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La persona peggiore del mondo

Recensione de ‘La Persona peggiore del mondo’

Julie è un ragazza molto ordinaria, senza un particolare talento né una vocazione speciale, ha solo dalla sua degli ottimi voti. Si è iscritta a Medicina quando si accorge che non vuole diventare medico, allora cambia facoltà e cambia fidanzato. Si iscrive a Psicologia ma ben presto lascia questo nuovo percorso di studi per la fotografia. Incontra Aksel, un illustre fumettista di quindici anni più grande di lei. Julie ha trent’anni e ancora non sa cosa vuole dalla Vita. Julie è la protagonista del film pluripremiato ‘La persona peggiore del mondo’ di Joachim Trier.

Impersonata da Renate Reinsve, questa ragazza rappresenta l’eroina del nostro tempo senza lode e senza infamia, che si muove tra mancato istinto di maternità e volontà di uscire dallo status quo e dal conformismo piccolo-borghese che ingabbia uomini e donne in tappe ancora precostituite. Pur non essendo un film melodrammatico, riesce a descrivere senza troppi peli sulla lingua la condizione delle trentenni di oggi in quello che è considerato il tempio dello stato sociale ovvero la Norvegia. Siamo infatti in una Oslo molto mite.

Julie ha una vita da costruire, non ha pressioni almeno non dalla famiglia d’origine. La madre accetta le sue scelte e i suoi cambi di rotta senza battere ciglio, mentre il padre preferisce la figlia di seconde nozze a lei verso cui l’uomo nutre una sorta di indifferenza camuffata da impossibilità e disagi fisici che non gli permettono di essere parte attiva nella vita di Julie. A dir la verità ciò che manca alla protagonista in questo film è la rabbia più che legittima verso un sistema ancora fortemente ingiusto nei confronti delle donne (del contesto si vede pochissimo) e soprattutto verso il padre assente. Non c’è spazio per il collettivo in questa pellicola ma solo per le individualità e i rapporti a due. ‘La persona peggiore del mondo’ è suddiviso in dodici episodi (con un prologo e un epilogo) ed è il terzo film della trilogia di Oslo. Lo trovi su Rai Play.

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello. Il mio nome intero è però Ianniciello Maria Carmela ma per comodità mi firmo solo Maria. Sono iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Campania dal 2007, nell’elenco dei Pubblicisti. Laureata in Lettere (vecchio ordinamento) con il massimo dei voti presso l’Università di Roma Tor Vergata, ho dedicato gli ultimi vent’anni della mia carriera allo studio dei nuovi e dei ‘vecchi’ Media. Nel 2008 ho fondato questo portale dove tuttora mi occupo di analisi del linguaggio cinematografico, televisivo ed editoriale (saggi, libri per bambini e romanzi). Ho lavorato per testate giornalistiche dell’Irpinia e del Sannio, curando anche uffici stampa. Nel 2018 mi sono diplomata in Naturopatia a indirizzo psicosomatico presso l’Istituto Riza di Medicina Psicosomatica di Milano, diretto dal professor Raffaele Morelli. Ho conseguito poi il Master in Lettura del Corpo mediante la Psicosomatica nel 2019 con la dottoressa Maria Montalto. La conoscenza della Psicologia (disciplina a cui sto dedicando gran parte delle mie ricerche) mi permette di esaminare i nuovi e i vecchi Media con un approccio integrato e molto innovativo.

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