Anatomia di uno scandalo: recensione della serie tv di Netflix

Anatomia di uno scandalo è una miniserie in sei episodi che è stata ideata da David E. Kelley e Melissa James Gibson e che si basa sull'omonimo romanzo di Sarah Vaughan.
La cultura con sguardo mindful. Web magazine fondato nel 2008 da Maria Ianniciello
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Anatomia di uno scandalo è una miniserie in sei episodi che è stata ideata da David E. Kelley e Melissa James Gibson e che si basa sull'omonimo romanzo di Sarah Vaughan.

Un film ricco di sfumature, di metafore, di ossimori, di simboli, e perciò si presta a più chiavi di lettura soprattutto psicoanalitiche. Sia inteso, la pellicola non rimarrà negli annali dei film indimenticabili ma il suo stile molto variegato e le sue caratteristiche intrinseche ne fanno un prodotto che va oltre le logiche di mercato perché il regista del New Hampshire, Robert Eggers, sperimenta e innova senza paura. Mescola così più generi cinematografici e trae ispirazione dal Cinema epico, con leggeri toni del Fantasy.

La pellicola racconta una storia commovente di morte e rinascita ponendo al centro l’amore adolescenziale.

"Mi hanno sempre fatto ribrezzo la brutalità del razzismo e l’incapacità di provare compassione per chi riteniamo, a causa di condizionamenti sociali astrusi, diverso e quindi da emarginare. Di conseguenza ho sempre cercato di informarmi per saperne di più su un fenomeno che interessò principalmente gli Usa ma che ancora oggi ci riguarda... The Help per esempio è un film che affronta questa problematica..."

Quando la smania di potere acceca la mente, il cuore si chiude, l’odio prevale e la magia viene usata per addomesticare le coscienze. Solo un animo nobile - che mette da parte il desiderio di possesso per il bene collettivo - può impedire al male di trionfare.

Con inquadrature movimentate e primi piani intensi Maggie Gyllenhaal gira un film che disturba e annichilisce perché fa vedere ciò che nemmeno può essere sussurrato, ovvero il volto più acerbo della maternità in un crescendo di sensazioni.

Dopo Kenneth Branagh con Belfast, anche Mike Mills sceglie di togliere il colore dal suo quarto lungometraggio, C’mon C’mon, dando l’ultima parola a un bambino che costringe l’adulto a rivedere il suo microcosmo facendogli sviluppare pazienza e savoir-faire. L’adulto in questione si chiama Johnny ed è interpretato dal Premio Oscar Joaquin Phoenix in modo magistrale. L’attore, come qualcuno ha già sostenuto, conferisce poesia e dolcezza ad un personaggio molto semplice.

'Coda - I segni del cuore' racconta la storia di Ruby Rossi (Emilia Jones), unica udente in un nucleo familiare di non udenti. La ragazza aiuta i genitori (Troy Kotsur e Marlee Matlin) e il fratello maggiore Leo (Daniel Durant) nell’impegnativa gestione di un peschereccio.

Silvio Soldini con la macchina da presa entra nelle vite dei suoi personaggi che vengono redenti da un incontro o anche da un evento che li smuove rendendoli meno rigidi, più consapevoli, più inclini ad assecondare il flusso della vita che spesso ingabbiata in vicissitudini del passato. Come nel caso di Camilla (Kasia Smutniak), l’avvocatessa del film 3/19 che affronta il dramma dell’immigrazione in una Milano troppo operosa.