Tre manifesti a Ebbing Missouri: recensione, trama e trailer

Tre manifesti a Ebbing Missouri: recensione, trama e trailer Cos’è che rende Tre manifesti a Ebbing Missouri un film vincente? Tanto da ricevere ben sette nominations agli Oscar 2018, quattro Golden Globe (Miglior film drammatico, miglior attrice in un film drammatico, miglior attore non protagonista e migliore sceneggiatura) e tanti altri riconoscimenti? L’ho guardato bene, cercando di coglierne il messaggio e capire cosa ha spinto l’Academy a scorgere in questa pellicola certamente qualcosa di alternativo, unico, da premiare.

Ora, la trama è piuttosto semplice ma in questa storia c’è tutta l’essenza dell’America. C’è la rabbia di una donna divorziata che combatte e vuole giustizia per la figlia adolescente stuprata e uccisa barbaramente… perché sa di non essere tutelata dalla polizia rappresentata nel film dallo sceriffo, Bill Willoughby (Woody Harrelson), e dall’agente Jason Dixon (Sam Rockwell), un ubriacone che se la prende con gli uomini di colore. Si affida alla pubblicità Mildred Hayes (una straordinaria Frances McDormand che nella pellicola sembra una moderna Artemide, pronta a combattere) perché ritiene che negli Usa solo quest’ultima possa rendere giustizia. E infatti fa affiggere tre grandi manifesti di denuncia sulla strada di campagna dove è stata uccisa la figlia, in una località ignota del Missouri.

Tre manifesti a Ebbong Missouri recensione

La voce grossa farà alzare i riflettori sull’omicidio ma servirà davvero a qualcosa? La farà tornare in vita? O è meglio che, come si legge nel Vangelo, i morti seppelliscano i loro morti? E la rabbia dopotutto non semina altra rabbia conducendo la protagonista in un circolo vizioso? Queste sono le domande che Tre manifesti a Ebbing Missouri si pone. L’occhio attento del regista Martin McDonagh ci conduce in un ambiente rurale dove la giustizia in molti se la fanno da soli (il cinema ha spesso affrontato questo tema).

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Eppure un barlume di speranza c’è. L’Academy probabilmente ha voluto premiare il coraggio di una donna ma anche la presa d’atto che esiste un’America molto violenta e che fare la guerra per il gusto di vincere forse serva a ben poco. E ancora una volta ci vedo un messaggio politico (una come Mildred non direbbe mai «gente di colore», non trovate?). Per concludere posso dire che la pellicola è una black comedy senza risposte che non appassiona mai per davvero, perché si ferma in superficie, ma che merita di essere vista per i suddetti motivi! Di seguito il trailer di Tre manifesti a Ebbing Missouri.

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Ho una laurea in Lettere e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline, curo dal 2008 il portale www.culturaeculture.it, da me fondato. In Cultura & Culture dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per questo lavoro (il giornalismo intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione. Oggi mi dedico come giornalista ai libri e al cinema in Cultura & Culture e sul mio canale YouTube (Marica Movie and Books). Curo la rubrica Bimbi al cinema sul blog Ricomincio da quattro di Adriana Fusè.

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