
Marry me – Sposami: recensione del film con Jennifer Lopez, Owen Wilson e Maluma
'Marry me – Sposami' è l’ennesima commedia strappalacrime che emula film come 'Notting Hill' o 'Il presidente - una storia d’amore'? No, non proprio.
La cultura con sguardo mindful. Web magazine fondato nel 2008 da Maria Ianniciello
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'Marry me – Sposami' è l’ennesima commedia strappalacrime che emula film come 'Notting Hill' o 'Il presidente - una storia d’amore'? No, non proprio.

Le emozioni: queste sconosciute che ci condizionano la vita, ci immobilizzano o ci spingono all’azione, ci rendono vulnerabili, inerti, a volte schiavi. Barbara Tamborini e Alberto Pellai hanno scritto un libro in cui le emozioni sono le vere protagoniste.

Stefano Accorsi e Miriam Leone che interpretano Diego e Clara in questa commedia gradevole.

E’ tutta una questione di baffi, di amori e di femme fatale in Assassinio sul Nilo. Rispetto al primo film della serie antologica - che si rifà ai romanzi di Agatha Christie – i baffi, che il detective Hercule Poirot sfoggia sul viso con una certa decisione, hanno una storia ben definita, sono meno arricciati e rappresentano l’elemento decisivo, su cui va prestata molta attenzione sin dal prologo in bianco e nero.

Nel film di Fabrizio Moro e Alessio De Leonardis è il contesto, con le riprese dall’alto, le panoramiche e le carrellate, a condizionare l’operato dei personaggi principali che, nonostante vivano nei sobborghi di periferia, sono sempre dotati di libero arbitrio.

Non so se avete amato o odiato La grande bellezza. Ma, a prescindere dalla vostra opinione a riguardo, scordatevi il manierismo e i virtuosismi di quel film e seguitemi nel ragionamento.

Da madre di un bambino di tre anni e mezzo, so perfettamente cosa significhino quei no pronunciati da un piccolo esserino, che indispettito sembra provi un certo benessere nel contrariare mamma e papà nei luoghi e nei momenti più disparati. I tre anni sono anche l’età delle fissazioni, della ripetizione di certi schemi mentali messi in atto per motivi ben precisi.

Gli occhi di Tammy Faye è un film che entra di soppiatto nelle stanze della Chiesa Evangelica Americana per raccontare una storia dai risvolti universali che parla di avidità, di giochi di potere, di alleanza tra religione evangelica e politica statunitense, di omofobia, di bisogni inespressi e di necessità di essere visti.

C’è un prima e c’è un dopo il libro Intelligenza emotiva dello psicologo, giornalista e scrittore americano Daniel Goleman.