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Jojo Rabbit: recensione e trama di un film da Oscar

Il film Jojo Rabbit è la porta di accesso alla mente di un bambino che gioca a fare il nazista, prendendosi troppo sul serio. Il paradosso è che poi, in fase di addestramento, si rifiuta di uccidere un coniglio perché la sua natura è diversa.

Jojo Rabbit: recensione e trama del film (podcast in calce)

Il campo d’azione di Jojo Rabbit è colorato, armonico, in netto contrasto con altri film sul Nazismo, dove la presenza dei bambini rendeva in qualche modo il contesto più raccapricciante e commovente.

Le forti tonalità del grigio de Il bambino con il pigiama a righe qui scompaiono per fare posto alle sfumature del giallo, del rosso e del blu. La fotografia, infatti, ha colori luminosi ma poi diventa gradualmente più scura, proprio quando Johannes Betzler, detto Jojo (Roman Griffin Davis) fa i conti con la reale natura dei nazisti. Questo bambino apre gli occhi e il suo mondo cambia.

A sollevare il velo di Maya non è la madre Rose (Scarlett Johansson) bensì la creativa Elsa (Thomasin McKenzie), una ragazza ebrea nascosta in casa di Jojo. ‘Come sono gli ebrei?’, si chiede il protagonista, che ha come amico immaginario uno stravagante Hitler, il quale dispensa strani consigli e ci fa anche sorridere più volte.

Una fiaba moderna…

Jojo Rabbit è una fiaba moderna e surreale che si tinge di magia, con alcuni tratti malinconici. Il film si rivolge espressamente al nostro bambino interiore che potrebbe, vista la sua ingenuità, farsi travolgere da pericolosi ed invitanti fanatismi. Lo fa in modo semplice, un po’ come aveva fatto Roberto Benigni ne La vita è bella dando le sembianze ad un padre ebreo che cercava di rendere a suo figlio meno traumatica l’esperienza dei campi di sterminio. Benigni aveva usato per raccontare la propria storia uno stile classico ma molto convincente.

 Jojo Rabbit recensione

Lo sceneggiatore e regista Taika David Waititi – che ha interpretato il bizzarro Hitler e si è aggiudicato il Premio Oscar 2020 per la miglior sceneggiatura non originale – ha osato spingendosi oltre, in sentieri poco tracciati. Ha reso così fruibile ad un pubblico di bambini la grande Storia riuscendo a coinvolgere anche gli adulti.

Siamo, infatti, nella Germania nazista del 1945, con un capitano stravagante ma dal cuore d’oro, in un ambiente molto pittoresco. Jojo Rabbit, insomma, è un film originale che diverte, facendo riflettere, con gusto e una delicatezza estrema. La sceneggiatura si ispira al romanzoIl cielo in gabbia’ di Christine Leunens. (Marica Movie and Books)

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Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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