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Di tutto un po'

L’Italia non è un Paese per bambini. La causa? Non è la disoccupazione né la povertà

«L’Italia non è un Paese per bambini. Dopo il Covid sarà peggio?», chiede Paola Viana del quotidiano cattolico Avvenire al presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, che risponde: «Temo un effetto Chernobyl, una preoccupazione che disincentiva la natalità. Ma qui parla il demografo, non il presidente dell’Istat, perché dati statistici ancora non ce ne sono», afferma. Nell’intervista Blangiardo accenna anche «a un terribile processo di selezione naturale che si sta verificando ai danni degli anziani, risparmiando i bambini».

Italia bambini

In Italia 7,3 bambini ogni mille abitanti

Ho più volte sostenuto in questa ed altre sedi che l’Italia fosse un Paese per vecchi, con un sistema di welfare poco attento alle famiglie e in modo particolare alle necessità dei più piccoli. In Italia al momento ci sono poco più di 7milioni di bambini. Si potrebbe dire, sommariamente, che il progresso stia disincentivando le nascite ma è davvero così? Proviamo a fare chiarezza.

Secondo l’Istat, il tasso di natalità italiana è del 7,3 per cento. Significa che in Italia nascono 7,3 bambini ogni mille abitanti. Entrando ancor più nello specifico, sempre secondo l’Istat, nel 2018 sono nati in Italia 439.747 bambini (-4 per cento rispetto al 2017) ed è il livello più basso dall’Unità. Nel corso del 2018 la differenza tra nati e morti è negativa ed è pari a meno di 193.000 unità. Il saldo naturale è negativo in tutti i territori, tranne che nella provincia autonoma di Bolzano. I livelli più bassi si registrano in Sardegna (5,7 per mille) e in Liguria (5,8 per mille).

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L’Italia non è un Paese per bambini. Le nascite in Campania e in Lombardia

Proviamo adesso ad affinare la ricerca e osserviamo due regioni: la Campania e la Lombardia. In Campania nel 2018 sono nati 48.066 bambini, con punte più elevate nella provincia di Napoli, e sono morte 53.740 persone. Il saldo naturale è di – 5.674. La densità demografica soprattutto nella provincia di Napoli è elevata. Ma nel resto della Campania, in particolare in Irpinia e nel Sannio, la densità è bassa, soprattutto per il flusso migratorio che sta interessando queste province. In Lombardia invece il saldo tra nascite e decessi è molto più alto. Nella regione del Nord sono nati 75.693 bambini, mentre sono morte 99.542 persone. Il saldo naturale è di -23.849. La Lombardia conta 10,4 milioni di abitanti (dato 2018), mentre la Campania 5,827 milioni (sempre dati del 2018). La Lombardia ha un’estensione di 23.844 km² mentre la regione del Sud 13.590 km². La Campania è dunque meno estesa. Tenendo conto di tutti questi dati, possiamo continuare a dire che sia la povertà a determinare la bassa natalità e quindi anche lo scarso ricambio generazionale? O ci sono altri fattori da tener presente?  Vediamo.

La natalità di Milano e di Napoli

Entriamo ancor più nello specifico e osserviamo due città: quella di Napoli e quella di Milano. Nella sola Milano nel 2018 sono nati 10.693, mentre sono morte 14.038 persone. Il saldo è di -3.345. Sempre nel 2018 sono nati a Napoli 26.848 bambini mentre sono morte 26.793 persone. Ora, il saldo è leggermente positivo a Napoli (+ 55). Senza tener presente i flussi migratori di giovani che si sono spostati da Napoli in altre località e tenendo conto della disoccupazione che attanaglia il capoluogo campano, possiamo ancora dire che più lavoro uguale più figli? Andiamo per un attimo indietro nel tempo. Nel 1946 i nati erano 1.036.098. C’è stata una piccola decrescita della natalità negli anni Cinquanta per poi assistere ad un aumento delle nascite nel 1964, quando siamo tornati al milione per poi rientrare sotto la soglia del milione, con un saldo naturale positivo fino al 1993, quando c’è stato un cambio di rotta e la proporzione tra nati e morti si è tinta per la prima volta nella nostra storia di rosso. Un ritorno ad un saldo naturale positivo è avvenuto nel 2004. C’è stato un trend positivo infine nel 2006 che poi è diventato negativo ed è sceso sempre più.

In Italia ci sono più decessi che nascite. Ma perché?

In Italia ci sono più decessi che nascite. Se il trend non cambia il nostro Paese è destinato a sparire. I fattori di questo trend negativo potrebbero essere diversi ma la mancanza di lavoro e dunque i livelli di povertà non sono la causa determinante. Lo abbiamo visto raffrontando due città molto diverse, come Milano e Napoli, e lo abbiamo notato ancor di più andando indietro negli anni. Mi sento dunque di sostenere quasi con certezza che in Italia si fanno meno figli perché le famiglie non vengono adeguatamente sostenute da una politica di welfare intelligente ed attenta ai bisogni dei bambini e dei genitori.

Come si evince nel film Figli, non è affatto semplice oggi crescere un bambino. I figli si fanno tardi, dopo la trentina o addirittura dopo la quarantina; le strutture di sostegno alle famiglie (come asili nido per esempio) sono carenti e in alcuni territori anche troppo costose. I nonni sono anziani e a volte anche malati, in molti casi lavorano ancora.

I bambini sono una ricchezza, non una schiavitù

A Napoli si fanno più figli che a Milano perché l’occupazione femminile è più bassa. Quindi per aumentare la natalità la donna deve stare a casa come negli anni Cinquanta? E` ovvio che no! Le donne hanno il diritto di lavorare così come gli uomini. Ma adesso, più che mai, è necessario che la mentalità cambi nella Politica del nostro Paese. Il virus ci sta togliendo tanta libertà ma al contempo ci sta dando l’opportunità di riflettere su questi aspetti senza fare propaganda elettorale. Quando tutto questo sarà un ricordo si dovrà agire con delle azioni rapide volte al sostegno delle famiglie e delle donne, come accade nei Paesi del Nord Europa dove la natalità è più alta della nostra.

I bambini per gli svedesi sono infatti una ricchezza e non una schiavitù o un problema da risolvere. Un Paese senza bambini è destinato a morire. La Politica, poi, se non è responsabile, rischia di creare ancor più problemi per una sola manciata di voti cercando il consenso fra alcune fasce d’età che vengono maggiormente salvaguardate come si evince nel film che ho citato.

Con questo non intendo che gli anziani debbono essere abbandonati, tutt’altro! Voglio solo dire che le Istituzioni devono considerare i bambini una risorsa per il presente e una miniera d’oro per il futuro cambiando i valori e rispettando tutte le fasce d’età, a Milano come a Napoli. Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Ho una laurea in Lettere e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline, curo dal 2008 il portale www.culturaeculture.it, da me fondato. In Cultura & Culture dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per questo lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione.

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