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L’Italia, la Sanità e il lavoro di cura (podcast in calce)

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Nell’articolo di ieri ho scritto che l’Italia non è un Paese per bambini snocciolando dati e statistiche per dimostrare che la causa determinate della bassa natalità non è la disoccupazione bensì un sistema inefficace di welfare. Oggi amplio ancor di più l’argomento e scrivo del lavoro di cura intendendo, con questo modo di dire, anche professioni svolte nell’ambito della Sanità, come quella del medico, e non solo la casalinga, le colf, le baby sitter o le badanti.

Il lavoro di cura e l’importanza della Sanità pubblica

Welfare significa letteralmente Stato del benessere e di conseguenza, quando uso questo termine anglosassone, non mi riferisco solo ai bambini ma a tutte le fasce d’età, dall’infanzia passando per l’adolescenza e la vita adulta sino alla terza età.

L’importanza dello Stato Sociale è tangibile quotidianamente e lo è ancor di più in questi giorni di forte emergenza. Eppure nel Sistema Italia c’è una perenne contraddizione, perché – come ho scritto nell’articolo di ieri – nonostante dal 1993 il saldo naturale tra nascite e decessi sia negativo – alla Sanità pubblica sono stati sottratti 37 miliardi di euro negli ultimi dieci anni. La popolazione invecchia e la politica cosa fa? Toglie soldi alla sanità pubblica. Non trovate sia un ossimoro? E allora possiamo dire che l’Italia non è un Paese né per bambini né per anziani. L’Italia è la Nazione degli scaltri; in questo Paese vige la legge del più forte, dove ciascuno si salva da solo.

Passatemi la provocazione, passatemi queste parole che sembrano di sfiducia e che qualcuno potrebbe spacciare per concetti populistici o inopportuni adesso. Di questi tempi l’approssimazione è di moda, quindi preferisco procedere con cautela! In realtà ho fatto una lunga premessa per aprire, come vi ho anticipato, una parentesi sul concetto di cura.

lavoro di cura

Il lavoro di cura. Guadagna più un influencer che un medico di base

Mi sento di dire che sono stati sottratti dei soldi al sistema sanitario nazionale perché il lavoro di cura, che tradizionalmente era affidato alle donne, viene sottovalutato e svilito. Pensate che oggi guadagna più un influencer che un medico di base perché la nostra forma mentis è basata sul profitto e sulla performance.

Pensate alle faccende domestiche! Pensate a tutti quei lavori manuali che richiedono dedizione e partecipazione! Questo percorso di depauperamento del lavoro di cura – che è iniziato con l’avvento della società patriarcale – si è affermato con spregiudicatezza negli ultimi vent’anni, quando tutti quei lavori di cura sono stati ritenuti inutili perché considerati poco produttivi. Già, la produttività? Più produci e più hai valore. L’essere umano è diventato così una macchina da soldi. Ogni individuo è un produttore di contenuti che devono generare guadagni e se non lo fanno chi li crea è un fallito! Le peculiarità del femminile (e con questo termine non intendo solo la donna) sono considerate la parte debole e quindi inefficace dell’umanità. Così la forza e la spregiudicatezza hanno ridotto in poltiglia la capacità di sapersi immedesimare, di provare empatia e quindi di curare l’altro.

Tutti dovremmo ‘prenderci cura’

La cura è indispensabile in ogni cosa che facciamo, che sia un lavoro manuale o digitale. A mio avviso anche i giornalisti che scrivono un articolo devono prendersi cura prima delle fonti, poi del testo e infine dei lettori!

Mi ha sempre fatto specie sapere che il termine curiosità derivi dal latino cura: come a dire che, quando sei curioso, ti stai prendendo cura di un qualcosa, forse di indefinito, che però potrà darti grandi soddisfazione perché ti apre nuove possibilità allargando il tuo spazio vitale.

Se ci prendiamo cura di qualcuno o di qualcosa soltanto per ottenere un risultato e dunque un guadagno, quel gesto diventa inutile, inconsistente e alla fine anche il frutto che raccogliamo perisce. E questo vale per quella politica, che cerca solo meri consensi, e vale anche per il singolo cittadino. Curare un anziano per ricavarne un profitto sempre più alto è da spregiudicati. Mettere al mondo un figlio per avere un aiuto, quando si è anziani, è avvilente perché toglie linfa all’intero percorso di crescita che vede genitori e figli muoversi all’unisono in questa meravigliosa danza che è la vita.

Tornare alle radici…

Il Covid spero ci abbia fatto prendere consapevolezza di quanto sia vitale per l’umanità, e per noi italiani in primis, il lavoro di cura. Infatti, in questo periodo, chiusi nelle nostre case, che puliamo come se fossero dei templi, sforniamo pizze, torte e pane ritornando alle radici per fare i conti con la faccia ignorata e vilipesa dell’umanità. Speriamo di riuscire a farla di nuovo nostra questa faccia ferita per riconoscere e valorizzare i lavori di cura, ridando loro la dignità che meritano. Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Ho una laurea in Lettere e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline, curo dal 2008 il portale www.culturaeculture.it, da me fondato. In Cultura & Culture dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per questo lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione.

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