridicolizzato con suggerimenti di pseudo esperti su come fare sesso per non contrarre il virus.

La verità è che il lockdown fa molto male perché non è sostenibile né economicamente e né per la tenuta sociale e psicologica della collettività, soprattutto dei bambini.

L’essere umano non è un animale che va in letargo, l’essere umano è un animale sociale, anche da anziano. L’essere umano apprende e si evolve stando con i suoi simili. Questo vale per i giovani quanto per gli anziani. Una vita non vissuta non è degna di essere chiamata tale!

Ma soffermiamoci sui bambini che in un Paese civile dovrebbero essere messi in primo piano, proprio nell’ottica della sostenibilità e del ricambio generazionale. Senza bambini non c’è futuro, né Vita! Ma chi se ne rende conto?

I rischi del lockdown nei bambini

Durante il lockdown sono aumentati insonnia, irritabilità e ansia nei bambini

Da un’indagine sull’impatto psicologico della pandemia Covid-19 nelle famiglie in Italia, effettuata dall’Irccs Giannina Gaslini di Genova e guidata dal neurologo Lino Nobili, si evince che tra i bambini, le bambine e gli adolescenti durante il periodo di marzo-aprile 2020 sono aumentati i disturbi del sonno, gli attacchi d’ansia e l’irritabilità. L’indagine è stata fatta tramite un questionario che ha messo in luce come la situazione di isolamento abbia determinato una condizione di stress con ripercussioni non solo sulla salute fisica ma anche su quella emozionale-psichica sia dei genitori che dei figli.

Fame d’aria per gli adoscenti

Nello specifico nei bambini al di sotto dei sei anni si è riscontrato un aumento degli attacchi di ansia, dell’irritabilità e dei disturbi del sonno. Mentre nei bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni è prevalsa una sensazione di mancanza d’aria e una significativa alterazione del ritmo del sonno.

Per l’Ordine degli psicologi italiani, un nuovo lockdown sarebbe insostenibile, come si legge in una nota divulgata l’8 ottobre 2020 a mezzo stampa: «Dopo l’estate i livelli di stress sono tornati a crescere e siamo quasi ai livelli di marzo, si pensi solo che il 59% degli italiani ha un livello di stress medio-alto (tra 70 e 100). In queste condizioni il Paese non ha le risorse psicologiche per reggere un nuovo lockdown. Sarebbe insostenibile una seconda chiusura totale. Occorrono quindi provvedimenti e comportamenti responsabili per tenere la pandemia sotto controllo e l’urgente attivazione di una rete psicologica pubblica, a partire dal sistema sanitario, dall’assistenza di base e dalla scuola. Senza prevenzione e ascolto questi livelli di disagio sono destinati ad aggravarsi ed avere pesanti ricadute sulla società e sulla salute delle persone, con ulteriori danni per una economia già molto provata. La psicologia è fondamentale per la resilienza e per costruire il futuro», dice il presidente dell’Ordine, David Lazzari.  

I rischi del lockdown nei bambini

La depressione è quintuplicata

I sintomi depressivi dall’inizio della pandemia sono quintuplicati e interessano soprattutto le fasce più giovani della popolazione.

Ora, se si tiene conto che a marzo-aprile eravamo in un periodo dell’anno in cui le giornate si allungavano e la tendenza alla depressione era più contenuta, capiamo che un nuovo lockdown generalizzato sarebbe ancor più dannoso proprio perché andiamo incontro all’inverno, cioè alla stagione in cui il tono dell’umore tende ad essere più basso naturalmente.

Ma in un Paese vecchio con una mentalità vecchia e una classe politica che guarda solo al tornaconto personale, il lockdown sembra essere l’unica soluzione auspicabile, anche se è innaturale, anche se non è sostenibile soprattutto per i bambini, per più giovani, per le donne e per quelle famiglie che vivono nelle grandi città, in appartamenti di pochissimi metri quadri senza poter prendere aria. E vi ricordo che è proprio grazie all’aria e ai suoi microrganismi che noi viviamo… Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

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