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Livia e Laura: la recensione del romanzo di Francesca Rossi

Baronessa di CariniDue storie. Due vite che s’intrecciano, a distanza di quattro secoli e dopo tante vicende pubbliche e private che coinvolgono e sconvolgono la Sicilia, terra dove sole e mare s’incontrano in un eterno ossimoro di vita e morte, passione e sangue, delitti e onore, paura e peccato.

Livia e Laura sono vittime di uno stesso destino che solo il buonsenso può cambiare. Ad accomunarle non è soltanto l’iniziale del loro nome ma anche un titolo nobiliare e un matrimonio combinato dai rispettivi padri (don Enrico e don Cesare), vissuti in secoli diversi eppure così simili nella loro totale assenza di buoni sentimenti. Livia e Laura sono le protagoniste di un intenso romanzo, scritto dalla giovane scrittrice, Francesca Rossi. I nomi di queste due donne – la prima nata dalla fantasia dell’autrice, la seconda realmente esistita – danno il titolo all’e-book, edito da Genesis Publishing.

Francesca Rossi ha inventato una storia che parla al cuore delle donne di oggi e di ieri vissute per secoli all’ombra di padri, mariti e fratelli onnipresenti che, sostenuti da un codice non scritto, ambivano all’onnipotenza. Laura e Livia hanno la stessa ansia di vivere e si trovano imprigionate in una gabbia dorata che solo la forza del vero amore potrebbe aprire. Questo potente sentimento, però, sarà la rovina di Laura Lanza di Trabia (baronessa di Carini) che affida il suo cuore al bel Ludovico Vernagallo, peccando di adulterio; per questa sua presunta colpa sarà uccisa dal padre-tiranno, preoccupato solo di salvare l’onore. Eppure non tutti gli uomini sottomettono le loro donne. Nel 1500, come nel 1900. Ci sono gli uomini e poi ci sono gli ominicchi e i quaquaraquà. Rocco (l’amato di Livia) e Ludovico rientrano nella prima categoria.

«Peccato non è amare. Peccato è mortificare il corpo e l’anima vietandoci l’amore e barattandolo con l’onore», dice Ludovico. Nonostante tutto, l’umanità stenta a imparare dai propri errori e gli eventi si ripetono.

Negli anni Cinquanta del Novecento Livia, secondo il padre e i benpensanti, si macchia della stessa colpa di Laura.

Riuscirà Rocco a salvare Livia? Corsi e ricorsi, dunque, in questo splendido romanzo, ben scritto, che appassiona pagina dopo pagina. Francesca Rossi dimostra di conoscere bene non solo l’animo umano, soprattutto quello femminile, ma anche gli usi e i costumi della Sicilia, isola di letterati e cantastorie.

Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello. Il mio nome intero è però Ianniciello Maria Carmela ma per comodità mi firmo solo Maria. Sono iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Campania dal 2007, nell’elenco dei Pubblicisti. Laureata in Lettere (vecchio ordinamento) con il massimo dei voti presso l’Università di Roma Tor Vergata, ho dedicato gli ultimi vent’anni della mia carriera allo studio dei nuovi e dei ‘vecchi’ Media. Nel 2008 ho fondato questo portale dove tuttora mi occupo di analisi del linguaggio cinematografico, televisivo ed editoriale (saggi, libri per bambini e romanzi). Ho lavorato per testate giornalistiche dell’Irpinia e del Sannio, curando anche uffici stampa. Nel 2018 mi sono diplomata in Naturopatia a indirizzo psicosomatico presso l’Istituto Riza di Medicina Psicosomatica di Milano, diretto dal professor Raffaele Morelli. Ho conseguito poi il Master in Lettura del Corpo mediante la Psicosomatica nel 2019 con la dottoressa Maria Montalto. La conoscenza della Psicologia (disciplina a cui sto dedicando gran parte delle mie ricerche) mi permette di esaminare i nuovi e i vecchi Media con un approccio integrato e molto innovativo.

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