Oltre il buio della coscienza: cosa ci insegna Cecità di Saramago

Vedere senza osservare: la dantesca apocalisse umana dello scrittore portoghese.

Certe storie ci lasciano l’amaro in bocca, perché – evocando scenari possibili – ci permettono di contemplare anche ciò che sembra impossibile, almeno per adesso.

E allora prendiamo una città anonima, come anonimi sono i personaggi che la abitano, e facciamola diventare il contesto adatto per uno scenario verosimilmente apocalittico. Togliamo poi la vista agli abitanti. A tutti. Tranne uno. E proviamo a immaginare cosa potrebbe accadere a queste persone. Lo scrittore portoghese, José Saramago, usa tutto questo espediente nel suo romanzo Cecità. Ne viene fuori una realtà allucinante che mette in evidenza il lato più selvaggio e brutale dell’umanità, pur conservando alcuni elementi di speranza.

Con una scrittura narrativa che contiene in sé tratti saggistici e filosofici, Saramago crea un contesto, più o meno realistico: la prima persona a perdere la vista è in auto, a un bivio, ferma a un semaforo rosso. Viene soccorsa dai passanti, ma ad accompagnarla a casa è un ladro, che perde subito dopo la vista. A non vedere saranno anche un medico oculista con alcuni pazienti, tra cui una donna con gli occhiali scuri e un uomo con una benda.

L’unico personaggio che preserverà la vista sarà la moglie del medico, attraverso cui anche il lettore e la lettrice potranno vedere. Ma la donna non farà da io narrante, perché a raccontare i fatti è un Io oggettivo che vive al di fuori della storia.

Le autorità decidono di rinchiudere questi primi ciechi in un ex manicomio che piano piano si affolla. Lo scrittore premio Nobel per la Letteratura ci chiede così di spingerci oltre l’immaginabile, tra descrizioni nauseabonde per la mancanza dell’igiene e scene di violenza crude.

Cosa potrebbe accadere all’umanità se perdesse la sua facoltà di vedere? Che cos’è un occhio? E cos’è lo sguardo? Qual è la differenza tra vedere e osservare?

A distinguerci dalle bestie – sembra dirci Saramago – è una parvenza di coscienza che ci permette di riconoscerci nello sguardo dell’altro, attraverso il quale possiamo anche ritrovare i nostri limiti.

Cecità di Saramago è un romanzo che sconvolge e appassiona allo stesso tempo. Non è una storia distruttiva né totalmente negativa, perché seguendo questo piccolo gruppo di ciechi ci accorgiamo che probabilmente la salvezza è nel potere dello sguardo e nell’unione tra umani che, dopotutto, scelgono di rimanere tali. O forse ci riescono perché guidati da una donna che vede. Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Maria Ianniciello

Giornalista. Divulgatrice culturale. Insegnante Avanzata di Mindfulness AMPT. Dottore Magistrale in Lettere dal 2005 (si è laureata con il massimo dei voti all'Università di Roma Tor Vergata), è giornalista pubblicista da un ventennio. Maria Ianniciello ha collaborato con testate della Campania e ha diretto dal 2010 al 2012, il free press XD Magazine. Nel 2008 ha fondato il portale culturaeculture.it, uno dei primi web-magazine indipendenti della Campania e una delle realtà più longeve In Italia della seconda ondata della blogosfera. Da gennaio 2024 sta proponendo in Campania esperienze culturali con sguardo Mindful nell'ambito del progetto Risveglia la tua essenza: conduce passeggiate, laboratori, percorsi di poesia e Mindfulness e tanto altro. Scrive la newsletter "Risveglia la tua essenza" che partendo dal territorio ha un respiro nazionale.

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