Sanremo, il monologo di Chiara Ferragni

Ecco perché il monologo di Chiara Ferragni mi è piaciuto

Mi è piaciuto il monologo di Chiara Ferragni a Sanremo. Come ha scritto la giornalista Marta Perego nelle sue storie di Instagram, il discorso è stato un po’ autocelebrativo. Inoltre Chiara era molto ingessata e non ha la voce di una conduttrice. Eppure nelle sue parole ho rivisto un pezzo di me. Non fraintendetemi, io e questo progetto culturale siamo una piccolissima goccia nel grande oceano della rete. Non sono ricca quanto Chiara, non ho il suo stesso seguito, eppure il suo monologo mi ha coinvolta e non nego che verso il finale una lacrimuccia è scesa sul mio volto. E vi spiego perché!

Voglio essere onesta fino in fondo. Non sto guardando il Festival di Sanremo 2023. Ogni sera impiego il mio tempo con film e serie tv che voglio recensire oppure leggendo il libro che sarà oggetto di una nuova recensione, perché con un bambino di 4 anni il tempo che dedico alla cultura è sempre troppo poco. Ad ogni modo ogni mattina mi alzo e apro i social, poi faccio la rassegna stampa dei principali siti online e approfondisco (non sempre) ciò che fa tendenza o meglio ciò che mi incuriosisce. Ho quindi visto e ascoltato il monologo di Chiara Ferragni in differita, non in diretta, con particolare interesse.

Chiara Ferragni monologo Sanremo
Chiara Ferragni in una scena del documentario Unposted

Gli esordi sul web di Chiara Ferragni

Ho cominciato a lavorare sul web nel 2005 (adesso sulla scia di Chiara Ferragni mi autocelebro anche io) quando la fashion blogger, oggi imprenditrice, muoveva i primi passi su Flickr. In quel periodo facevo pratica nel giornalismo locale e Facebook non era ancora nato. La osservavo con molta attenzione. Mi piacciono da sempre i fenomeni nuovi. Su culturaeculture, anche grazie alla bravura di molti collaboratori, ho dato spazio a tanti volti poco noti che oggi sono diventati delle celebrità. Quando molti dei miei colleghi, snobbavano la rete, io ci lavoravo assiduamente, con una certa costanza e meticolosità. E quindi osservavo tanto, senza giudizio. Intervistai una volta la mamma di Chiara, Marina Di Guardo. Marina è una scrittrice e, in occasione dell’uscita del suo libro di esordio, feci con lei una piacevole chiacchierata che poi pubblicai sul canale YouTube del sito. Un po’ di tempo dopo feci un’intervista anche a Chiara (potete leggerla qui). Non era sposata con Fedez, non era madre di Leone e di Vittoria né era così famosa. Eppure mi piaceva perché era riuscita a farsi un seguito sfruttando la rete quando molti la giudicavano negativamente.

Il femminismo di Chiara

Pur criticando molti aspetti del Neoliberismo, di cui Chiara Ferragni è una delle massime espressioni, non sono così ipocrita da non ammettere che anche questo progetto resta in vita grazie agli strumenti neoliberisti. Ferragni ha potere e lo esercita. E’ una femminista ricca e questo non ci deve scandalizzare. Come ha detto nelle sue storie di Instagram Maura Gancitano di Tlon, Ferragni fa come fecero alcune Suffragette bianche e ricche di inizio Novecento. Fu grazie alla loro voce che le operaie furono ascoltate. Chiara fa parte del sistema socioeconomico neoliberista e lo tiene in piedi, ma porta avanti le cause del femminismo dando voce al movimento. E questo è molto importante!

“Pensati libera”

Chiara Ferragni a Sanremo nel suo monologo ha raccontato un pezzo della sua storia, parlando alla bambina che era, per rassicurarla, e insieme alle donne e alle ragazze italiane. Ha fatto delle critiche la sua forza senza farsi scoraggiare. Non è sprofondata nell’invisibilità per reagire ai Troll. Ha detto di non essersi sentita mai abbastanza, di essersi giudicata per l’aspetto fisico e per le capacità. Ha sostenuto che viviamo una società che penalizza e giudica severamente le mamme che lavorano. Ci ha dato un messaggio di forza e di speranza invogliandoci a partire in primis da noi stesse per trovare il coraggio di cambiare le cose perché essere una donna non è un limite. Ha precisato, scrivendoselo sulle spalle, che noi donne abbiamo il diritto e il dovere di pensarci libere. Come darle torto? Come non sposare la sua causa? Maria Ianniciello

Trovi il discorso qui

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