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LA TRAPPOLA DI LUIGI PIRANDELLO

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la trappolapistola_medium«La vita è il vento. La vita è il male, è il fuoco non è la terra che si incrosta e assume forma. Ogni forma è la morte […]. Siamo noi che vediamo la riflessione del mondo reale. […]. Non voglio rassegnarmi a morire come i vecchi lentamente, voglio morire in un soffio […]». C’è tutto il teatro di Luigi Pirandelli ne “La trappola” che sarà messa in scena al Teatro Argentina di Roma dal 9 al 24 marzo 2013 con l’adattamento e la regia di Gabriele Lavia. Tra gli interpreti Gabriele Lavia, Giovanna Guida e Riccardo Monitillo.

Lo spettacolo è nato come un omaggio al pubblico dei Teatri di Cintura romani. Un dono speciale per ringraziare dell’attenzione e dell’affetto dimostrati verso il Teatro di Roma impegnato a gestire e programmare le stagioni teatrali rispettivamente di Tor Bella Monaca e Quarticciolo.

«Un uomo si muove nella sua casa. Di là, fuori scena, un altro uomo piange – commenta Gabriele Lavia – E’ il vecchio padre di quell’uomo solo. Il vecchio mangia imboccato, i bisogni corporali se li fa addosso come i bambini piccoli. E piange. Piange senza un’apparente ragione. La casa è piena di oggetti della realtà di quell’uomo. Questa casa è una trappola. Il pensiero di quest’uomo è una trappola. Il venire al mondo dell’uomo è cadere nella trappola. Le donne sono trappole. I sentimenti, le opinioni, le abitudini, i concetti sono trappole. Il corpo stesso intrappola la vita condannandolo alla morte. La trappola che Pirandello scrive nel 1912 è, forse, la novella più filosofica, amara e disperata dell’autore agrigentino».

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