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L’informazione e la massa panicata: così nasce il terrore (podcast in calce)

A una parte dell’informazione italiana lo stato psichico della massa non interessa. Non è mai interessato. In tempo di normalità (quindi non di emergenza come questo) si è sempre cercato non solo il mostro ma anche il morto da sbattere in prima pagina per fare audience e quindi per aumentare i profitti.

L’ignaro spettatore o lettore è stato quindi usato o per fini politici (dato che in Italia le testate ricevono finanziamenti pubblici) o per scopi commerciali. E anche adesso, in tempi di emergenza, si fa lo stesso. Oggi (27 marzo 2020) l’Istituto Superiore di Sanità ha diffuso un documento scientifico con tutti i dati dei pazienti deceduti, attraverso il quale possiamo farci un’idea (anche se parziale) di come si stia comportando il virus in Italia. L’ISS, tramite il dottor Silvio Brusaferro, ha spiegato che gli scienziati hanno lavorato di notte per redigere questo documento.

Nel corso delle conferenze stampa in verità sono tanti i giornalisti che pongono domande intelligenti ma poi le risposte raramente trovano spazio sui portali di informazione o nell’ambito dei TG. Leggiamo solo i numeri del semplice bollettino, i quali non vengono poi spiegati bene creando solo sconforto.

Qualcuno potrebbe pensare ingenuamente che non si voglia disorientare le persone portandole di conseguenza ad uscire di casa. Non credo sia così. Perché, se così fosse, l’ISS eviterebbe di divulgare questi dati; se lo fa è perché pensa che possano essere utili anche ai medici. Ma dire che su 2975 pazienti solo 15 avevano zero patologie non fa notizia, va controcorrente, e quindi è inutile. La massa ha già deciso – siccome è stata indottrinata a dovere – che di questo virus si debba morire per forza anche se si è in uno stato di perfetta salute. Non c’è speranza se disgraziatamente qualcuno ti infetta. Morirai per forza.

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‘L’Urlo’ di Edvard Munch

Quando le notizie creano panico…

La massa pensa che, se siamo tutti in quarantena, non è perché al sistema sanitario nazionale siano stati sottratti in dieci anni 37miliardi di euro e, quindi, se una persona si ammala di un’altra patologia, potrebbe rischiare di non poter avere assistenza perché non ci sono posti letto né medici, né personale paramedico, né attrezzature adeguate per esaminare i tamponi. No. La colpa è solo del virus. I Media hanno deciso. E l’opinione pubblica anche.

La massa panicata (prendo in prestito il termine usato da Massimo Recalcati) non si documenta, dà credito ai venditori di bufale e a chi su Whatapp suggerisce di fare i gargarismi e altre pozioni magiche. La massa panicata non è più lucida. La massa panicata è inerte e quindi i Media prendono il sopravvento. La massa panicata pensa che con il virus le porte del cimitero siano già spalancate perché così le stanno facendo credere.

E poi c’è il negazionismo…

Poi, c’è chi nega che tutto questo stia davvero accadendo. E’ il rovescio della medaglia. L’altra faccia della paura che ci fa avvalorare qualsiasi teoria, anche le più inutili e catastrofiche.

Ora, è necessario che ciascuno di noi stia a casa ma, proprio perché abbiamo tanto tempo, possiamo usare gli strumenti che internet ci mette a disposizione per conoscere.

Preciso che la mia non è una guerra all’informazione italiana, è altresì una piccola battaglia per la corretta informazione perché non si può togliere alle persone la speranza.

Il gregge disorientato e il senso critico…

Quando tutto questo finirà, sarà molto difficile ritornare a vivere senza il paradigma della paura, come lo definisce giustamente la giornalista Enrica Perucchietti nel suo nuovo libro. La massa si comporta da gregge disorientato (tanto per citare Walter Lippmann) e diventa una semplice spettatrice. “Ciascuno è un soggetto passivo che è stato abituato a osservare in modo acritico assorbendo le immagini e il loro contenuto”, spiega Perucchietti che aggiunge: “In questo caso di evidente emergenza, il gregge appare più disorientato del solito perché persino gli “esperti” si contraddicono», dato che ad «orientare il gregge spaventato nel mondo sono gli stereotipi».

Ognuno di noi, sostiene la giornalista, «si forma infatti delle opinioni da notizie e immagini che non sono state acquisite direttamente ma per lo più sono state comunicate e trasmesse da altri, pertanto riportate indirettamente e interpretate da costoro se non addirittura stravolte». Ormai, aggiunge, «per fretta e mancanza di tempo acquisiamo in modo convulso le informazioni dai media senza avere la possibilità e i mezzi di verificarle. Persino i giornalisti hanno sempre meno tempo per approfondire le agenzie di stampa o le informazioni che ottengono da spin doctors o da organi istituzionali». Adottiamo, conclude Perucchietti, «quanto ci viene propinato in modo passivo e acritico, in quanto siamo stati abituati a fidarci dei mezzi di comunicazione». Ecco perché è vitale studiare, documentarsi, andare oltre per costituire una massa critica che non si faccia gestire dal panico. (Maria Ianniciello alias Marica Movie and Books)

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Maria Ianniciello

Giornalista culturale. Podcaster. Scrivo di cultura dal 2008. Mi sono laureata in Lettere (vecchio ordinamento) nel 2005, con il massimo dei voti, presso l'Università di Roma Tor Vergata, discutendo una tesi in Storia contemporanea sulla Guerra del Vietnam vista dalla stampa cattolica italiana. Ho lavorato in redazioni e uffici stampa dell'Irpinia e del Sannio. Nel 2008 ho creato il portale culturaeculture.it, dove tuttora mi occupo di libri, film, serie tv e documentari con uno sguardo attento alle pari opportunità e ai temi sociali. Nel 2010 ho pubblicato un romanzo giovanile (scritto quando avevo 16 anni) sulla guerra del Vietnam dal titolo 'Conflitti'. Amo la Psicologia (disciplina molto importante e utile per una recensionista di romanzi, film e serie tv). Ho studiato presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica il linguaggio del corpo mediante la Psicosomatica, diplomandomi nel 2018 in Naturopatia. Amo la natura, gli animali...le piante, la montagna, il mare. Cosa aggiungere? Sono sposata con Carmine e sono mamma del piccolo Emanuele

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