Non solo Cinema,  Recensioni di documentari

Il dramma dell’Amazzonia nel documentario di Sophie McNeil

Il 22 aprile scorso, in occasione della Giornata Mondiale della Terra 2021, sui miei canali social tra le proposte di visione e di lettura a tema ambientale ho inserito anche Saving the Amazon, un documentario che affronta una problematica che riguarda tutta l’umanità. Nel corso dei 40 minuti di video, infatti, è possibile ricomporre una parte di un puzzle che non vorremmo costruire.

Tra intrecci geopolitici e forti interessi economici, il documentario alza i riflettori sull’Amazzonia, la foresta pluviale che garantisce la vita sul nostro pianeta e che è sempre più a rischio, nonostante l’intervento delle associazioni ambientaliste internazionali e dei guardiani della foresta. Quest’ultimi in particolare rischiano la morte ogni giorno per difendere gli alberi dai taglialegna che, mediante il fuoco, stanno disboscando uno dei polmoni verdi della terra, mettendo a rischio le migliaia di specie protette, sia della fauna che della flora (si pensa che molte siano del tutto sconosciute), e le tribù indigene come gli Awà, una popolazione nomade di raccoglitori che rischia l’estinzione.

Saving the Amazon

Solo nel mese di agosto 2019 sono stati appiccati 30mila incendi in Amazzonia, il 200 per cento in più del 2018, e si tratta di fenomeni per la maggior parte dolosi. Si usa il fuoco perché è economico e rapido. Ma perché si vuole deforestare questo immenso patrimonio? L’idea è quella di destinare i terreni all’allevamento e alla coltivazione della soia, che non viene usata per sfamare l’umanità bensì per nutrire gli animali da macello. L’80% della produzione di soia brasiliana viene esportata in Cina, mentre la legna pregiata finisce soprattutto in Europa e addirittura in Australia.

La politica del nuovo presidente brasiliano Jain Bolsonaro, che rinnega il cambiamento climatico e non è favorevole ad un’economica più sostenibile, incentiva poi i taglialegna e la microcriminalità locale.

Dunque, Saving the Amazon ci racconta questi fatti attraverso una serie di interventi di esperti e di persone del posto. Il reportage – che è stato realizzato da Sophie McNeil nel 2020 – è visibile su Amazon Prime Video (puoi vederlo qui).

Per approfondire

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

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