I miserabili: recensione del film di Ladj Ly

Ho scelto il film I miserabili per rientrare in una sala cinematografica dopo il lockdown e non me ne sono pentita, perché l’opera prima del regista Ladj Ly ha la lucidità di un documentario e il ritmo avvincente di un film d’azione.

I miserabili: recensione del film

Siamo nella terra di Alfred Dreyfus, il generale che subì una memorabile ingiustizia. Siamo nel quartiere di Montfermeil, dove Victor Hugo ambientò il romanzo che ha dato il titolo a questo film.  Qui, ad un passo da Parigi, si elevano al cielo i palazzi disarmonici in cui vivono i miserabili che, come nei territori di Gomorra, fanno a gara per spartirsi quel poco che c’è. In questo contesto tuttavia la criminalità è piuttosto micro: gli adulti e i piccoli sciuscià fanno capo al sindaco, un omone di colore che dice di comandare pur sapendo che a dettare le regole è il saggio Salah che, come molti altri, ha un passato dietro le sbarre.

Il film ha ricevuto la nomination agli Oscar per il miglior film straniero del 2019, il premio della giuria a Cannes e molti riconoscimenti ai César.

Lotte intestine in una sorta di girone dantesco…

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La macchina da presa segue i poliziotti della squadra anticrimine che tutte le mattine pattugliano le vie del quartiere, a volte scendendo a patti con gli abitanti del posto e in altri momenti abusando di un potere (soprattutto su donne e bambini) che non hanno il diritto di esercitare. La squadra è composta da Chris (Alexis Manenti) e Gwanda (Djibril Zonga), a cui si è aggiunta la nuova leva Stéphane (Damien Bonnard) che mal sopporta i metodi dei colleghi. E proprio nel corso dei primi giorni di lavoro il poliziotto deve gestire una violenta guerra tra bande, che mette a repentaglio la sicurezza di tutti.

Ladj Ly ne I miserabili ci mostra una Francia per certi versi inedita, dove gli immigrati e i francesi delle ex colonie vivono come se fossero su un grande ring. La lotta per il predominio qui è intestina e si consuma tra la strafottenza generale e l’intolleranza di chi è stato assunto per garantire l’ordine. Mentre un drone potrebbe diffondere all’esterno quanto accade in questo girone dantesco, con il suo occhio elevato ed imparziale. Ci riuscirà? Lo scoprirete guardandolo. Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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