L’amante di Lady Chatterley: dal libro al nuovo film di Netflix

Nel cinema del nuovo millennio scrivere la sceneggiatura originale di una pellicola romance è un’impresa rischiosa. Perciò si parte di solito da un soggetto noto, come un’opera letteraria, per rimanere in territori già esplorati magari apportando qualche variazione. Ed è ciò che ha fatto la regista parigina Laure de Clermont-Tonnerre con L’amante di Lady Chatterley, il film di Netflix.

L’amante di Lady Chatterley: recensione del film

Classe 1983, la regista ed attrice francese ha girato un film classico per forma e contenuto, mantenendosi fedele al romanzo che lo scrittore e drammaturgo inglese David Herbert Lawrence pubblicò a Firenze nel 1928 sconvolgendo tutta Europa.

L’amante di Lady Chatterley fu infatti bandito in tutto il continente e in particolare nel Regno Unito ne fu impedita la pubblicazione per lungo tempo. La prima edizione del romanzo uscì in Inghilterra solo nel 1960, mentre in Italia il libro fu pubblicato nel 1945. Ma cos’è che sconvolse così tanto? La storia narrata da David Herbert Lawrence – che innovò insieme ad altri autori la Letteratura inglese – alza i riflettori in primo luogo sulla sessualità femminile liberandola da numerosi tabù. Lo scrittore collocò la vicenda nel cuore di un matrimonio dell’aristocrazia inglese, a differenza di Ibsen e Flaubert che alcuni decenni prima misero in evidenza nelle loro meravigliose storie l’inquietudine della moglie borghese.

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Trama del film

Nella trasposizione cinematografica Connie (Emma Corrin) sposa il ricco Clifford Chatterley (Matthew Duckett), un uomo arguto ed intelligente, poco prima della partenza di quest’ultimo per la Grande Guerra, dalla quale Clifford ritorna paraplegico. La protagonista si prende cura del marito che si mostra da subito molto esigente ed insensibile ai desideri anche sessuali della moglie, alla quale chiede persino di avere un figlio da un altro uomo (ovviamente ben selezionato) per poter dare un’erede alla sua casata.

Connie, che si sente fiacca e sola, viene spronata dalla sorella Hilda (Faye Marsay) a rimettersi in forma costringendo il cognato ad assumere un’infermiera personale. A questo punto la protagonista incontra tra la cupa e nebbiosa campagna inglese Oliver Mellors (Jack O’Connell), il guardiacaccia di Sir Clifford che ama leggere i romanzi di Joice. Ed è in questo che il film si differenzia dal romanzo. Mellors nel libro è ignorante e rude, anche se di buon cuore e grandi valori. Nella pellicola invece, pur appartenendo alla working class, il coprotagonista mostra curiosità ed intelligenza. Ad ogni modo tra la Lady e il guardiacaccia sboccia una folle passione che affiora con prepotenza e irruenza in tutto il lungometraggio.  

Una pellicola dignitosa e a tratti appassionante

La nuova trasposizione cinematografica de L’amante di Lady Chatterley si rivela un’opera dignitosa ed a tratti molto emozionante perché pone l’amore al di sopra del senso del dovere e dei tabù.

La pellicola, insomma, non è un’occasione persa, non strizza l’occhio a politiche identitarie stravolgendo il romanzo che già di per sé è scottante per i temi affrontati. A mio avviso, in realtà, oggi si tende a giustificare l’adulterio di una donna che ha sposato un paraplegico anaffettivo. Il film, difatti, insiste sulle mancanze di lui che causano l’infelicità di lei. E se invece la passione tra Lady Chatterley e Oliver Mellors fosse sbocciata lo stesso? A prescindere dal matrimonio bianco di lei?

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