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Il Divin Codino, su Netflix il film su Baggio

La recensione de Il Divin Codino, il film su Baggio che potete vedere su Netflix da maggio.

Per i nati tra il 1980 e il 1985, l’anno più simbolico è forse il 1994. La generazione Y è in realtà un po’ orfana di grandi fatti socioculturali che avrebbero contribuito, anche se dolorosi, a creare una sensazione collettiva di appartenenza e di comunanza. Eppure nei grandi eventi calcistici periodici noi, figli di quel quinquennio, abbiamo sempre visto una sorta di comune denominatore che ci avvinava gli uni agli altri, in un tifo sfegatato, a volte anche polemico ma sicuramente ricco di riti e quindi in un certo senso catartico.

Roberto Baggio era il nostro simbolo, l’uomo a cui affidavi le speranze ultime perché con un guizzo ti risolveva la partita all’ultimo minuto. Il divin codino ai Mondiali americani del 1994 prese per mano la Nazionale italiana di calcio e la condusse, tra un goal e l’altro, in finale contro il Brasile. La voce gutturale ed inconfondibile di Bruno Pizzul – che non riusciva a nascondere la meraviglia per le prodezze del ragazzo di Caldogno – ci accompagnò in quell’estate indimenticabile, in cui conoscemmo la speranza e insieme la delusione per il sogno infranto.

Ma eravamo del tutto ignari dei retroscena e del percorso fatto dall’uomo per creare il campione. In questi giorni, dopo 27 anni, un film svela quei dettagli, forse al momento giusto, forse proprio quando la mia generazione ne ha più bisogno.

Il Divin Codino film su Baggio

Il Divin Codino, il film su Roberto Baggio, che potete vedere su Netflix, ripercorre più che la carriera del calciatore il percorso esistenziale del ragazzo che diventa uomo attraverso tutta una serie di difficoltà che avrebbero fatto demordere chiunque. E, partendo dal grave infortunio che Baggio subì a Vincenza, dopo aver firmato il contratto con la Fiorentina, passando così dalla serie C alla A, la macchina da presa di Letizia Lamartire alza i riflettori sulla conversione al Buddismo e soprattutto sul rapporto, a tratti conflittuale e sicuramente determinante, tra Roberto e il padre.

Il film indugia quindi sulla vulnerabilità dell’uomo che contribuisce a infondere coraggio e audacia al campione, perché non può esistere forza senza debolezza, né gioia senza tristezza, né pace senza un po’ di rabbia. Ne viene fuori il profilo di una persona molto sensibile e quindi anche suscettibile alle critiche, mai davvero compresa dagli allenatori (tranne che da Mazzone nel Brescia) non solo per il suo carattere. Erano le sue caratteristiche di fantasista – che oggi sarebbero state molto valorizzate – a non essere davvero apprezzate in un campionato che privilegiava la potenza fisica alla creatività e gli schemi tattici alle singole inventive.  

L’Italia calcistica era molto competitiva e sul finire degli anni Novanta favoriva gli attaccanti di sfondamento e privi di genio ai fantasisti. Dopo il mondiale del 1994, la Stella di Baggio cominciò a splendere meno, complice pure il senso di colpa per quel rigore sbagliato. Dalle grandi squadre di club, passando per il Bologna, il campione finì la sua carriera a Brescia. Tutte le prodezze del calciatore, però, nel film non si vedono, non lo si vede giocare alla Fiorentina, né alla Juventus, dove vinse il Pallone d’oro, né lo si vede a Italia ’90. Insomma, non lo si vede emergere né brillare appieno ed è un peccato. La pellicola si concentra invece sulle sofferenze date dal dolore al ginocchio, dopo il grave infortunio, sul rigore sbagliato e sulla delusione di non poter disputare l’ultimo mondiale in Corea nonostante l’impegno messo in campo. Questo però non è un limite del lungometraggio perché la storia calcistica di Baggio si può trovare facilmente in rete, così come i goal che si possono vedere su YouTube, ciò che però non è mai trapelato davvero è che dietro i grandi risultati ci sono stati impegno e una forte determinazione. Insistere, facendosi trasportare dal flusso (l’immagine del fiume nel film è simbolica) anche se poi non si raggiunge l’obiettivo: è questo il messaggio profondo del film su Baggio. Perché non ha importanza la meta, ciò che davvero conta è il viaggio e la presa d’atto che siamo nati per evolvere.

Il Divin Codino è dunque un film motivante nel vero senso del termine, perché ci insegna che la sconfitta non è poi così tragica e che l’armonia si raggiunge assecondando la propria vocazione. La pellicola ci dice poi che la felicità è data dalle piccole cose. D conseguenza, più che i soldi e il successo esteriore, è la vocazione a fare la differenza ma, per farla emergere, necessitiamo di sostegno quanto di sfide.

Roberto Baggio è stato uno dei calciatori italiani più forti di sempre e sicuramente il più amato proprio per la sua autenticità. Di sfide ne ha avute tante come di appoggi che sono arrivati soprattutto dai tifosi e dalla sua famiglia, in primis dalla moglie Andreina. Nel film Baggio è interpretato in modo magistrale da Andrea Arcangeli. Da non perdere! Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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