LAPSUS? ECCO COSA SONO

©kikkerdirk - Fotolia.com
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Ci sono dei fenomeni nella vita quotidiana delle persone che non hanno nulla a che vedere con la malattia pur mostrandosi come eventi che fanno pensare a disfunzioni della vita psichica: si tratta degli atti mancati, che sono azioni che si mettono inaspettatamente al posto di altre azioni attese o progettate. Tali azioni, impreviste e apparentemente indesiderate da chi le produce, sorgono nei diversi aspetti del vivere normale: come nel parlare, durante il quale si ha intenzione di dire una cosa, e si pronuncia al posto di questa un’altra parola (Lapsus verbale); o nella scrittura, quando si vuole scrivere una cosa e se ne scrive un’altra, senza accorgersene (lapsus di scrittura); o nella lettura di un libro in cui capita di leggere qualcosa di diverso da ciò che sta scritto (lapsus di lettura); o quando si ode in modo distorto qualcosa che viene detto da altri; o quando nel parlare di un personaggio di cui, pur conoscendo ogni connotato, non si sa trovare il nome che mille altre volte si è già ricordato; o quando si dimentica di attuare un proposito per realizzare il quale ci si è messo a disposizione al massimo; o quando si smarrisce un oggetto il cui uso ci è indispensabile per eseguire una azione programmata.

Si tratta di fatti che indichiamo con il nome di Lapsus (errore, caduta), e che spesso in apparenza sono futili, poco importanti, privi di significato, ovvi, casuali, per i quali ci si chiede se sia il caso di sprecare tempo ed energia col considerarli, o se non sia meglio eliminarli come rimasugli e scarti degni di far compagnia ai rifiuti di una discarica. Ci si chiede a cosa possa servire il soffermarci sul perché, per fare un esempio riportato da S. Freud nei suoi scritti su gli atti mancati , il presidente di un Parlamento, nel dare avvio ad una seduta, pronunci le parole: «La seduta è chiusa»; o a cosa può interessare il fatto che una persona smarrisce le chiavi della propria auto. Cosa possiamo farcene di questi fenomeni così poco appariscenti e così snobbati dalle scienze cosiddette esatte e marchiati come troppo insignificanti!? Nulla, se non abbiamo un metodo e un’ottica che contemplino l’esistenza nell’uomo di una buona parte della mente che è inconscia e che è tanto attiva nella produzione dei cosiddetti errori. La Psicoanalisi, invece, scienza moderna dell’inconoscibile e dell’ ignoto, è la disciplina che è ben disposta a considerare i fatti poco appariscenti, i piccolissimi e appena percettibili “errori”, per utilizzarli come indizi, pur estremamente deboli, di una realtà spesso profonda e molto significativa. Ma proviamo a soffermarci su qualcuno dei lapsus, con la compagnia della Psicoanalisi che ci suggerisce, come può fare un suggeritore dietro le quinte, di andare alla ricerca di un senso che in ogni caso si nasconde proprio sul palcoscenico stesso del teatro. Un professore nel dover tessere le lodi del collega che lo ha preceduto nell’ insegnamento dice agli studenti in ascolto : «E’ per me una noia (gioia) descrivere i meriti del mio stimato predecessore». Cosa succede!? Il lapsus ci dice (testimonia, rivela) che con la coscienza l’autore vuole elogiare il suo collega, mostrando gioia, mentre con l’inconscio vuole sbarazzarsi di un rivale che gli provoca ‘noia’, proprio perché egli può oscurare il suo valore.

Un professore di Anatomia nel parlare agli studenti di genitali femminili incorre in una sostituzione involontaria di parole: «Nel genitale femminile nonostante molte tentazioni, perdono, tentativi…». Qui vediamo come il desiderio sessuale, non comunicabile in un contesto sociale, si intrufola nella coscienza, prendendo alla sprovvista il professore che per il fatto di essere comunque autore ‘involontario’ del fenomeno, non ritiene di considerarsi un maleducato, depravato o volgare. Da questi due esempi semplici (ma ci sono dei lapsus molto complessi che richiedono un lavoro analitico intenso ed impegnativo nella ricerca della realtà interferente ad esso sottesa) possiamo comprendere come i lapsus possano essere considerati dei micro-sogni prodotti nella vita diurna, come frutti del pensiero onirico della veglia (direbbe Antonino Ferro, eminente psicoanalista contemporaneo che con una visione molto originale darebbe delle spiegazioni del lapsus diverse da quelle del padre della Psicoanalisi, ma complementari ad esse) in cui la soddisfazione di qualcosa di nascosto, represso o rimosso, trova la via di esprimersi, malgrado le barriere erette dalla coscienza. Il lapsus può risultare essere come una finestra che si apre su un mondo interno del quale possiamo contattare gli elementi psichici che lo abitano e arricchire perciò la conoscenza di noi stessi. E’ l’espressione di un giudizio, che si vuole celare, è l’incontro di due diverse intenzioni in cui l’una prende il posto dell’altra, sostituendola del tutto, o modificandola. Sulla scorta di queste conoscenze potremo la prossima volta occuparci insieme di un mio lapsus per farne l’analisi. Si tratta di un mio “errore” nel quale sono incorso mentre chattavo con una mia cara amica che essendo in procinto di partire per un safari in Africa, mi chiedeva se io volessi mettermi a sua disposizione come custode del suo diario di viaggio che avrebbe prodotto durante la sua emozionante avventura e inviato a me di volta in volta. Le ho risposto: «Per me è un ONERE», accorgendomi, quasi in contemporanea , del disappunto con cui lei mi comunicò che per dover fare a meno di me dovesse cercare un altro amico più disponibile e più degno, e del fatto che avevo sostituito, senza avvedermene, la parola ONORE che avrei voluto scrivere.

 Nunzio Lucarelli

 

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