AFRICA, PRIMA LE MAMME E I BAMBINI

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“Prima le mamme e i bambini”: questo il nome di un progetto che coinvolge quattro ospedali, ventidue centri di salute periferici e si rivolge a una popolazione di 1.300milioni di abitanti. L’obiettivo è raddoppiare in cinque anni il numero dei parti assistiti, arrivando progressivamente a 125mila parti negli ospedali e nei distretti di riferimento di Chiulo in Angola, Wolisso in Etiopia, Aber in Uganda e Tosamaganga in Tanzania. Una sfida strategica per continuare a combattere la mortalità materna e infantile, tra i grandi obiettivi del Millennio stabiliti dalle Nazioni Unite. Un progetto ambizioso che è partito a inizio 2012 con l’inedito sostegno congiunto di quattro fondazioni bancarie (Fondazione Cariparo, Fondazione Cariverona, Fondazione Cariplo e Compagnia San Paolo) e che ha raccolto un vasto consenso e un forte incoraggiamento da parte di molte istituzioni africane, Chiesa Cattolica, Governo italiano, agenzie sanitarie internazionali, enti locali e professionali, società civile. A circa un anno di distanza, domani a Roma, in partnership con Il Centro di ricerca e studi sulla salute globale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sarà fatto un primo resonto del progetto, dalle 10.30 alle 14. Si tratta di attività realizzate con l’applicazione di strumenti e metodi innovativi e basati sulle evidenze, che hanno permesso di analizzare i problemi sotto il profilo della copertura distrettuale dei servizi, della qualità delle cure ostetriche e neonatali e dell’equità delle prestazioni. Saranno presenti delegazioni istituzionali dall’Uganda, rappresentanti nazionali dei Ministeri di riferimento e delle istituzioni ecclesiali, enti locali e organizzazioni internazionali, ordini professionali e associazioni di categoria, Università, corporate e fondazioni private e volontari e operatori di Medici con l’Africa Cuamm. In particolare sono attesi dall’Uganda il ministro della Sanità, Christine Ondoa, e il vescovo della Diocesi di Lira, Giuseppe Franzelli. A livello nazionale il ministro della Salute, Renato Balduzzi, il sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura, il sostituto della Segreteria di Stato Vaticano, Angelo Becciu, e il presidente del Comitato per gli Interventi Caritativi a favore del Terzo Mondo della CEI, Giovanni Battista Gandolfo.

Ancora oggi in Africa molte mamme e molti bambini muoiono perché non hanno la possibilità di avere servizi sanitari adeguati. In particolare, l’accesso al parto assistito è la prestazione che più di ogni altra segna drammaticamente la differenza tra i diversi paesi e le diverse classi sociali. I problemi sono molti, e a volte banali: i costi, la difficoltà dei trasporti, la scarsità e la bassa qualità dei servizi locali. Per poterli superare serve lo sforzo comune di autorità sanitarie pubbliche e private e il contributo di tutti. Le mortalità materne nei Paesi interessati dal progetto “Prima le mamme e i bambini” sono tra le più alte del mondo. In Angola per dare alla luce il proprio figlio muoiono 14 mamme su 1000, in Etiopia 7, in Uganda 5, in Tanzania 9. In Italia il dato è di 0,04. Il progetto interessa gli ospedali di Chiulo (Angola), Wolisso (Etiopia), Aber (Uganda) e Tosamaganga (Tanzania) con una tipologia di intervento innovativa che privilegia il rapporto attivo con le comunità locali, le autorità sanitarie pubbliche e i servizi privati non profit. Nell’arco dei cinque anni saranno assicurati dal progetto complessivamente oltre 125mila parti assistiti, di cui 39mila negli ospedali e 86mila nei centri di salute governativi, una delle dimensioni fondamentale della sfida. Con pratiche sanitarie elementari e poco costose in Africa molte malattie e mote morti possono essere evitate. Troppe mamme perdono la vita, insieme ai loro bambini, solo perché arrivano in ospedale troppo tardi o perché non ci sono medici e ostetriche in grado di intervenire in caso di parti complicati.

Il costo medio per assicurare a una mamma africana l’accesso e il parto assistito è di 40 euro. Per garantire il trasporto di un parto complicato all’ospedale servono 20 euro mentre 250 euro è il costo di una borsa di studio per un’ostetrica. Con poco è possibile salvare la vita di tante mamme e dei loro bambini!

 

 

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Autore dell'articolo: Redazione

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