Exodus – Dei e Re, trama e recensione del film su Mosè

Exodus dei e re tramaNessuno oggi avrebbe potuto girare un film biblico, con protagonista Mosè, se non Ridley Scott, incline a questo genere di pellicole e quindi con l’esperienza adatta per creare un prodotto valido e nuovo. Ci è riuscito? Vediamo. Il regista ci ha provato con Exodus – Dei e Re, al cinema dal 16 gennaio 2015, portandoci dall’altra parte del Mediterraneo, 1300 anni prima della nascita di Cristo quando gli israeliti, secondo l’Esodo, erano schiavi dei faraoni e come bestie da soma lavoravano per la costruzione di tombe imponenti ed edifici lussuosi. Nella Bibbia il racconto si tinge di metafore, attraverso cui comprendiamo che solo la fede – intesa come fiducia in qualcosa di più grande del potere esercitato da un sovrano sanguinario che pensa di essere un Dio in terra – può sostenerci lungo il sentiero della vita. La trama di Exodus – Dei e Re ruota intorno al personaggio di Mosè, colui che fu salvato dalle acque proprio quando, a causa di una profezia, il faraone aveva ordinato di uccidere i figli maschi degli israeliti. Nell’Esodo si legge che Mosè fu allevato dalla figlia del re secondo gli usi egiziani; come accadde per Gesù, nella Bibbia si omettono trent’anni della vita di questo importante e cruciale condottiero. Mosè cosa fece in quel periodo? Storici antichi, quali per esempio Filone di Alessandria, hanno cercato di ricostruire quella fase, come ha fatto del resto Ridley Scott nella prima parte di Exodus, che, senza raccontarci il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza, ci fa comunque intuire che Mosè fu educato per essere un ottimo generale e un fine stratega militare. La macchina da presa posa subito l’occhio indagatore sul volto intelligente del giovane Mosè, impersonato da un ottimo Christian Bale che ritrova il sex appeal perso in American Hustle per calarsi nei panni di uomo tanto pragmatico quanto affascinante, proprio perché portavoce degli stessi valori del gladiatore di Russell Crowe, come per esempio il senso della giustizia, la capacità di essere leader ma anche l’amore per la sua famiglia e più in generale l’attaccamento alle proprie origini. exodus-dei-e-re-recensioneIl Mosè targato Christian Bale è più uomo che eroe: cade, si rialza per poi trionfare e, come Massimo Decimo Meridio, che aveva la fiducia dell’imperatore, anche Mosè, proprio per il suo coraggio, è amato dal faraone tanto da suscitare le invidie di Ramses II, che ha in sé molti dei vizi di Commodo e che, alla morte del padre, preso dalla smania di potere e di vendetta, istigato dalla madre, perde del tutto il lume della ragione, perché, dice, egli è un Dio e nessuno potrà sconfiggerlo, nemmeno le sette piaghe che si abbatteranno sull’Egitto e che l’agnostico Scott cerca di spiegare avvalendosi della scienza. Del resto lo scetticismo del regista è evidente in ogni sequenza del film e ci disarma: Mosè conosce il Dio degli Israeliti in modo bizzarro e alquanto inverosimile, cioè dopo una caduta.

Sulla montagna, immerso nel fango, vede un bambino. E` Dio o un angelo o meglio ancora l’effetto del trauma cranico? Il fanciullo – capiremo – è il Signore sceso in terra che nella Bibbia non è mai stato descritto, perché, si legge, è privo di volto. «Io sono Colui che sono», dicono le Sacre Scritture. Un’energia creativa che troviamo in ogni cosa? Eppure Ridley Scott impersona Dio, osando e certamente scandalizzando non solo i biblici ma i cristiani tutti e ovviamente gli ebrei. Exodus è una libera interpretazione dell’Esodo ma non per questo è un film del tutto privo di valore, sebbene sia lontano per la ricchezza dei contenuti da I dieci comandamenti, il classic movie del 1956, più fedele al racconto biblico e incisivo perché più autentico. Il Mosè de I dieci comandamenti sente forte il richiamo del Dio di Abramo. «I diseredati amano forse di meno?», si chiede poco prima di conoscere la verità sulle sue origini, aggiungendo poi: «Egiziano o ebreo resto sempre lo stesso». Il condottiero de I dieci comandamenti è un uomo saggio, oltre che valoroso. Abbandona gli abiti da principe per percorrere «il suo cammino». Si avvicina ai costumi del suo popolo e ne comprende il dramma della schiavitù. Conosce le sue radici e vede con chiarezza il tedio e la pena degli israeliti, portandone, racconta la voce fuori campo, il pesante fardello. La chiamata di Dio arriva all’improvviso ed è come una rinascita che lo conduce all’esodo, dal quale un intero popolo ne esce rinnovato.

exodus-dei-e-re-scottManca tutto questo nella trama di Exodus – Dei e Re di Ridley Scott. Il personaggio interpretato da Christian Bale ha meno fede, tranne che verso il finale, quando nei pressi del Mar Rosso il patriarca s’inginocchia per chiedere l’aiuto di Dio che puntualmente arriva. Con un leggero e suggestivo zoom, Ridley Scott crea per un breve istante empatia tra lo spettatore e Mosè; per il resto questo film si riduce a un mero esercizio stilistico, ben riuscito. Gli effetti speciali e i movimenti della macchina da presa sono perfetti, ma cosa resterà tra qualche anno di questo lungometraggio? Ben poco, proprio perché Ridley Scott ha tolto alla storia di Mosè semplicità e fascino trasformandola in una vicenda storica con immagini spettacolari, senza l’originalità di film come Il Gladiatore. Detto questo, Exodus merita comunque di essere visto, se non altro per apprezzare gli effetti speciali, di cui è ricco il cinema contemporaneo, e il linguaggio cinematografico di un regista il cui talento certamente non viene messo in discussione.

Maria Ianniciello

 

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