Il Velo nel Corano tra interpretazione religiosa e Storia

veloQuando si discute a proposito del velo, una delle domande più “gettonate” riguarda proprio la citazione di questo nel Corano. Alcuni sostengono che bisogna esclusivamente guardare alle radici storiche di tale accessorio, altri, invece, ritengono di fondamentale importanza basarsi sul testo sacro. Ciò dipende dalla grande molteplicità di interpretazioni religiose e dal divario tra coloro che sono favorevoli al velo e coloro che sono contrari.

Nel Corano viene usato il termine “hijab”. Quest’ultimo, però, non ha solo il significato di “velo”, ma anche di “tenda” o “cortina”, cioè l’elemento che separa il mondo esterno da quello privato, più intimo. Infatti nel Libro Sacro viene usato proprio con questa accezione e non con quella di stoffa che copre il capo. Il velo è ciò che separa i credenti dai non credenti, il Profeta da chi non crede nel suo Messaggio (Cor. XVII, 45; Cor. XLI, 5). Di conseguenza l’hijab separa i dannati da coloro che si sono salvati abbracciando la parola divina. Nel versetto 53 della sura XXXIII, “… Quando domandate un oggetto alle sue spose [del Profeta], domandatelo restando dietro una tenda …” il senso della separazione viene reso dal punto di vista dello spazio; cioè una cortina che separa le persone e i loro sguardi ma, ancora una volta, non si parla di un indumento da indossare.

Nella sura XIX, 17 si parla della Vergine Maria che si “protegge” attraverso un velo. Qui, in effetti, si tratterebbe proprio di un accessorio indossato, però non è per nulla ovvio il collegamento con un pezzo di stoffa portato obbligatoriamente dalle donne. Al contrario. Nei versetti 31 della sura XXIV e 59 della sura XXXIII la questione si fa più complicata.

Nel primo, infatti, è scritto: “… E dì alle credenti che abbassino gli sguardi e … non mostrino troppo le loro parti belle altro e … si coprano i seni di un velo e non mostrino le loro parti belle che ai loro mariti o ai loro padri o ai loro suoceri o ai loro figli …”.

Nel secondo l’obbligo appare ancora più evidente: “O Profeta! Dì alle tue spose e alle tue figlie e alle donne dei credenti che si coprano dei loro mantelli …”. Chi sostiene la necessità dell’uso del velo riprende proprio questi passi del Corano. In realtà i termini qui tradotti con la parola “velo” e “mantello” (ho usato la traduzione del Bausani) sono khimar e jalabib che non sono dei veli veri e propri, ma indumenti larghi e ampi che non fanno risaltare le forme.

Questi ultimi due versetti, insomma, dicono che le credenti devono mostrare un certo contegno e una certa modestia nel vestire e nel porsi nei confronti degli altri, di coloro che si trovano nello spazio pubblico. In questo articolo non interessa dare interpretazioni coraniche o stabilire quale sia giusta o quale sia sbagliata e tantomeno parteggiare per una o per l’altra. Lo scopo è mostrare, ancora una volta, quanto il discorso inerente l’uso del velo non possa essere guardato da una sola prospettiva e presenti sfaccettature storiche e religiose che si compenetrano, rendendo più accidentato il percorso per ricostruire in maniera accurata la storia del velo stesso. Una cortina che separa, dunque, che cela e nasconde in certi passaggi del Libro sacro ai musulmani, mentre in altri ci si riferisce a un determinato capo di abbigliamento, ma non un velo, bensì una sorta di tunica. Sullo sfondo c’è un atteggiamento di riservatezza, equilibrio e pudore che il Corano, va detto, non prescrive solo alle donne, ma anche agli uomini. Secondo la religione islamica questa “separazione” protegge gli uni e le altre dalle tentazioni. Ovviamente le tesi sostenute su questo argomento sono molteplici e anche contrastanti. Come il velo sia diventato obbligatorio nel tempo, in certi Paesi, è oggetto di studio e anche i versetti citati, usati per confermare o smentire tale obbligo.

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Francesca Rossi

 

Bibliografia

Leila Ahmed, “Oltre il Velo. La donna nell’Islam da Maometto agli ayatollah”, La Nuova Italia, Firenze 1992.

Renata Pepicelli, “Il Velo nell’Islam. Storia, politica, estetica”, Carocci Roma 2002.

A cura di Alessandro Bausani, “Il Corano”, Rizzoli, Milano 1994.

Fadwa El Guindy, “Veil: modesty Privacy & Resistance”, Berg, Oxford 1999.

 

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Autore dell'articolo: Francesca Rossi

Francesca Rossi
Francesca Rossi, romana, è specializzanda in "Lingue e Civiltà Orientali" a “La Sapienza", ha vissuto ad Alessandria d'Egitto per approfondire lo studio della lingua e la cultura araba. Gestisce tre siti: "La Mano di Fatima", "Divine Ribelli", "Angelica la Marchesa degli Angeli". Per la casa editrice “La Mela Avvelenata” ha scritto diversi racconti tra cui “La Spada di Allah” e partecipato a molte antologie come “50 Sfumature di Sci-Fi” con il racconto “La Preghiera della Sera”. E’ in pubblicazione il suo romanzo “Il Palazzo d’Inverno” e in fase di scrittura l’opera a tema islamico “Alamut”. Il sito: http://elioreds.wix.com/francescarossi Pagina Fb: https://www.facebook.com/FrancescaRossiAutrice

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