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Il bambino è maestro: ecco il documentario sul metodo Montessori

Più leggo libri di pedagogia, più approfondisco le nuove scoperte della Neuroscienza, più guardo documentari sullo sviluppo psicofisico del bambino e più mi rendo conto di quanto questa società non sia a misura di bambini.

La Repubblica di Napoli ha pubblicato (il 22 aprile 2021, nda) un articolo sulla sofferenza psicologica dei bambini ma siamo davvero certi che sia solo colpa del Covid-19? Non è che l’emergenza stia solo mostrando un disagio già presente? Cioè che stia solo amplificando problematiche antecedenti? Per la verità sono quasi certa che il malessere dei più piccoli fosse in uno stato già avanzato, prima della pandemia.

Cosa manca ai bambini oggi? Fino a qualche mese fa ero dell’idea che i bambini avessero bisogno solo di interazione sociale, che significa poter stare liberamente con gli altri bambini, e di giocare nella natura. Lo penso tuttora. Ma in me è maturata la convinzione che i bambini abbiano la necessità della libertà interiore, come sostiene il regista francese Alexandre Mourot che, dopo essere diventato padre, ha girato un documentario sul metodo Montessori.

documentario sul metodo Montessori

Il docu-film s’intitola Il bambino è maestro (lo trovi qui) ed è uscito nel 2019. Le riprese sono iniziate nel 2015 nella classe di Christian Maréchal presso la scuola Jeanne d’Arc di Roubaix. Sono rimasta molto colpita dalla veridicità del racconto e dalla straordinaria capacità di bambini da 3 a 6 anni di svolgere azioni complesse che vanno dai lavori di cura – come cucinare, sbucciare le carote e la frutta, stirare e pulire – a compiti linguistici, matematici, artistici e ginnici. Ed è osservando questi piccoli all’opera che ho compreso quanto la nostra società sia piena di pregiudizi sull’infanzia, che è il momento più cruciale della vita di un essere umano, il quale, sin da piccolo, va educato all’autonomia e alla libertà interiore.

Nel documentario sul metodo Montessori si vede ogni bambino scegliere la sua attività da portare a termine in un ambiente sereno e tranquillo. La guida (così viene chiamato l’educatore nelle scuole montessoriane) osserva ma non interviene. Dopo aver presentato il materiale, il ‘maestro’ lascia i piccoli liberi di esplorare e di concentrarsi su un’attività alla volta, perché ogni azione ha un senso profondo e mira a sviluppare un’abilità specifica. Il tutto attraverso il gioco. Se un bambino ha desiderio di dormire, lo si lascia fare.

Per esempio Alix è una bambina di tre anni che ha trascorso i primi giorni davanti alla finestra aspettando la mamma. Nessuno l’ha disturbata, fino a quando la piccola non si è sentita pronta per cominciare a svolgere i suoi lavoretti. Questo significa che non ci siano limiti? Assolutamente no. La guida parla a bassa voce, senza urlare, e diventando quasi invisibile mette da parte l’ego per agevolare il bambino nel suo percorso di apprendimento in un contesto privo di barriere architettoniche che lo ostacolerebbero. Attraverso gli esempi di grazia e cortesia da parte delle guide, i bambini apprendono l’arte del rispetto e dell’empatia. E, se si spingono o si mordono (questo non si vede nel documentario però) significa che hanno bisogno di spingere e mordere, quindi gli si dà qualcosa da spingere o mordere.

“Oggi è importante sbarazzarsi dei preconcetti sull’educazione, bisogna sostituirli con la riconoscenza scientifica della natura del bambino e la proclamazione sociale dei suoi diritti. Ogni errore commesso nella sua educazione non pregiudica solo lui ma ha ripercussione lontane sulla società e sul progresso della civiltà” (Maria Montessori).

La classe diventa così un laboratorio nel quale tramite l’osservazione – nel perenne sforzo di non interferire, rischiando così di rompere la concentrazione, e di non porre ostacoli – si lascia libero corso allo slancio formidabile di costruzione del bambino.

Il bambino, nella gioia di ragionare e di svolgere i suoi lavoretti, non teme la critica né di essere disturbato ed è così che costruisce la sua personalità. Nelle scuole Montessori non esistono ricompense né punizioni. Il bambino trae soddisfazione già svolgendo e portando a termine il compito. Non ha bisogno di nient’altro.

Insomma, Il bambino è maestro è un documentario che qualsiasi genitori dovrebbe vedere non solo per conoscere il metodo Montessori ma soprattutto per guardare con occhi diversi i propri bambini, in uno scambio reciproco di amore e fiducia. Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

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