LE CITTÀ ITALIANE NON SONO GREEN

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E’ crisi. Ma la penuria di risorse non è sufficiente a spiegare la brusca e preoccupante battuta d’arresto delle politiche ambientali urbane: prima ancora di quella economica, pare esserci una crisi della capacità di fare buona amministrazione che investe molte, troppe realtà locali. Nell’insieme dei capoluoghi italiani, ad esempio, torna a crescere l’inquinamento atmosferico, la media delle polveri sottili passa da 30 a 32 microgrammi per metro cubo, e sono dieci in più, da 27 si passa a 37, i giorni dell’anno in cui l’ozono scavalca i limiti di legge. Senza contare l’inefficienza energetica e quella del trasporto pubblico, messo sotto pressione dai tagli e incapace di attrarre passeggeri. Non crescono inoltre le isole pedonali, le zone a traffico limitato e le reti ciclabili urbane.

È questa la foto scattata dalla XIX edizione di Ecosistema Urbano, l’annuale ricerca di Legambiente e Ambiente Italia, realizzata con la collaborazione editoriale del Sole 24 Ore, sullo stato di salute ambientale dei capoluoghi di provincia italiani. Un quadro che, nel grigiore generale, vede emergere Venezia, tra le grandi città, Trento, tra i centri urbani di medie dimensioni, e Verbania, tra le piccole. In tutti e tre i casi, però, si tratta di primati relativi: non sono le città più sostenibili, ma sono le meno insostenibili. Rimane invece indietro il sud Italia con Messina, Reggio Calabria e Vibo Valentia ultime in classifica, sia che si parli di grandi capoluoghi, sia di medi o piccoli centri.

Il rapporto è stato presentato ieri, 28 ottobre 2012, a Venezia nel corso di un convegno che ha visto la partecipazione, tra gli altri di Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia, Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Tommaso Sodano, vice sindaco di Napoli, delegato all’ambiente Anci, Pierfrancesco Maran, assessore alla mobilità e ambiente, comune di Milano Claudio Lubatti, assessore alla mobilità e trasporti, comune di Torino, Andrea Colombo, assessore alla mobilità e trasporti, comune di Bologna.

«Le città – spiega Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – possono essere il fulcro di un rinnovamento radicale del Paese, perché insieme alla costruzione di un’economia a bassa emissione di anidride carbonica e la messa in sicurezza dei territori e degli edifici, rappresentano la via maestra per uscire dalla crisi economica e dal declino. Il rinascimento urbano è possibile, non è un’utopia, ma oltre ad una politica nazionale più attiva in questa direzione, serve anche il coinvolgimento e la consapevolezza delle singole persone. C’è un mondo di cose da fare ed Ecosistema Urbano fotografa fedelmente lo stato delle città italiane, mai come quest’anno così statiche nella qualità ambientale».

Le migliori città di Ecosistema Urbano sono: Venezia per le grandi città, Trento tra i centri urbani di medie dimensioni e Verbania tra le piccole. Ottengono la maglia nera Reggio Calabria (44 ª) per le città medie, Vibo Valentia (45 ª) per le città piccole, e Messina (15 ª) per le grandi città.

Anche quest’anno le emergenze ambientali da affrontare sono lo smog, i rifiuti, il traffico, l’inefficienza energetica e quella del trasporto pubblico. Nel 2011 salgono a 17, contro i 6 dello scorso anno, i capoluoghi dove si registra un valore medio annuo di polveri sottili superiore al limite dei 40 microgrammi per metro cubo, previsto dalla direttiva comunitaria. Tra le peggiori città Verona, Milano, Torino e Monza. Risultati non buoni anche per la densità automobilistica, che si attesta a 63,8 auto ogni 100 abitanti. L’auto è ancora il mezzo più usato a discapito del trasporto pubblico locale: un cittadino compie in media appena 83 viaggi l’anno, contro gli 85 dello scorso anno, su bus, tram e metro. Solo le grandi città registrano un leggero aumento del numero di utenti. Restano stazionari i consumi di acqua potabile (164 litri a testa ogni anno, 3 in meno rispetto allo scorso anno) e l’efficienza della depurazione (che dall’86 per cento arriva all’88 per cento). La situazione più critica rimane quella di Imperia, sprovvista di un impianto, seguita da Benevento che tratta solo il 21 per cento delle acque di scarto.

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Nessun miglioramento per la dispersione idrica, che ha un valore medio analogo a quello della precedente edizione del Rapporto (32 per cento), ma salgono a 56 le città nelle quali un terzo dell’acqua immessa negli acquedotti si perde lungo il percorso prima di raggiungere i rubinetti degli utenti. Più marcata la riduzione della produzione di rifiuti solidi urbani (20 chili in meno a testa in un anno, soprattutto a causa della riduzione dei consumi) e l’aumento della raccolta differenziata che, pur passando dal 31,97 per cento dello scorso anno all’attuale 37,96 per  cento, resta però lontana dal raggiungimento dell’obiettivo normativo del 60% raggiunto solo da 12 città: Novara, Salerno, Trento, Pordenone, Verbania, Belluno, Oristano, Teramo, Benevento, Asti, Nuoro, Rovigo.

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Autore dell'articolo: Redazione

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