Arad, in vista della Transilvania

Cattedrale Arad - ©B. Proksch
Cattedrale Arad – ©B. Proksch

Bellissima cittadina a sud della Romania, capoluogo del distretto di Dolj, Craiova è un po’ fuori dai più noti flussi di turisti e forse anche il fatto di non essere stata ancora “scoperta” dal turismo di massa lascia che la città possa mostrarsi al suo visitatore nel suo fascino più schietto.

Come arrivarci. Dall’Italia l’unico collegamento aereo diretto è con la Wizz Air che parte da Bergamo – Oro al Serio. Prima di acquistare un biglietto, si raccomanda sempre di leggere le norme della Wizzair. Alternative sarebbero eventualmente atterrare a Timisoara o, meno comodamente, a Cluj – Napoca.

Dove alloggiare. La pensione rimane la soluzione più economica anche in Romania. Tuttavia, i prezzi e il costo della vita in questo Paese sono mediamente più bassi che in Italia e alloggiare in un hotel anche a tre – quattro stelle non comporterebbe necessariamente tariffe proibitive.

Un po’ di storia e geografia. Arad è a soli 30 km dal confine ungherese, a ovest del Paese, dunque, all’estrema periferia della Transilvania, sulle rive del fiume Mures. Fu citata per la prima volta in un documento di poco posteriore all’anno Mille, che accenna ad una fortezza di epoca pre-romana, Burebista. Città del Regno Ungherese dal IX secolo fino alla conquista ottomana, nel 1552, prosperò sotto la protezione di Michele il Coraggioso, ma anche sotto gli Austriaci, da cui fu conquistata nel 1687. Alla fine della Grande Guerra, nel 1919, fu annessa alla Romania ed è oggi un centro industriale e commerciale di prim’ordine nell’economia rumena.

Cosa vedere. Il fascino di Arad fu colto in pieno da Nicolae Iorga, poeta, storico e primo ministro rumeno, che la definì senza mezzi termini “la piccola Vienna”. Sicuramente il centro cittadino deve molto ai gusti del Tardobarocco, che fa bella mostra di sé fra le strade e i vicoli. È individuabile persino nelle forme della Fortezza di Arad, che pur essendo una costruzione realizzata a fini meramente militari  no manca di eleganza e di un certo fascino, a cominciare dalla sua pianta a caratteristica forma di stella a sei punte. Di tutt’altra interpretazione architettonica, invece, il Palazzo della Cultura: un esempio di eclettismo architettonico d’inizio Novecento che mescola neoclassico, gotico e addirittura rinascimento italiano. Alcune delle sue stanze oggi ospitano un museo dedicato ai ritrovamenti archeologici dell’area.

Cattedrale ortodossa ©Sven Teschke, Büdingen
Cattedrale ortodossa ©Sven Teschke, Büdingen

La Chiesa Rossa è un’altra attrazione imperdibile. Deve il suo nome al colore dei mattoni con cui è stata costruita e vanta un campanile di imponenza mozzafiato: quasi cinquanta metri. Edificata secondo i dettami del neogotico a inizio Novecento dallo stesso architetto del Palazzo della Cultura, Ludovic Szantay, ha nel suo punto di forza e di bellezza il suo pulpito, di pregevolissima fattura, e l’altare neogotico, su cui spicca una raffigurazione di Gesù nello Getsemani, il guardino in cui verrà di lì a poco arrestato, nell’atto di pregare. Meno imponente, ma non meno interessante, è la Chiesa serba, questa esempio, invece, di un barocco persino italianeggiante, dedicata ai santi Pietro e Paolo. Di particolare fascino qui sono l’iconostasi e gli affreschi alle volte. Merita una visita anche il Teatro Ioan Slavici, così chiamato in onore dello scrittore e giornalista omonima nato non lontano da qui, nel vicino villaggio di Şiria. Terminato nel 1874, si lascia apprezzare per il suo delicato stile neoclassico.

Cosa mangiare. La cucina della regione è molto facile, ma ben saporita, basata principalmente su piatte di carne, verdure e patate. Talvolta è possibile che presso agriturismo o taverne si possa essere accolti da una grappa calda, in particolare nei mesi freddi. Assolutamente da provare i sarmale, involtini di foglie di cavolo che raccolgono un impasto di carne tritata e cipolla, spesso insaporito con panna acida. Occasionalmente la foglia potrebbe anche essere di vite, ma in ogni caso in salamoia. Altro piatto tradizionale è il bulz,  una sorta di polenta nostrana con formaggio e panna acida, che volendo può accompagnare anche piccole pietanze di carne. Magari non è esattamente il piatto più leggero del mondo, ma un sorso di palinca, un distillato di prugne può aiutare. Purché, ovviamente, non si esageri:questo liquore può essere molto forte. Per chi non ama gli alcolici, si consiglia la socata, una bevanda ottenuta dai fiori di sambuco, dal gusto un po’ acidulo, ma gradevole. Il profumo di questa bibita accompagnerà il turista nei suoi ricordi fino a casa: è quello che nelle giornata di primavera profuma il vento sui colli della Transilvania.

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