Donne che giudicano altre donne

© Anita P Peppers - Fotolia.com
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In questo editoriale vi racconterò una storia, anzi due aneddoti. Qualche giorno fa ho incontrato una signora sui cinquant’anni in un luogo qualunque. Poteva essere un bar o l’abitazione di un conoscente o di un parente. Non ha alcuna importanza, perché quello che conta è il concetto e non il posto, né l’identità del soggetto in questione. Stavamo cenando e si stava parlando di assistenza agli anziani quando la signora alzando il tono della voce ha cominciato: «Queste donne che affidano i loro cari alle bandanti non hanno umanità, ma Dio vede e provvede. Il Signore le punirà». Io, che cerco di non essere dalla parte delle donne bensì dell’umanità, ho respirato a fondo e poi ho in silenzio ascoltato le ragioni di quella persona che sembrava arrabbiata più con se stessa che con il mondo o con le donne. «Io mi sono sacrificata per i miei suoceri, in quanto era giusto farlo. Non che mio marito mi avesse obbligata, anzi. La mia vita però è stata molto triste; ho sofferto tanto», ha continuato con le lacrime agli occhi. E` brutto scriverlo, però la signora mi ha fatto tanta pena.

L’amore autentico – Nel mio animo si sono scatenate poi un groviglio di emozioni, perché se da un lato, come giornalista, ho cercato di comprendere in silenzio, senza giudicare, per poi poter scrivere questo editoriale, dall’altro mi sono sentita vulnerabile come nuora, come moglie, come figlia. Insomma come essere umano. Accanto a me, c’era anche una ragazza che ha affidato la madre alle cure di una badante, per una serie di cause che non spetta a noi conoscere, perché è la sua vita! Sta di fatto che la ragazza si è sentita in dovere di giustificarsi e lì ho capito. Donne che si schierano contro altre donne solo perché magari queste ultime scelgono una via diversa per porre rimedio alla sofferenza. Vedete, non ci sarà data una seconda chance e il Paradiso se esiste non è certo quello dantesco. Se Dio c’è, non ci giudicherà per aver tentato di placare le sofferenze dei nostri cari con una badante. Amore vuol dire assenza di giudizio. Laddove c’è sacrificio, non ci può essere amore. Laddove c’è paura, non ci può essere amore. Quella donna si è sacrificata perché temeva il giudizio altrui, magari le critiche della sua piccola comunità, e non per scelta o per solidarietà. L’amore ci dà solo gioia e quindi un vero atto d’amore non è un sacrifio. Se si è predisposti al bene, il giudizio non può esistere e ci sarà spazio solo per la comprensione anziché per le condanne. Come faceva il Tribunale della Santa Inquisione. Ma dopotutto siamo figli di una cultura che, invece di fare tesoro degli insegnamenti Cristiani, si accanisce contro l’altro. Gli anziani sono una ricchezza per la società, ma l’assistenza non può più cadere solo sulle spalle delle donne in quanto in uno stato moderno dovrebbe esistere, come accade in altri Paesi, un sistema di welfare attrezzato per far fronte alle esigenze della terza età e dei loro familiari. Il centro di questo editoriale però è la mancanza di solidarietà tra donne.

La mamma che impediva alla figlia di realizzarsi – Quindici giorni fa, ero nella sala d’aspetto di uno studio medico. C’erano diverse persone, tra queste anche una signora con la figlia quindicenne. Si parlava di giovani. La donna ha cominciato a criticare la figlia, perché «aveva deciso di fare l’estetista anziché dedicarsi alla cura della casa». «Noi siamo agricoltori e lei deve aiutarci», ha detto la donna con voce acida. La ragazza pianegeva per l’umiliazione subìta: «Ma io ti aiuto, cosa devo fare di più? Rinunciare a quello che mi piace?». Quest’atteggiamento è crudele e nasce non solo da un egoismo radicato ma anche dall’insoddisfazione. Cari lettori, vi ho descritto uno dei volti dell’Italia – o per andare ancora più nello specifico del Mezzogiorno – che io conosco. Sicuramente ce ne saranno altri, dove  le mamme, come la mia, gioiscono nel vedere i figli felici e realizzati, anche a costo di farli sbagliare; errori che sono dei veri momenti di crescita. Ma badate bene, questa realtà non è assoluta…

Maria Ianniciello

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Ho una laurea in Lettere e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline, curo dal 2008 il portale www.culturaeculture.it, da me fondato. In Cultura & Culture dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per questo lavoro (il giornalismo intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione. Oggi mi dedico come giornalista ai libri e al cinema in Cultura & Culture e sul mio canale YouTube (Marica Movie and Books). Curo la rubrica Bimbi al cinema sul blog Ricomincio da quattro di Adriana Fusè.

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