culturaeculture non ha banner pubblitari da maggio 2020 (quelli che vedi in qualche articolo sono antecedenti a questa data). Contiamo quindi sul tuo aiuto, per un cultura che pone al centro le persone e non i numeri! Tu non sei un numero. Qui condividiamo conoscenza in modo sostenibile ed etico per chi scrive e per te che leggi. Aiutaci a crescere!

Senza categoria

Bridget Jones’s Baby: trailer, trama del film e recensione

Bridget Jones’s Baby è brillante, ironico e controcorrente, forse il miglior film della saga perché, per raccontare una storia del genere, bisogna uscire dagli schemi usando i toni della commedia senza apparire demenziali, né costruiti, ma in modo semplice, con quel tocco di essenzialità. La regia è affidata a Sharon Maguire che – avvalendosi della sceneggiatura di una straordinaria Emma Thompson (nel film veste i panni di una ginecologa sui generis), di Dan Mazer e di Helen Fielding – ha girato un film perfetto. Il cliché della donna attempata, che a quarantatré anni resta incinta, non limita una commedia geniale, priva di sbavature con i tempi giusti. Anzi, la valorizza. Bridget Jones’s Baby è, dunque, un film classico-moderno, perché diverte con gusto. La pellicola, infatti, è espressione della società contemporanea occidentale e si rivolge alla donna di oggi, stressata dalle scadenze biologiche e dalla voglia di affermazione professionale. Eppure il lungometraggio piace anche alle adolescenti! Qual è il segreto? Vediamo.

bridget-jones-s-baby-trailer-trama-recensione

A qualsiasi età ogni donna sogna il grande amore e Bridget – la sfigata per antonomasia – non è da meno. I personaggi ruotano intorno alla protagonista facendole a volte da specchio. Per esempio, la giovane manager dark, dal cuore duro e dallo sguardo temprato, non è poi così impassibile. Le amiche di Bridget sono sempre lì, pronte a sostenerla e in fondo anche la madre criticona che pure qui incarna lo stereotipo piccolo-borghese anglosassone, dal quale la signora cerca di evadere con non poca fatica. Gli uomini in Bridget Jones’s Baby fanno solo da accompagnamento, come si denota in molte sequenze del film. I due maschi, apparentemente agli antipodi, pur non essendo il simbolo di una virilità sorpassata, hanno comunque alcune delle insicurezze dei loro padri. E la star è lei: Renée Zellweger, sempre in parte, simpatica, geniale, sicuramente più magra ma non per questo meno autentica nel ruolo che le ha dato la fama.

Le sue difficoltà dopotutto sono le nostre e del resto anche i bisogni. Bridget Jones è più matura, cade di meno, ma è salda nei principi. Coerenza e garbo fanno di questo personaggio, nato dalla penna di Helen Fielding, un esempio di autenticità, perché Bridget rimane se stessa e, anche se tutto intorno cambia, lei non si adegua. Pasticcia ancora, la nostra amica! E difatti tutta la trama di Bridget Jones’s Baby ruota intorno a un equivoco; Bridget resta incinta (proprio come le protagoniste di altre commedie meno avvincenti, quali Piacere, sono un po’ incinta del 2010 o Molto incinta del 2007) ma non sa chi è il padre del bambino, perché ha avuto rapporti ravvicinati con due uomini diversi: Mark, impersonato da Colin Firth, sempre fascinoso nei suoi modi british, e l’americano Jack (Patrick Dempsey), personal love che dice di saper assemblare la coppia perfetta attraverso le statistiche. Da qui una serie di simpatiche gags (la sequenza della puntata sull’Amore con equivoche dettature è a dir poco deliziosa). Un film da non perdere! Di seguito alcune foto di Bridget Jones’s Baby e il trailer. 

close

Commenti

commenti

culturaeculture non ha banner pubblitari da maggio 2020 (quelli che vedi in qualche articolo sono antecedenti a questa data). Contiamo quindi sul tuo aiuto, per un cultura che pone al centro le persone e non i numeri! Tu non sei un numero. Qui condividiamo conoscenza in modo sostenibile ed etico per chi scrive e per te che leggi. Aiutaci a crescere!

Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

Lascia un commento

shares