culturaeculture non ha banner pubblitari da maggio 2020 (quelli che vedi in qualche articolo sono antecedenti a questa data). Contiamo quindi sul tuo aiuto, per un cultura che pone al centro le persone e non i numeri! Tu non sei un numero. Qui condividiamo conoscenza in modo sostenibile ed etico per chi scrive e per te che leggi. Aiutaci a crescere!

Libri: recensioni & interviste,  Non solo film

A BELLINZONA LA COLLEZIONE DI BALZAN

Una collezione di dipinti considerati vertici assoluti della pittura del tardo Ottocento italiano e le vicende umane e artistiche del suo creatore sono i protagonisti della mostra: “La raccolta Eugenio Balzan a Bellinzona 1944–2012”, che si tiene nelle sale del Museo Villa dei Cedri, a Bellinzona, il comune svizzero del Cantone Ticino, dal 29 settembre 2012 al 20 gennaio 2013.

Dopo il grande successo riscosso dalla mostra dedicata alle suggestive fotografie di Hans Steiner, Il Museo svizzero si ripresenta sulla scena espositiva autunnale con una rassegna che celebra, dopo quasi settant’anni di assenza, il ritorno a Bellinzona della prestigiosa raccolta di Eugenio Balzan (Badia Polesine, Rovigo, 1874 – Lugano, 1953).

Curata da Giovanna Ginex, storica dell’arte, e da Annalisa Galizia, conservatore del Museo Villa dei Cedri, l’esposizione  è stata realizzata grazie alla collaborazione della Fondazione Internazionale Balzan e al contributo della Cornèr Banca di Lugano. Istituto di credito svizzero impegnato sin dalla fondazione (1952) nel campo della cultura e dell’arte, Cornèr Banca nel 2006 aveva realizzato e pubblicato il volume Storia di una collezione d’arte. La Raccolta Eugenio Balzan, curato da Giovanna Ginex e edito dall’istituto stesso.

Approdato al Corriere della Sera nel 1897 come correttore di bozze, e ben presto interprete di una brillante carriera che lo porta a diventare giornalista di punta e poi autorevole amministratore e azionista del quotidiano milanese per oltre trent’anni, Eugenio Balzan frequenta gli esponenti più rappresentativi del vivace ambiente culturale dell’epoca. L’amicizia con letterati, musicisti e con imprenditori quali i Frugone, gli Jucker, Gaetano Marzotto, Angelo Rizzoli, i Morbio e i Crespi – primi proprietari del Corriere – contribuiscono ad alimentare e ad approfondire il suo interesse per l’arte. Una passione che dagli anni Venti agli anni Trenta del Novecento sfocia nella formazione di una raccolta che si è orientata, secondo i criteri del collezionismo borghese dell’epoca, verso le “scuole regionali” di fine Ottocento. Balzan, guidato nelle sue scelte dalla più affermata critica d’arte coeva, acquista le opere degli artisti di punta a cavallo tra il XIX e il XX secolo, con una particolare preferenza per gli ambiti pittorici del naturalismo e i temi della pittura di genere e del paesaggio.

Con una carrellata di una quarantina di opere – di norma non visibili al pubblico – la mostra costituisce dunque un imperdibile appuntamento per ammirare una collezione che racchiude dipinti di assoluta qualità artistica. Ai capolavori di Domenico Morelli, quale Bagno Pompejano e La sultana che torna dal bagno, fa da contraltare un insieme di opere che rappresentano punte di eccellenza per ognuna delle varie “scuole” scelte da Balzan. Nella mostra i lombardi Mosè Bianchi, Leonardo Bazzaro, Eugenio Gignous e Gaetano Previati, dialogano con il piemontese Alberto Pasini, i veneti Giacomo Favretto, Luigi Nono ed Ettore Tito, i toscani Giovanni Fattori e Plinio Nomellini. Arricchiscono e completano la rassegna le opere dell’emiliano Antonio Fontanesi, i napoletani Edoardo Dalbono, Giuseppe De Nittis, Francesco Paolo Michetti, Federico Rossano e Gioacchino Toma.

La mostra dedicata alla prestigiosa raccolta di Eugenio Balzan, oltre a ricostruire cronologicamente la genesi e la formazione della collezione, ricompone il contesto storico, sociale e culturale tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento a cui si aggiunge un rinnovato legame dell’Italia con la Svizzera; una relazione che ha contraddistinto la storia e la vita del collezionista. Nel 1933, infatti, in aperto dissenso con il regime fascista e per difendere l’indipendenza del Corriere, Balzan si trasferisce a Lugano dove già soggiornava per lunghi periodi. Successivamente, preoccupato per gli esiti del secondo conflitto mondiale, riesce a spostare anche la sua raccolta. Nel 1944 il territorio elvetico diviene anche la sede in cui si tiene un’importante mostra itinerante, intitolata Pitture italiane dell’Ottocento, che include ben quarantuno opere della raccolta di Balzan. Inaugurata al Kunsthaus di Zurigo, l’esposizione nello stesso anno è stata presentata al Palazzo Comunale di Bellinzona e al Kunstmuseum di Berna. La rassegna attualmente allestita a Villa dei Cedri vuol essere anche un omaggio alla prima esposizione della raccolta in Svizzera, allora organizzata Giuseppe De Logu, storico dell’arte, futuro direttore dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, esule in Svizzera dagli anni Trenta fino alla fine della guerra e grande amico di Eugenio Balzan. Nell’originaria tappa bellinzonese della mostra, De Logu decide di affiancare alle opere della Raccolta una scelta di dipinti provenienti da collezioni pubbliche e private del Canton Ticino. A ricordo di questo particolare allestimento, la nuova mostra propone gli stessi dipinti esposti nel ’44, di proprietà del Museo Vincenzo Vela di Ligornetto e del Museo della Città di Lugano. Nel 1948 Balzan decide di rientrare in Italia e avvia le lunghe pratiche per riportare in Patria le sue opere. Muore nel 1953 senza vedere il suo sogno realizzato. Sarà la figlia Lina a concretizzare i propositi paterni quando nel 1956 riesce a riportare le opere a Milano, per poi dare vita alla Fondazione Internazionale Premio Eugenio Balzan con sede nel capoluogo lombardo e a Zurigo.

La conferenza stampa di presentazione della rassegna si svolgerà il 28 settembre alle 11.30, mentre la cerimonia inaugurale è prevista per le 18.30.

 

close

Commenti

commenti

culturaeculture non ha banner pubblitari da maggio 2020 (quelli che vedi in qualche articolo sono antecedenti a questa data). Contiamo quindi sul tuo aiuto, per un cultura che pone al centro le persone e non i numeri! Tu non sei un numero. Qui condividiamo conoscenza in modo sostenibile ed etico per chi scrive e per te che leggi. Aiutaci a crescere!

Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

Leave a Reply

shares