Cinema, “Come un tuono”, la recensione

©Come un tuono
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La vita è fatta di momenti, spesso difficili, che decidono il destino di ciascuno di noi. Impulsi o scelte ragionate; non ha importanza. L’unica cosa che conta è l’azione, a discapito di tutti e in particolare di se stessi. Perché quando il corpo è carico di adrenalina ogni cosa è possibile e ci si sente forti anche di fronte alla morte o alla galera. Proprio come accade a Luke, l’angelo biondo che agisce senza pensare, forse perché in sella alla sua moto si sente invincibile, tanto da poter rapinare tutte le banche di una località di provincia degli Stati Uniti. Il rombo della sua motocicletta è l’unica vita che Luke conosce. Lui corre come un tuono e si scaglia come un fulmine, entrando nella vita di Avery Cross, poliziotto amato e rispettato anche grazie al padre politico. Due vite che s’intrecciano e che vengono stravolte da un singolo momento. Cross compare a metà film, quando ormai la sorte di Luke sembra già segnata e quando lo spettatore ha imparato a conoscerlo. Si è quasi affezionato a Luke e quindi di fronte a quel momento si chiede: e adesso?

©Comeuntuono.it
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Luke ed Every sono i protagonisti di “Come un tuono”, l’ultima pellicola di Derek Cianfrance. A interpretarli Ryan Gosling (Luke) e Bradley Cooper (Avery). Nell’ultima pellicola del regista di “Blue Valentine” c’è l’America con tutte le sue contraddizioni, dall’abuso di potere dei poliziotti al libero accesso alle armi: il tutto raccontato con una cadenza documentaristica.

Basti pensare alla scena iniziale. Lo spettatore insegue Luke, che cammina dando le spalle alla telecamera, fino a quando non scompare nella “palla di ferro” a bordo della sua moto. E anche dopo, quando il ragazzo ricompare, la scena si fa lenta. Lo spettatore segue Luke e lo vede trasalire solo davanti al figlio avuto da Romina (Eva Mendes), una sua vecchia fiamma, alla quale dice: «E’ mio figlio, dovrei stare con lui. Io non sono stato con mio padre e guarda il risultato».

Il regista pone al centro della pellicola anche la delicata e controversa tematica del rapporto padre e figlio; spesso riproposto dalla cinematografia. Come ha fatto di recente lo stesso Gabriele Muccino nella commedia romantica “Quello che so sull’amore”. Luke e Avery sono quindi genitori, ma sono anche figli. Il primo non ha mai conosciuto il padre, o forse sì, il secondo lo vede come un punto di riferimento e si rivolge a lui in uno degli istanti più critici della sua vita. Le due facce dell’America. I due volti di un Paese tanto affascinante quanto incomprensibile…

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Per altre info: http://www.comeuntuono.it/

Maria Ianniciello

 

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