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Noah, la trama e la recensione del film

noahNoioso, perché molto ripetitivo. Per niente didascalico e privo di emozioni forti: Noah, il film di Darren Aronofsky nelle sale dal 10 aprile, delude. Dall’inizio alla fine. Il regista troppo impegnato a curare la forma e a perfezionare gli effetti speciali, si è dimenticato della cosa più importante, cioè del contenuto, creando una pellicola quasi barocca ma con poca sostanza. Un film che dice tutto e niente. Il cast di attori brillanti, con Russell Crowe nel ruolo di Noè, non riesce a coinvolgere lo spettatore tanto che alcune scene rasentano il patetico: Naameh (Jennifer Connelly) è una moglie disperata che nulla può contro il volere del marito Noè, un patriarca sprovvisto di tutta la sua saggezza, una qualità evidente nei passi della Bibbia. Un uomo rozzo, poco profondo, che non teme di uccidere e che crede in un Dio punitivo (chiamato nella pellicola Creatore), visto come un’entità crudele, che ha cacciato Adamo ed Eva dal Giardino; gli esseri umani si sono suddivisi in due fazioni distinte: i discendenti di Caino, che vivevano nel peccato ed erano la maggioranza, e quelli di Set che rappresentavano la parte divina dell’uomo. Nel film i figli del peccato sono proliferati seminando morte e uccidendo anche gli angeli custodi, trasformati in giganti di roccia, di cui sono rimasti solo pochi esemplari. Russell Crowe as NoahCostoro aiuteranno Noè a costruire l’arca. Un passo del libro più letto, al quale sono devoti miliardi di persone, diventa così un fantasy senza capo né coda. E questo solo per il gusto di stupire con effetti che non sono poi così speciali. Il rapporto tra Noè e Dio è solo accennato e si trasforma in un tormento interiore, in cui predomina la rabbia, un sentimento nocivo che sconfina nella paranoia: per tutta la seconda parte Noè vuole che il seme dell’umanità muoia con la sua famiglia, però nel momento in cui deve uccidere le gemelle, nate dall’amore tra la figlia adottiva Illa (Emma Watson) e il suo primogenito Sem (Douglas Booth), disubbidisce a Dio. Così il patriarca – siccome pensa di aver deluso il Creatore – dopo il diluvio si rifugia nell’alcol. Ma il Signore non è Amore, misericordia, pace, serenità? Almeno con i giusti? Ed è strano che Noè, il prescelto da Dio per salvare il creato, non ne sia consapevole! La sacralità del testo biblico e (per i non credenti) il suo valore letterario e didascalico sono stati qui banalizzati, perdendo di valore. Un elemento positivo però c’è: questa pellicola ci ha fatto capire verso quale direzione stia andando un certo tipo di cinematografia, desiderosa solo di stupire… senza dare nulla in cambio allo spettatore.

Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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