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La comunicazione al tempo del Covid-19? Soluzioni e criticità

Quanto sia importante la comunicazione al tempo del Covid-19, ce lo ricorda anche la prestigiosa rivista scientifica ‘The Lancet’ che in una review, esaminando 24 studi svolti su persone affette da SARS, Ebola, influenza H1N1, Sindrome respiratoria Medio orientale (MERS) e influenza equina, ha messo in evidenza quali siano i rischi della quarantena sulla salute psichica delle persone. Sindrome da stress post traumatico, meccanismi di evitamento messi in atto anche dal personale sanitario, rabbia duffusa: sono queste alcune situazioni di malessere psichico evidenziate dagli studi.

La comunicazione al tempo del Covid-19. Cosa non sta funzionando?

Nelle conclusioni, la prestigiosa rivista sostiene che privare le persone della loro libertà per un bene pubblico più ampio, è spesso controverso e deve essere gestito con particolare attenzione. «Se la quarantena è essenziale, i nostri studi suggeriscono che i funzionari dovrebbero prendere ogni misura per garantire che questa esperienza sia il più tollerabile possibile per le persone. Ciò può essere ottenuto: raccontando alle persone cosa sta succedendo e perché, spiegando per quanto tempo continuerà, fornendo loro attività significative da svolgere durante la quarantena, fornendo una comunicazione chiara, garantendo forniture di base (come cibo, acqua e forniture mediche). (…) Il personale sanitario incaricato di implementare la quarantena dovrebbe anche ricordare che non tutti si trovano nella stessa situazione. Se l’esperienza di quarantena è negativa, i risultati di questi studi suggeriscono che ci possono essere conseguenze a lungo termine che interessano non solo le persone in quarantena ma anche il sistema sanitario che ha amministrato la quarantena e i politici e i funzionari della sanità pubblica che l’hanno imposta», si legge.

comunicazione ai tempi del Covid-19

Tutto questo in Italia durante il lockdown di marzo-aprile non è stato fatto. Innanzitutto la quarantena è durata più di un mese e mezzo, molto oltre i dieci giorni suggeriti dagli studi. Inoltre, il terrorismo mediatico ha alimentato un clima di malessere e sfiducia nei cittadini, sia per le innumerevoli fake news ma anche per i bollettini quotidiani che davano una sensazione di precarietà.

Le dirette televisive, con scontri tra personalità politiche e del giornalismo, hanno poi contribuito ad aumentare la sensazione di malessere collettivo. Le televisioni nazionali hanno mandato inoltre film apocalittici su contagi di massa che hanno finito di terrorizzare le persone. Durante le sue conferenze stampa, il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, non ha mai spiegato con chiarezza a cosa si stava andando incontro e quali fossero le motivazioni scientifiche di una scelta così drastica. Inoltre, le conferenze stampa della protezione civile, che illustravano bene la situazione, diventavano nelle mani di alcuni giornalisti altro strumento per seminare terrore.

I malesseri d’autunno

La situazione è peggiorata molto ad ottobre, quando con alcuni decreti a cadenza settimanale le libertà sono state limitate.

Nella regione Campania la situazione poi è di gran lunga peggiore a causa delle dirette del venerdì del governatore, Vincenzo D Luca, che aumentano quella sensazione di precarietà e paura nei cittadini, i quali vengono trattati non come persone in grado di intendere e volere ma come dei bambini che vanno intimoriti.  

Il clima di malessere diffuso, che si percepisce anche sui social, è causato da questa comunicazione inefficace ed inefficiente che in tempi di Covid-19 andrebbe ponderata! Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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