Citazioni tratte da libri, quando leggere emoziona

citazioni-tratte-da-libriLe citazioni tratte da libri possono diventare sussurri nel nostro cuore in grado di spronarci, farci ridere, piangere, riflettere. Ogni libro è un oggetto prezioso dotato di un’anima silenziosa; a noi spetta il compito di farla parlare attraverso le pagine, affinché ci indichi una strada che non conoscevamo o non avevamo preso in considerazione, un punto di vista nuovo che ci accompagnerà per sempre. L’Italia, purtroppo, non è un Paese di avidi lettori e questo non è un bene, poiché leggere ci aiuta a plasmare la nostra fantasia e, quindi, a creare, ovvero a trovare percorsi alternativi verso la risoluzione di problemi (e ne abbiamo bisogno, vi assicuro). Che ne dite di fare un gioco? Di seguito troverete dieci citazioni tratte da lipiù belli e a cui voi potete aggiungere, nei commenti, le vostre, quelle che più vi hanno emozionato, scosso nel bene e nel male, o aiutato a uscire da un momento particolare. Vediamo se tra queste ci sono le vostre, oppure se vi incuriosiscono al punto da farvi leggere tutto il libro:

  • “Ancor più che fuori, le cause della guerra sono dentro di noi. Sono in passioni come il desiderio, la paura, l’insicurezza, l’ingordigia, l’orgoglio, la vanità… Lentamente bisogna liberarcene. Dobbiamo cambiare atteggiamento. Cominciamo a prendere le decisioni che ci riguardano e che riguardano gli altri sulla base di più moralità e meno interesse. Facciamo più quello che è giusto, invece di quel che ci conviene. Educhiamo i figli ad essere onesti, non furbi. E’ il momento di uscire allo scoperto; è il momento d’impegnarsi per i valori in cui si crede. Una civiltà si rafforza con la sua determinazione morale molto più che con nuove armi”.

(Tiziano Terzani, “Lettere contro la guerra”, Longanesi, 2002).

Tiziano Terzani continua a vivere attraverso ciò che ha scritto. I suoi insegnamenti, ora più che mai, dovrebbero essere ascoltati. Viviamo in un mondo inebriato dalla frenesia, dalla velocità, dalla scalata al successo materiale a tutti i costi; quanto della nostra umanità stiamo perdendo e in nome di quali logiche? E’ il tempo di riflettere, di “ripensare l’uomo”.

  • “Suonavamo perché l’Oceano è grande, e fa paura, suonavamo perché la gente non sentisse passare il tempo, e si dimenticasse dov’era e chi era. Suonavamo per farli ballare, perché se balli non puoi morire, e ti senti Dio. E suonavamo il ragtime, perché è la musica su cui Dio balla, quando nessuno lo vede. Su cui Dio ballava, se solo era negro”.

(Alessandro Baricco, “Novecento”, Feltrinelli, 2003).

Tra le citazioni tratte da libri non ci poteva non essere una frase di “Novecento”, un romanzo indimenticabile: l’uomo vi è descritto nella sua piccolezza, nei timori di fronte all’ignoto; in questo caso rappresentato dal mare, dalla nave che, nel silenzio ovattato dell’oceano che pare immenso, traghetta i viaggiatori verso le destinazioni non solo fisiche, ma anche esistenziali. La musica e la danza possiedono la scintilla divina, quella che spinge l’uomo a inseguire una passione scritta su un pentagramma, tra i tasti bianchi e neri di un pianoforte.

  • “Chi di notte, dormendo, sogna, conosce un genere di felicità ignota al mondo della veglia: una placida estasi e un riposo del cuore che sono come il miele sulla lingua. Sa anche che la vera bellezza dei sogni è la loro atmosfera di libertà infinita: non la libertà del dittatore che vuole imporre la sua volontà, ma la libertà dell’artista privo di volontà, libero dal volere. Il piacere del vero sognatore non dipende dalla sostanza del sogno, ma da questo: tutto quello che accade nel sogno, non accade solo senza il suo intervento, ma fuori del suo controllo. Si creano spontaneamente paesaggi, vedute splendide e infinite, colori ricchi e delicati, strade, case che non ha mai visto e di cui non ha mai sentito parlare”.

(Karen Blixen, “La Mia Africa”, Feltrinelli, 2003).

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Poche autrici, come Karen Blixen, hanno saputo raccontare il sogno africano e pochissime persone si innamorano dei loro sogni fino al punto di seguirli ovunque, fosse anche in una “fattoria ai piedi delle colline Ngong”. “La Mia Africa”, come tutti i libri della scrittrice danese, sono inni ai sogni e al destino che ci porta dove vuole, ma che noi possiamo, in parte, guidare attraverso le nostre scelte e i nostri desideri. Un potere immenso, quello dei sogni, che troppe persone sottovalutano, convinte di non potercela fare, di “non potersi permettere” ciò che è, invece, diritto di tutti.

  • “A volte nella vita ci sono cose che dobbiamo fare perché non abbiamo altra scelta”.

(John Boyne, “Il bambino con il pigiama a righe”, Rizzoli, 2009).

Certi libri non solo aprono la mente, ma anche il cuore, mettendoci di fronte all’inutilità e alla bruttezza del male, allo squallore di certe ideologie contro natura. “Il bambino con il pigiama a righe” è uno di questi: l’affetto, l’amicizia, la comprensione vanno oltre la razionalità e le imposizioni (ideologiche) e i bambini sono proprio le piccole creature in grado di insegnarcelo, di dare lezioni al mondo. L’amicizia non teme fili spinati, né fa differenze di razza o di religione. Dite che lo abbiamo imparato davvero?

  • “La nostra meta non è di trasformarci l’un l’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e d’imparar a vedere e a rispettare nell’altro ciò che egli è: il nostro opposto e il nostro completamento”.

(Herman Hesse, “Narciso e Boccadoro”, Mondadori, 2014).

Quando si parla di Hesse, il primo romanzo che ci viene in mente è “Siddharta”. Un capolavoro, ma le altre opere dell’autore non sono da meno. “Narciso e Boccadoro” è una vera perla in cui è racchiusa l’amicizia, la cultura classica, l’amore; un romanzo di formazione che si basa sulla relatività dell’esistenza e sul confronto/scontro con l’altro e, non esagero, andrebbe letto nelle scuole (magari qualcuno lo fa già).

  • “Un giorno, ero già avanti negli anni, in una hall mi è venuto incontro un uomo. Si è presentato e mi ha detto: “La conosco da sempre. Tutti dicono che da giovane lei era bella, io sono venuto a dirle che la trovo più bella ora, preferisco il suo volto devastato a quello che aveva da giovane”.

(Marguerite Duras, “L’amante”, Feltrinelli, 2005).

Marguerite Duras è una di quelle scrittrici che, se si amano, si amano per sempre, subito e incondizionatamente. Per me è stato così e ritrovare la sua scrittura ogni volta, in ogni libro, è meraviglioso e, al tempo stesso, rassicurante. Tutte le sue storie possiedono la poesia nuda di chi ha vissuto con intensità, rimpianti, rimorsi detti o celati. Il film “L’amante” (1992) di Jean-Jacques Annaud è esteticamente bello, ma se volete davvero scoprire l’anima complessa di Marguerite Duras, non può esservi d’aiuto, poiché molto poco vi troverete di lei (e infatti la stessa Duras ebbe molte riserve sulla trasposizione cinematografica). Leggete questa straordinaria autrice e non guarderete più la vita nello stesso modo.

  • “Si può essere innamorati di diverse persone per volta, e di tutte con lo stesso dolore, senza tradirne nessuna, il cuore ha più stanze di un bordello”.

(Gabriel Garcia Marquez, “L’amore ai tempi del colera”, Mondadori, 2005).

Ho sempre pensato, forse è un’eresia, chi può dirlo, che la Duras e Marquez si “assomigliassero” nel modo di concepire l’esistenza, dal principio alla fine. Entrambi sono “poeticamente disincantati”, eppure capaci di trasmettere magia e non cinismo né disillusione. Non si può leggere l’uno senza l’altro, nonostante le differenze stilistiche e geografiche. Ne “L’amore ai tempi del colera”, un vero classico, il sentimento amoroso è descritto nella sua forma più alta come in quella più vile: puro e immondo convivono e non si tratta di mezze misure o compromessi. E’ la vita vera e libera, come Marquez e Duras. Ed è vero che possiamo amare tante volte, benché facciamo fatica ad ammettere che il nostro cuore possa avere più stanze di quelle che vorremmo, o meglio, che la morale vorrebbe.

  • “Non ci son condizioni tali a cui l’uomo non possa abituarsi, in particolar modo se vede che tutti quelli che lo circondano vivono nello stesso modo”.

(Lev Tolstoj, “Anna Karenina”, Mondadori, 2005).

Tolstoj aveva una visione interessante del mondo e il romanzo “Anna Karenina” ha assorbito moltissime delle sue idee; talmente tanto è il sapere e il vissuto raccolto tra le sue pagine che nessuna trasposizione cinematografica è mai riuscita, per evidenti limiti di tempo, a cogliere tutto. Questa frase non è stata scelta a caso; se, come abbiamo detto, i sogni ci portano oltre noi stessi, l’abitudine potrebbe farci sprofondare nell’indolenza, in quel “mal comune mezzo gaudio” che non dovrebbe mai uscire dalla nostra bocca. Siamo noi a doverci incoraggiare, a perdonarci quando sbagliamo, a credere in quel che sembra poco comune, insolito, perché il fatto che un percorso sia poco battuto non significa che sia sbagliato. Forse è più difficile e, magari, potrebbe portarci perfino al di là dei nostri sogni.

  • “Non disprezzare mai la politica, perché la politica è la metà della vita, o la vita intera se si considera che la saggezza e la bellezza sono al di sopra della vita stessa”.

(Nagib Mahfouz, “Il palazzo del desiderio. La Trilogia del Cairo vol.2”, Tullio Pironti, 2002).

La maestria di Nagib Mahfouz è cosa nota. Il suo talento immortale anche. Questa citazione, però, sembra frutto di chissà quale arte divinatoria, almeno a prima vista. In realtà i dubbi e i problemi dell’uomo si rincorrono ciclicamente ed ecco che una citazione scritta molti anni fa diviene attualissima. Mahfouz era uno scrittore attento, un acuto osservatore che ci invita ancora oggi a non disprezzare la politica, a non considerarla una “cosa sporca”, a non disinteressarcene, poiché ci riguarda, siamo noi e proprio noi abbiamo il potere di risollevarne le sorti con i fatti e il buon senso.

  • “Al di fuori l’uragano e qua io! Quale il più tremendo?”.

(Emilio Salgari, “Le Tigri di Mompracem”, ciclo “I Pirati della Malesia”, Newton & Compton, 2010).

Emilio Salgari deve essere riscoperto, soprattutto dalle nuove generazioni. Mi permetto una frase con appena una punta di polemica: perché Jules Verne è considerato un genio ed Emilio Salgari è stato quasi dimenticato? Eppure i suoi romanzi non sono solo per ragazzi: non è forse un tema universale l’amore? O l’amicizia, o l’odio, o la vendetta? Se cercate dei libri da far leggere ai vostri figli quest’estate, vorrei consigliarvi le opere di Salgari. Lui seppe volare sulle ali della fantasia, nonostante le tragedie che afflissero la sua vita. Quanto ancora può insegnarci, se solo aprissimo le pagine di quelle storie, tra avventurieri e marinai, principi e danzatrici, animi indomiti e perfidi insieme a descrivere l’umanità con un gusto per l’esotico che non è mai esagerato, ma frutto di grandi e lunghe ricerche.

 

Quali autori e quali citazioni tratte dai libri sopra menzionati vi hanno colpito? Leggete, fatevi travolgere dalla letteratura e, per davvero, vivrete mille vite in una. Siamo tutti pirati, dame, regine, principi, cortigiane, bambini, mendicanti, ragazze ingenue, uomini ribelli o in cerca di rivalsa, pescatori, faraoni, maghi e folletti. I sogni, del resto, nessuno può toglierceli, a meno che non siamo noi a permetterlo.

 

Francesca Rossi

 

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Autore dell'articolo: Francesca Rossi

Francesca Rossi
Francesca Rossi, romana, è specializzanda in "Lingue e Civiltà Orientali" a “La Sapienza", ha vissuto ad Alessandria d'Egitto per approfondire lo studio della lingua e la cultura araba. Gestisce tre siti: "La Mano di Fatima", "Divine Ribelli", "Angelica la Marchesa degli Angeli". Per la casa editrice “La Mela Avvelenata” ha scritto diversi racconti tra cui “La Spada di Allah” e partecipato a molte antologie come “50 Sfumature di Sci-Fi” con il racconto “La Preghiera della Sera”. E’ in pubblicazione il suo romanzo “Il Palazzo d’Inverno” e in fase di scrittura l’opera a tema islamico “Alamut”. Il sito: http://elioreds.wix.com/francescarossi Pagina Fb: https://www.facebook.com/FrancescaRossiAutrice

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