culturaeculture non ha banner pubblitari da maggio 2020 (quelli che vedi in qualche articolo sono antecedenti a questa data). Contiamo quindi sul tuo aiuto, per un cultura che pone al centro le persone e non i numeri! Tu non sei un numero. Qui condividiamo conoscenza in modo sostenibile ed etico per chi scrive e per te che leggi. Aiutaci a crescere!

Di tutto un po'

Coronavirus, gli italiani indisciplinati? No, è tutto un fatto di comunicazione

In calce trovi il podcast di questo articolo

Nell’epoca del Coronavirus è necessario saper comunicare. Questo termine ha un’etimologia affascinante, ricca di significato. Comunicare arriva da Communicare che vuol dire mettere in commune. E più specificatamente mettere un valore al servizio di qualcuno. Ovvero chi comunica deve riuscire a trasmettere il messaggio nel modo più comprensivo possibile facendo diventare quel concetto patrimonio comune. Dunque, se qualche italiano non ha compreso l’importanza di stare a casa è perché il messaggio non è arrivato nella maniera corretta.

Mario Lavia, a proposito della comunicazione di Conte, precisa su Linkiesta, nel sottotitolo di un interessante articolo uscito il 21 marzo 2020: “La comunicazione adesso è persino più importante della politica perché può e deve coprirne i ritardi, senza essere per questo inganno o demagogia. Procedere con i «si dice», con le «fonti di Palazzo Chigi diconoche…», non è serio, non è tollerabile e non è efficace”. Poi aggiunge: “Il Governo deve prendere nelle sue mani il filo della comunicazione con l’opinione pubblica nazionale – specifica -. Non si può affidare alla mesta conferenza stampa del dottor Borrelli e del medico di turno, un appuntamento per carità svolto al meglio ma totalmente privo di forza, di messaggio, di indicazioni. Come minimo a fianco di Borrelli e Brusaferro dovrebbe esserci ogni giorno il presidente del Consiglio o un ministro di primo livello in grado di fornire un quadro generale sensato e coerente”. E poi propone una soluzione: bisogna parlare alla gente, soprattutto ai giovani, mediante i loro idoli (calciatori, cantanti… motivatori, influencer). Ma questo tipo di comunicazione dovrebbe essere istituzionalizzata. Non si possono applicare i metodi comunicativi cinesi nel nostro Paese. E vediamo nello specifico perché.

Coronavirus. Gli italiani non sono cinesi

Gli italiani non capiscono? Io mi spingo oltre: gli italiani non sono cinesi e so che questa affermazione potrebbe fare molto discutere, perché ognuno potrebbe leggere nellemie parole ciò che vuole; sarò dunque ancor più precisa.

Gli italiani non hanno la cultura del popolo cinese, non perché siano indisciplinati, ma perché sono occidentali. E` propriamente un fatto culturale. Ne parla molto bene il docente Filippo Mignini all’HuffPost: “I cinesi percepiscono l’individuocome parte del tutto – sostiene -. Dalla comunità, discende l’esistenza anche del singolo. Viceversa, noi consideriamo il tutto come somma di ogni singola parte. È sul singolo che si costituisce la nostra idea di popolo, che non è altro che l’insieme delle nostre individualità”.

Coronavirus  italiani

Mignini afferma inoltre che “il cinese ha alle spalle duemila e quattrocento anni di confucianesimo, una cultura ripresa anche dall’attuale partito comunista, che insegna un acuto senso della responsabilità sociale. Al contrario, noi abbiamo dietro una filosofia che si è mossa nella direzione di una forte maturazione della dimensione individuale”.

Coronavirus, serve comunicazione istituzionale più efficace

Chi scrive i discorsi del premier dovrebbe tener conto del ragionamento di Mignini e quindi le strategie dovrebbero essere diverse. Gli italiani dovrebbero sentirsi valorizzati come individui. Quindi, la comunicazione (non di aspetti tecnici ed economici, è ovvio) dovrebbe essere affidata a chi davvero riesce a smuovere le coscienze anche con discorsi motivazionali partendo da argomenti che magari fanno più presa negli adolescenti, i quali sono più votati a trasgredire – proprio per motivi inconsci, legati all’età – le regole.

Qui il podcast di questo articolo

close

Commenti

commenti

culturaeculture non ha banner pubblitari da maggio 2020 (quelli che vedi in qualche articolo sono antecedenti a questa data). Contiamo quindi sul tuo aiuto, per un cultura che pone al centro le persone e non i numeri! Tu non sei un numero. Qui condividiamo conoscenza in modo sostenibile ed etico per chi scrive e per te che leggi. Aiutaci a crescere!

Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

Lascia un commento

shares