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Carnevale, quando le maschere spaventano il bambino

carnevale-bambiniIl Carnevale, per me, durante l’infanzia era un’occasione di divertimento, amavo travestirmi da principessa ed entrare in un mondo di favole dove tutto era possibile, ma non sempre era così.

Ricordo che c’erano alcune maschere, spesso indossate da persone adulte, che mi facevano veramente paura soprattutto quando con i miei genitori andavo a fare la tradizionale sfilata per le vie del paese, dove a travestirsi non erano solo bambini come me. A distanza di anni, questa ricorrenza ha ancora un sapore agrodolce, non del tutto positivo, e per diverso tempo mi sono chiesta il motivo.

La risposta è arrivata questa mattina da Simonetta Gentile, responsabile di Psicologia Clinica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. «Il Carnevale può trasformarsi per i più piccoli in un momento di disagio», spiega il medico aggiungendo che il bambino potrebbe non intendere il cambio di identità come un gioco, soprattutto coloro che non hanno ancora la piena consapevolezza del confine che c’è tra realtà e finzione. Alcuni bambini possono essere addirittura turbati dal travestimento. La dottoressa Gentile consiglia dunque ai genitori di «dosare con attenzione ciò che può essere divertente: senza forzature», magari rendendo, i bambini più grandi, protagonisti nella scelta della maschera. E` importante costruire il travestimento insieme a loro, cioè rendendoli partecipi.

Questo momento, sostiene il medico, diventa così un’occasione per stare insieme, ma anche per per far esercitare i nostri figli in azioni concrete, come la selezione dei cartoncini e delle stoffe; in questo modo si aiuta il bambino a liberare la creatività spontanea. Il consiglio è quello di scegliere maschere con significati positivi. Insomma, prestate molta attenzione quando travestite i vostri piccoli, in modo da non correre il rischio di farli soffrire.

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

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