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Il film su Pelé

Pelé – Birth of a Legend è un film del 2016 che trovi in abbonamento su Prime Video e a noleggio su diverse piattaforme streaming.

Recensione del film su Pelé

L’asse portante del film su Pelé è il movimento. La pellicola si apre proprio nel punto in cui termina, una scelta stilistica vincente che regala emozioni e pathos allo spettatore, non solo a chi ama il calcio ma anche a tutte quelle persone che credono ancora nella potenza dei sogni, i quali si realizzano, qualche volta.

Il movimento, dicevamo, della macchina da presa scandisce le acrobazie di un bambino brasiliano che vive ai bordi di periferia, in una favela, e che tra il fango e addirittura sui tetti sudici del suo quartiere gioca a calcio, con un gruppo di piccoli amici, formando così la squadra dei Senza Scarpe. Il ritmo si fa avvincente e i registi ci conducono nel cuore della Ginga brasiliana, nata nel Paese sudamericano nel 1500 tra le tribù africane e poi importata nel calcio.

Si tratta di un’arte marziale, dunque, molto antica che inconsapevolmente il giovane Pelé applica nel suo metodo di gioco. E, dunque, oltre alla parola movimento, in questo film trapela un altro termine, radici, non meno importante e sicuramente decisivo per il calcio brasiliano e di conseguenza per lo stesso Pelé.

Si dice che ogni Uomo sia un po’ come un albero, il quale senza le radici morirebbe. I suoi rami, che si estendono verso il cielo, seccherebbero. Nella mente e nelle gambe del protagonista di questo film il richiamo alle origini è un suono che non si può trascurare, pena la morte di un immane talento.

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Un film dal messaggio forte e deciso

Pelé – The Birh of a Legend è un film dal messaggio forte e dallo stile deciso. Con pochi preamboli, l’occhio della macchina da presa ci mette a corrente di aneddoti forse ad alcuni ignoti, facendoci rabbrividire: la morte dell’amico, la tenacia del padre, che era stato anche lui calciatore professionista, l’impassibilità della madre, ma anche le cocenti delusioni soggettive e collettive di un popolo che non riusciva a dimenticare la sconfitta del 1950, tanto da abiurare completamente la Ginga.

Il bel gioco brasiliano era definito «selvaggio» in un’Europa conformista e dominante, che all’alba del secondo conflitto mondiale, in un dopoguerra che non prevedeva troppe distrazioni, dettava (e detta pure oggi) le regole nel mondo calcistico.

Non un biopic

Pelé, però, non è un biopic, almeno non nel senso classico del termine. E` altresì un film che fa leva sul sensazionalismo, sulla creatività e sul desiderio di rivalsa. Quando la telecamera si sposta sui campi di calcio, ci sembra quasi di essere catapultati in un video game, dove è possibile stoppare la palla da un momento all’altro.

La forza di questa pellicola è, dunque, nella capacità di generare emozioni positive portando lo spettatore verso la scena finale gradualmente senza alcuna fretta, un passo per volta, proprio perché non è tanto importante la meta bensì il percorso, ovvero quelle tappe che conducono al risultato finale e in questo caso alla vittoria del Mondiale in Svezia nel 1958, data in cui un diciassettenne di una favela – dove non c’era nemmeno il gas – diventò Pelé, oggi considerato forse il calciatore più forte di tutti i tempi grazie ai numerosi record.

Una pellicola originale

La pellicola somiglia solo a se stessa ma forse per incisività e un po’ per ritmo potremmo trovare delle lievi analogie stilistiche con Rush o anche con il film italiano Veloce come il vento. Ottima la performance degli attori che interpretano l’atleta (Leonardo Lima Carvalho è Pelé da bambino, mentre Kevin de Paula è Pelé da ragazzo). Un plauso ai registi, Jeff Zimbalist e Michael Zimbalist, che hanno scritto anche la sceneggiatura. Consigliato? Decisamente. Di seguito il trailer e alcune immagini. (Articolo aggiornato il 30 dicembre 2022, ore 17.56)

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello. Il mio nome intero è però Ianniciello Maria Carmela ma per comodità mi firmo solo Maria. Sono iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Campania dal 2007, nell’elenco dei Pubblicisti. Laureata in Lettere (vecchio ordinamento) con il massimo dei voti presso l’Università di Roma Tor Vergata, ho dedicato gli ultimi vent’anni della mia carriera allo studio dei nuovi e dei ‘vecchi’ Media. Nel 2008 ho fondato questo portale dove tuttora mi occupo di analisi del linguaggio cinematografico, televisivo ed editoriale (saggi, libri per bambini e romanzi). Ho lavorato per testate giornalistiche dell’Irpinia e del Sannio, curando anche uffici stampa. Nel 2018 mi sono diplomata in Naturopatia a indirizzo psicosomatico presso l’Istituto Riza di Medicina Psicosomatica di Milano, diretto dal professor Raffaele Morelli. Ho conseguito poi il Master in Lettura del Corpo mediante la Psicosomatica nel 2019 con la dottoressa Maria Montalto. La conoscenza della Psicologia (disciplina a cui sto dedicando gran parte delle mie ricerche) mi permette di esaminare i nuovi e i vecchi Media con un approccio integrato e molto innovativo.

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