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Libri: recensioni & interviste

Elena Ferrante: ecco ‘La vita bugiarda degli adulti’: recensione del romanzo

Cosa scrivere di Elena Ferrante e de La vita bugiarda degli adulti? Sarò onesta con voi. Ho letto tutto d’un fiato I giorni dell’abbandono, La figlia oscura e poca altra roba. Ho cominciato a leggere più volte il primo capitolo de L’amica geniale ma per un motivo o per un altro mi sono fermata sempre allo stesso punto. Non ho visto nemmeno la serie televisiva.

Forse perché non credo nella vera amicizia, non mi è mai capitato di avere un’amica vera e nemmeno geniale; ho solo conoscenti che ti voltano le spalle nel momento che gli è più congeniale. Opportunisti dell’ultim’ora, li definisco. Sì, oggi sono arrabbiata ed anche un po’ pessimista!

In verità i libri mi entrano dentro e per giorni i personaggi vivono in me. Quindi, Giovanna de La vita bugiarda degli adulti (edizione e/o) sta parlando al posto mio. La mia rabbia è la sua, la mia delusione è la sua, la mia frustrazione è la sua, persino il mio pessimismo è il suo perché essere adulti in una società che ci vuole omologanti ed omologabili non è affatto facile.

Il nuovo libro di Elena Ferrante

Elena Ferrante, La vita bugiarda degli adulti e lo spartiacque che divide gli ig-nobili dai nobili

Elena Ferrante ci sbatte in faccia in modo spudorato l’amara consapevolezza che esiste uno spartiacque tra il mondo degli adulti e quello degli adolescenti. In questo territorio è facile perdersi. I genitori sono spesso concentrati sulle loro miserie quotidiane e mentono spudoratamente per conservare lo status quo. Almeno quelli di Giovanna fanno così.

Sapete: una volta mio padre mi raccontò che nel suo paese esisteva un fiumiciattolo, attraverso il quale l’area urbana veniva letteralmente divisa dalla campagna. Un po’ come accade ne La Divina Commedia. Ci sono i cattivi, i mezzani e i buoni! Gli ignobili o meglio i cafoni erano sempre disprezzati e beffeggiati dalla gente di paese. Le persone di campagna facevano però altrettanto. I cafoni non tentavano la scalata sociale – che era rappresentata simbolicamente dal fiume –  ed accettavano il loro stato ma si difendevano da chi li offendeva ritenendoli inferiori. Quando poi quel fiumiciattolo è stato bonificato, molte cose sono cambiate. La natura spesso crea gli argini, poi noi facciamo il resto!

Elena Ferrante ne La vita bugiarda degli adulti mi ha ricordato che esiste questa separazione forse in ogni località e soprattutto a Napoli. Ed è il frutto di antichi dissapori che spesso nascono nell’ambito delle famiglie perpetuandosi nella collettività per diventare ira, rancore e infine odio.

Ferrante La vita bugiarda degli adulti

Un romanzo di formazione?

Elena Ferrante scrive un nuovo romanzo amaro – che qualcuno ha definito ‘di formazione’ -, raccontando tra le righe Napoli e una parte dei napoletani per unire ciò che non può essere unito perché la cultura è difficile che diventi di massa. Non ci sono descrizioni dei luoghi e a parlare in prima persona è Giovanna. L’autrice crea inoltre una sorta di alter ego simboleggiato da Vittoria: la zia ‘sguaiata’ e  ‘volgare’ di Giovanna. Una donna che proviene dal popolo minuto e che ha rotto i rapporti col fratello colto a causa di un amore fedifrago. Giovanna per entrare nel mondo degli adulti a pieno titolo e diventare così donna deve scoprire la menzogna in chi gli è più caro: i suoi genitori. Per crescere deve arrabbiarsi e per arrabbiarsi deve prendere le distanze da chi l’ha generata. Si deve anche scontrare con l’universo conosciuto abbracciando l’inconoscibile e l’infrequentabile. Deve diventare viscida, sguaiata e cattiva proprio come la zia Vittoria.

Elena Ferrante ne La vita bugiarda degli adulti traccia uno spaccato sul mondo adolescenziale ma priva il libro di quella speranza che rende un romanzo di formazione. Questo romanzo tuttavia ti lascia l’amaro in bocca, ti mette alle strette, ti rievoca la tua adolescenza, con le insicurezze e con gli amori sbagliati, alza il sipario sul lato più buio di un’età in divenire. Non mi ha appassionato questo libro; volevo finirlopresto per togliermi dalla pelle e dalla testa la Giovanna/Vittoria che vive in me! (Marica Movie and Books)

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

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